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Iran, Trump tira dritto: “Grande ondata attacchi deve ancora arrivare”. Guerra si allarga al Libano

“La grande onda” deve ancora arrivare. Lo ha promesso Donald Trump difendendo l’attacco all’Iran lanciato sabato mattina con Israele. Per il presidente degli Stati Uniti i raid sono stati “l’ultima possibilità” per fermare la minaccia iraniana rappresentata dal nucleare: “li stiamo massacrando”, ha annunciato in un discorso alla Casa Bianca lasciando intendere di avere le capacità di proseguire anche altre le 4-5 settimane inizialmente previste. L’Iran, ha ribadito, “è una vera minaccia, ma noi abbiamo l’esercito più potente e più forte al mondo, per distacco, e noi facilmente prevarremo”. “Siamo già oltre le nostre aspettative, ma qualunque cosa sarà necessaria la faremo”, ha aggiunto affermando di non escludere l’invio di truppe di terra in Iran “se si rivelasse necessario”.

Il conflitto intanto si è allargato a tutto il Medioriente: nel terzo giorno di attacchi Stati Uniti e Israele hanno colpito migliaia di obiettivi in ​​Iran, proseguendo la loro campagna congiunta dopo l’uccisione della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei. La Mezzaluna Rossa iraniana ha dichiarato che oltre 550 persone sono state uccise negli attacchi. In risposta Teheran ha intensificato gli attacchi contro Israele e obiettivi statunitensi in ​​tutto il Medio Oriente provocando la morte di quattro militari americani: esplosioni sono state udite in tutto il Golfo, colpita l’Arabia Saudita e anche un aeroporto britannico a Cipro. Tre F15 americani sono stati abbattuti per errore dal Kuwait. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha avvertito gli Stati Uniti che “non saranno più al sicuro”. “Il nemico deve sapere che i suoi giorni di gloria sono finiti e che non sarà più al sicuro in nessuna parte del mondo, nemmeno in patria”, ha dichiarato la Forza d’élite Quds, che sovrintende alle operazioni all’estero, in una dichiarazione trasmessa dalla televisione di Stato.

Nel frattempo Regno Unito, Francia e Germania si sono dette “pronte a azioni difensive”, con il presidente francese Emmanuel Macron che ha deciso di aumentare il numero di testate nucleari del Paese. Allo stesso tempo, Israele ha lanciato un attacco contro il Libano in risposta ai missili di Hezbollah. Decine di persone sono state uccise, secondo le autorità libanesi, tra cui Hussein Makled, il capo del quartier generale dell’intelligence di Hezbollah. Per la prima volta, il governo libanese ha vietato operazioni militari a Hezbollah mentre Tel Aviv ha alzato il tiro: la nuova offensiva delle IDF contro il gruppo terroristico libanese “sarà ampia e completa e potrebbe includere un’invasione (di terra)”, hanno fatto sapere dall’esercito israeliano.

Da Teheran, il massimo funzionario iraniano per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, ha promesso “non negozieremo con gli Stati Uniti” dopo che il presidente Donald Trump ha affermato che i funzionari iraniani vogliono parlare con gli Stati Uniti e “stanno parlando”. “Le illusioni di Trump – ha detto- hanno trascinato l’intera regione in una guerra inutile e ora è preoccupato per ulteriori vittime americane. È davvero molto triste che stia sacrificando il denaro e il sangue americani per promuovere le illegittime ambizioni espansionistiche di Netanyahu”. Per Larijani Trump “ha tradito ‘America first’ a favore di ‘Israele first'”.

A preoccupare la comunità internazionale è però il rischio nucleare. L’ambasciatore iraniano Reza Najafi, a margine di una riunione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ha riferito di un attacco americano e israeliano sul sito di Natanz, dove si trova il più grande complesso iraniano per l’arricchimento dell’uranio, diviso in due impianti: uno in superficie e l’altro sotto terra. E forti esplosioni si sono registrate anche nell’area vicino all’impianto nucleare e alla base aerea di Isfahan, nell’Iran centrale, secondo Al Jazeera. Poco prima il capo dell’Aiea Rafael Grossi, tramite un comunicato ai 35 membri del Board of Governors, aveva detto di non poter escludere né possibili “fuoriuscite radioattive” a seguito dei continui raid aerei sul territorio della Repubblica islamica, né l’ipotesi di evacuare aree anche più estese delle maggiori città.  Il direttore dell’Aiea ribadisce l’urgenza di tornare al tavolo del negoziato, saltato per la decisione di Trump e Netanyahu di procedere con l’attacco preventivo. Stamani a Vienna era prevista una riunione di delegazioni tecniche Usa-Iran.

Sul fronte del trasporto aereo  alle 15 ora italiana di oggi, le cancellazioni ad Abu Dhabi sono 123 (più di un decollo su due). L’aeroporto di Dubai invece ha cancellato già 496 voli (l’83% del totale). Un primo segnale positivo arriva dalla società Dubai Airports che annuncia una ripresa limitata delle operazioni, stasera. Un numero ridotto di voli sarà autorizzato a decollare e atterrare sia al Dubai International Airport (dxb) sia al Dubai World Central (dwc). Stesso discorso per Emirates che da questa sera ha ripreso un numero limitato di voli.

Chiara Troiano

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