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Terremoto in Turchia e Siria: oltre 35mila vittime. Mamma e figlio estratti vivi

E’ sempre più grave il bilancio delle vittime per il terremoto che ha colpito alcune zone della Turchia e delle Siria. Secondo gli ultimi aggiornamenti si parla di oltre 35mila morti, anche se le Nazioni Unite sono certe che il bilancio peggiorerà ulteriormente: secondo Afad, l’agenzia turca per la gestione dei disastri pubblici, i morti in Turchia sarebbero 31.643 mentre le autorità locali hanno contato 3.581 morti in Siria. 

Intanto, a una settimana dal violento sisma di magnitudo 7.8 i soccorritori hanno estratto alcuni sopravvissuti dalle macerie, tra cui un bambino di 3 anni a Kahramanmaras e una donna di 60 anni a Besni, nella notte tra sabato e domenica. Anche una donna di 40 anni è stata soccorsa dopo 170 ore a Gaziantep. Questi salvataggi sembrano inaspettati, ben oltre il periodo cruciale di 72 ore dopo il disastro.
E nella città meridionale di Kahramanmaras, vicino all’epicentro del terremoto, gli escavatori hanno scavato e scavato tra le rovine delle migliaia di palazzi crollati, mentre i familiari, rannicchiate attorno a un fuoco, attendevano notizie dei loro cari. Un totale di 34.717 persone sono attualmente impegnati nel lavoro di ricerca di sopravvissuti, come ha detto ai media locali il vicepresidente turco Fuat Oktay. Circa 1,2 milioni di persone sono state ospitate in residenze studentesche e 400.000 sono state evacuate dalla zona, ha aggiunto.
Il potente terremoto ha ridotto in polvere anche importanti luoghi di culto. Ad Antakya, è crollata la famosa moschea di Habib-I Nejjar. Stessa sorte per la chiesa ortodossa della città.

La situazione è particolarmente complessa in Siria, dove Bab-al Hawa, nel nord-ovest, rimane l’unico valico operativo dalla Turchia alle aree ribelli, anch’esse devastate dal terremoto. I camion, con a bordo quanto bastava per realizzare rifugi di emergenza utilizzando teli di plastica, ma anche coperte, materassi, corde o anche viti e chiodi, stanno attraversando con difficoltà il confine. Aiuti insufficienti, ha ammesso l’Onu. “Fino ad ora abbiamo deluso il popolo della Siria nordoccidentale“, ha riconosciuto il capo dell’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite Martin Griffiths. “Si sentono giustamente abbandonati” ed è necessario “correggere al più presto questa mancanza”.
Il capo dell‘Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus ha incontrato domenica a Damasco il presidente siriano Bashar al-Assad, assicurando che quest’ultimo si è mostrato pronto a considerare l’apertura di nuovi valichi per il trasporto degli aiuti nelle zone ribelli.
Secondo Ghebreyesus “Assad è aperto a prendere in considerazione punti di accesso transfrontalieri per questa emergenza“. “Le crisi cumulative del conflitto, Covid, colera, declino economico e ora il terremoto hanno provocato un caos insopportabile“, ha osservato durante una conferenza stampa. Bashar al-Assad ha anche ringraziato domenica gli Emirati Arabi Uniti per i loro “enormi aiuti umanitari”, quando ha ricevuto a Damasco il capo della diplomazia emiratina Abdallah bin Zayed Al-Nahyan.
Secondo un funzionario del ministero dei Trasporti siriano, Suleiman Khalil, finora sono atterrati nel Paese 62 aerei carichi di aiuti e se ne attendono altri nelle ore e nei giorni a venire, in particolare dall’Arabia Saudita. Il potente movimento libanese Hezbollah, alleato del governo siriano, dal canto suo ha inviato un convoglio nella Siria occidentale, con “cibo” e “forniture mediche”.

 

Photocredit: Afp

Valentina Innocente

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