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Metsola sprona Ue: “Siamo leader, non follower. Cambiamo o saremo irrilevanti”

Essere leader e non follower. Dal palco del Meeting di Rimini, Roberta Metsola sprona l’Europa a essere protagonista in un mondo che è in continua evoluzione. Gli Stati Uniti sono “più complicati di un tempo”, osserva, e la guerra in Ucraina ha messo in luce la dipendenza del Vecchio continente dalla Russia. La “terribile situazione” a Gaza ha mostrato a una nuova generazione “quanto abbiamo bisogno di un’Europa più forte che promuove la pace”.

La presidente dell’europarlamento cita Mario Draghi per ricordare che la forza economica e il soft power non bastano più a garantire che l’Europa resti un leader globale. “Lo status quo significa arrendersi, significa lasciare l’Europa ai margini“, ribadisce, invitando ad avere il coraggio di “prendere le decisioni”, per non cadere in una “lenta e dolorosa spirale verso l’irrilevanza“.

Bisogna quindi porsi domande difficili: “Vogliamo essere in grado di difenderci? Vogliamo davvero integrare i nostri mercati e sbloccare il grande potenziale che conosciamo? Vogliamo sostenere le nostre imprese e nostri imprenditori? Vogliamo garantire il nostro modello di libera impresa e di reti di protezioni sociali?”.

Il primo passo per non essere irrilevanti è creare le condizioni per una crescita stabile e sostenibile, “semplificando le regole, rafforzando il mercato unico e sviluppando il commercio”, la ricetta della presidente. Sulla semplificazione, Bruxelles fa progressi, ma ammette: “Sappiamo che approvare 13.000 provvedimenti legislativi nella scorsa legislatura contro i solo 3.000 negli Stati Uniti frenerebbe chiunque dal poter guidare la strada verso il futuro”.

Meno moralismo e più azione è il suggerimento: “In Europa le industrie sostengono milioni di posti di lavoro”, ricorda Metsola, rimarcando che bisogna “sostenerle, non ostacolarle”. In definitiva il principio è semplice: “Dove possiamo semplificare dobbiamo farlo, dove occorre correggerci e adattarci alle nuove realtà dobbiamo farlo. Questa è la direzione che stiamo dando al nostro lavoro”.

Sul lavoro fatto finora in Ucraina, la presidente non ha dubbi: “Kiev non sarebbe libera senza il sostegno europeo“. Ringrazia Meloni e Tajani per il “contributo determinante dell’Italia nel difendere i valori europei” e insiste: “Abbiamo sempre spinto per la pace, una vera pace che nasce dalla capacità dell’Ucraina di restare forte, dobbiamo continuare a spiegare perché il nostro sostegno all’Ucraina è così determinato e questo perché non è solo altruismo, è l’aspirazione dell’Europa a vivere libera, un principio che non dimenticheremo mai“.

Avanti quindi sulle “vere” garanzie di sicurezza: “Vogliamo una pace duratura, che mantenga tutti noi al sicuro, che si fondi sul principio del ‘niente sull’Ucraina senza l’Ucraina‘”. E perché ciò accada, scandisce, “nulla sull’Europa può essere deciso senza l’Europa”.

mariaelena.ribezzo

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