Yar ul Haq (7), walks through floodwaters. His submerged village forced families like his to wade through deep water in search of safety and relief in Malal Basti Village, Jhang District, Punjab.
(Foto: Unicef)
Quasi la metà dei bambini del mondo – ovvero 1,1 miliardi – è ora esposta ad almeno tre pericoli climatici sovrapposti, che minacciano la loro salute, istruzione e sopravvivenza. Lo rivela un nuovo rapporto dell’Unicef, secondo il quale quasi ogni bambino nel mondo è esposto ad almeno un pericolo climatico, mentre oltre 4 milioni potrebbero trovarsi ad affrontare fino a sei pericoli sovrapposti.
Il ‘Rapporto sui rischi climatici per l’infanzia 2026’ utilizza i dati disponibili più recenti per mappare l’esposizione dei bambini alle otto minacce climatiche più frequenti, tra cui inondazioni costiere, siccità, calore estremo, incendi, ondate di calore, inondazioni fluviali, tempeste di sabbia e polvere e tempeste tropicali. Per la prima volta, il rapporto rivela esattamente dove – e con quale intensità – le minacce climatiche multiple e sovrapposte stanno colpendo i bambini e i servizi sociali essenziali da cui dipendono, e come i governi possono intraprendere azioni concrete per rispondere.
La siccità, il caldo estremo e le ondate di calore sono la combinazione più diffusa di pericoli climatici, con oltre 296 milioni di bambini che vivono in aree esposte a tutte e tre le condizioni, secondo i risultati. La seconda combinazione più comune – siccità, caldo estremo e tempeste tropicali – espone oltre 115 milioni di bambini in tutto il mondo a queste minacce sovrapposte.
I paesi ad alto reddito non sono immuni da shock climatici concomitanti. In Italia, ad esempio, i dati mostrano che oltre 6 milioni di bambini sono esposti a ondate di calore prolungate e alla siccità. Il 92,89% dei bambini è esposto ad almeno 1 pericolo; il 68,32 % ad almeno 2 pericoli; il 9,86% ad almeno 3 pericoli; meno dell’1% a più di 4. Per quanto riguardi i singoli fattori di rischio, quelli con maggiore incidenza sono la siccità, a cui è esposto il 73,24 % dei bambini (di età inferiore ai 18 anni) – rischio elevato – e le ondate di calore che colpiscono l’82,99 % dei bambini; il 66,78% dei più piccoli è esposto a ondate di calore frequenti. Fra i fenomeni a rischio basso si ritrovano gli incendi con l’esposizione del 6,44% dei bambini, seguono poi le inondazioni fluviali cui è esposto il 5,66% dei bambini e, infine, le inondazioni costiere cui è esposto lo 0,59% dei bambini. Tuttavia, per l’Unicef, il nostro Paese dimostra come “gli investimenti nell’adattamento ai cambiamenti climatici possano mitigare alcuni dei rischi che i bambini devono affrontare, sottolineando al contempo la necessità di ulteriori interventi man mano che la crisi climatica si intensifica”.
Nella regione africana del Sahel, una delle più colpite, oltre 4 milioni di bambini affrontano la triplice minaccia di ondate di calore, caldo estremo e tempeste di sabbia e polvere, mentre in paesi dell’Asia, come ad esempio Bangladesh, Myanmar e Pakistan, i bambini sono esposti a più pericoli climatici contemporaneamente e con un’intensità maggiore rispetto a qualsiasi altra parte del mondo.
“Le vite dei bambini – dichiara Catherine Russell, direttrice generale dell’Unicef – continuano a essere sconvolte dall’impatto di ondate di calore, incendi boschivi, siccità e inondazioni. La metà dei bambini del mondo vive oggi con almeno tre minacce climatiche sovrapposte che influenzano la loro vita quotidiana”.
Oltre agli otto pericoli climatici più frequenti, il rapporto analizza l’esposizione dei bambini all’inquinamento atmosferico e alla malaria, due rischi altamente sensibili agli effetti dei cambiamenti climatici. I dati mostrano che l’inquinamento atmosferico colpisce quasi tutti i bambini a livello globale, mentre 1 miliardo di bambini è esposto alla malaria, aggiungendo un ulteriore livello di pericolo per i bambini che già affrontano molteplici pericoli climatici. In Italia il 91,98% dei bambini è esposto all’inquinamento atmosferico (PM. 2.5), che rappresenta un rischio elevato.
Il rapporto presenta inoltre un quadro di riferimento per analizzare i diversi tipi di rischi che i bambini devono affrontare, in base alla loro esposizione agli shock climatici e alla loro vulnerabilità, determinata dall’accesso a servizi sociali essenziali quali l’assistenza sanitaria, l’acqua potabile, l’istruzione e altro ancora. L’approccio può essere applicato in diversi modi, dall’analisi dei rischi legati a pericoli climatici singoli o multipli all’esame dei rischi trasversali ai vari settori, mettendo in luce le minacce che i bambini devono affrontare in contesti diversi.
Ad esempio, se si considerano congiuntamente i molteplici rischi e le vulnerabilità, i bambini dei paesi senza sbocco sul mare e fragili come la Repubblica Centrafricana o il Ciad devono affrontare rischi climatici che si sovrappongono, non avendo allo stesso tempo accesso ai servizi di base, il che rende molto più difficile per loro far fronte alla situazione e riprendersi. Nel rapporto si osserva inoltre che tutti i bambini dei 24 piccoli Stati insulari in via di sviluppo, da Haiti a Vanuatu, sono esposti a tempeste tropicali, che possono mettere in ginocchio intere isole in un colpo solo e sovraccaricare i servizi essenziali.
“Senza sforzi urgenti per ridurre le emissioni di gas serra, i rischi climatici diventeranno più frequenti e gravi, mettendo a dura prova i bilanci e i sistemi governativi e minacciando il benessere dei bambini”, avverte il rapporto. Per proteggere i diritti dei bambini dalle minacce climatiche e adattarsi ai crescenti cambiamenti ambientali, l’Unicef propone ai governi, alle imprese e agli attori coinvolti diverse soluzioni, che vanno dall’eliminazione dei combustibili fossili al miglioramento della resilienza dei servizi sociali, fino al potenziamento dei sistemi di allerta precoce e dei sistemi di protezione sociale in grado di rispondere agli shock.
Infine, l’Unicef li invita a consentire ai bambini e ai giovani di partecipare in modo significativo all’azione per il clima investendo nell’istruzione, nelle conoscenze e nelle competenze in materia di clima e rafforzando la capacità dei decisori e degli esperti di rispettare i diritti dei bambini di essere ascoltati, la libertà di espressione e la partecipazione alle decisioni che incidono sulle loro vite.
“Questa analisi – conclude Russel – può aiutare i governi e i responsabili politici a pianificare meglio e a investire in modo più efficace in servizi resilienti. Quando rafforziamo i sistemi sanitari e scolastici e miglioriamo le infrastrutture tenendo conto dei bambini, li proteggiamo dalle minacce climatiche odierne e contribuiamo a garantire il loro futuro”.
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