The Liberian-flagged oil tanker Ice Energy (L) transfers crude oil from the Russian-flagged oil tanker Lana (R) (former Pegas), off the shore of Karystos, on the Island of Evia, on May 29, 2022. Greece will send Iranian oil from a seized Russian-flagged tanker to the United States at the request of the US judiciary, Greek port police said Wednesday, a decision that angered Tehran. Last month the Greek authorities seized the Pegas, which was said to have been heading to the Marmara terminal in Turkey. The authorities seized the ship in accordance with EU sanctions introduced after Russia invaded Ukraine in February. (Photo by Angelos Tzortzinis / AFP)
Continua la caccia alla dirigenza del regime iraniano. Israele annuncia infatti l’uccisione del ministro dell’intelligence Ismail Khatib in un attacco mirato dell’aviazione nella notte a Teheran. La morte viene confermata dal presidente iraniano Massoud Pezeshkian. Intanto, nella capitale iraniana si svolti oggi i funerali dei due dirigenti della Repubblica islamica eliminati ieri, il segretario del consiglio supremo di sicurezza Larijani e il capo delle forze paramilitari Basij, Soleimani. Uno dei direttori della tv di Hezbollah Al Manar, Mohammad Sherri, è stato invece ucciso in un raid a Beirut. Secondo il ministero della Salute libanese, almeno 12 persone sono rimaste uccise negli attacchi israeliani nel centro di Beirut. La Turchia intanto fa sapere che nuovi missili Patriot verranno schierati nella base militare di Incirlik, nel sud est del Paese, dopo che la scorsa settimana il sistema difensivo Nato aveva intercettato un terzo missile dall’Iran diretto verso lo spazio aereo turco. Teheran e Mosca affermano che un attacco ha colpito ieri una zona vicino alla centrale nucleare iraniana di Bushehr, sul Golfo Persico, senza causare rilascio di materiale atomico né feriti.
Da Teheran, inoltre, i media statali iraniani riportano di attacchi agli impianti di gas naturale associati al giacimento offshore di South Pars: colpiti alcuni serbatoi. In risposta, i Pasdaran minacciano quindi i siti petrolchimici in Arabia, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. L’Iran intende rispondere agli attacchi contro i suoi impianti del gas ad Asaluyeh prendendo di mira “infrastrutture nemiche che in precedenza si ritenevano sicure”, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Fars, che cita fonti militari iraniane. Le fonti hanno affermato che l’attacco agli impianti del gas è stato un “crimine di guerra” che non resterà impunito.
L’annuncio ha fatto schizzare il prezzo del petrolio, tanto che il presidente americano Donald Trump ha sospeso il Jones Act, una legge che limita il trasporto di carburante da parte di navi non statunitensi, nel tentativo di mitigare l’impennata dei prezzi dell’energia legata alla guerra in Medio Oriente. La decisione del presidente Trump di concedere una deroga di 60 giorni al Jones Act è solo un altro passo per mitigare le perturbazioni a breve termine del mercato petrolifero”, ha scritto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt su X. La legge Jones, in vigore da oltre un secolo, impone alle compagnie di navigazione di utilizzare navi costruite e di proprietà americana per i collegamenti tra due porti statunitensi. La sua sospensione ha lo scopo, in particolare, di agevolare le consegne tra i centri di produzione del Golfo del Messico e le raffinerie della costa orientale. “Questa misura consentirà a risorse vitali come petrolio, gas naturale, fertilizzanti e carbone di fluire liberamente nei porti statunitensi per 60 giorni”, ha aggiunto Leavitt. Nel frattempo, il Dipartimento del Tesoro ha annunciato la prosecuzione della revoca delle sanzioni economiche imposte al Venezuela “per riaprire e ripristinare il settore energetico”. Ciò “avvantaggerà sia gli Stati Uniti che il Venezuela, sostenendo al contempo il mercato energetico globale grazie all’aumento dell’offerta di petrolio disponibile”, ha sottolineato il Dipartimento
Resta il nodo dello stretto di Hormuz. Dal suo social Truth, Trump, ha ipotizzato di dare la gestione ai paesi che lo utilizzano. “Questo darebbe una smossa ad alcuni dei nostri ‘Alleati’ non reattivi e velocemente!!!”, ha scritto. “Gli alleati della NATO traggono molti più benefici dalla riapertura dello Stretto di Hormuz rispetto agli Stati Uniti”. Lo ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in un’intervista a Fox news. “Come sapete, grazie al programma energetico di questo presidente, siamo un esportatore netto di petrolio. Abbiamo risorse sufficienti qui in patria per la nostra popolazione, e questo è un bene, grazie al presidente Trump”, ha aggiunto. “L’apertura dello stretto è ovviamente un bene per l’America perché stabilizzerà l’industria petrolifera globale. Farà scendere di nuovo i prezzi, ma porterà grandi benefici all’Europa e ai nostri alleati della NATO. E il presidente vuole che facciano di più”, ha affermato Leavitt.
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