“Certamente il Medio Oriente è in fibrillazione non da oggi ed è facile prevedere che gli attacchi in corso da entrambe le parti lasceranno segni profondi sui fragili equilibri della regione. Bisogna però anche riconoscere che la morte di Khamenei è una grande sconfitta di quell’estremismo islamico che, dalla rivoluzione di Khomeini del 1979, si è allargato e ha incoraggiato radicalismi sunniti e sciiti in tutto il mondo. È tutto ancora molto incerto, ma non è tutto fosco”. Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a Repubblica. “Bisogna lavorare perché si trovi un nuovo equilibrio in Iran e, di conseguenza, anche nel Medio Oriente. Occorre spingere per un riavvicinamento dell’Iran agli altri Paesi della Regione e affinché diventi una fonte di stabilità e non di conflitto permanente: questo porterebbe a cascata, a un ridisegno degli equilibri in tutto il Medio Oriente e nel mondo islamico in particolare. Serve prudenza ed equilibrio”, aggiunge. Ma non teme un conflitto globale: “Non si intravede il rischio di una guerra globale, ma il rischio di una forte instabilità regionale è concreto. Cina e Russia hanno condannato l’attacco e guardano con evidente preoccupazione agli sviluppi, anche per i loro rilevanti interessi strategici ed economici nell’area. Pechino, in particolare, è prudente, al punto da non aver dato alcun segnale di rinvio o cancellazione della visita di Trump prevista a fine mese. Certo, contraccolpi ce ne possono essere, ma finora non si vedono segnali di un allargamento del conflitto”. E ancora: “Le capacità balistiche iraniane sono certamente state ridotte dai recenti attacchi e da quelli del giugno scorso e non si conoscono con esattezza le sue attuali capacità operative. La risposta iraniana si è finora concentrata contro gli Stati del Golfo e Israele. D’altro canto, però, esiste un problema generale: l’Ue deve dotarsi di una credibile capacità di difesa contro minacce missilistiche, che potrebbero arrivare non solo dall’Iran, ma magari un domani da altri Paesi”.
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