FRIEDRICH MERZ CANCELLIERE GERMANIA, LA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIORGIA MELONI
L’Italia gioca una partita cruciale negli equilibri interni all’Unione europea. Da un documento preparato a sei mani prende forma un asse che parte a Roma, raggiunge Berlino e arriva fino a Bruxelles, ma sponda governo belga. Di quello discuteranno Giorgia Meloni, Friedrich Merz e Bart De Wever, nel pre-vertice di domani al castello di Alden Biesen, prima di prendere parte, assieme agli altri capi di Stato e di governo Ue, al vertice informale voluto da Antonio Costa, cui parteciperanno anche Mario Draghi e Enrico Letta, autori dei due Report su cui da almeno un anno l’establishment continentale si interroga.
Con l’intensificarsi del braccio di ferro tra Usa e Cina, però, diventa urgente passare dalle parole ai fatti. Ecco perché Italia, Germania e Belgio provano il ‘sorpasso’ con un testo che ha alcuni capisaldi precisi: “Rafforzare la competitività dell’Europa in tutti i settori, concentrandosi sull’integrazione del mercato unico, sulla semplificazione normativa e sulla riduzione dei prezzi dell’energia, nonché su una politica commerciale ambiziosa”. Per essere più precisi, la proposta è: “Per ogni nuova norma se ne cancellino due”, spiega al question time della Camera il vicepremier, Antonio Tajani. L’obiettivo del documento, messo nero su bianco, è quello di “raggiungere un accordo in occasione del Consiglio europeo di marzo e inserire questa Agenda nelle conclusioni”.
A colpo d’occhio manca un nome in calce al documento, quello di Emmanuel Macron. Non è una scelta casuale. Il ritrovato slancio delle relazioni tra Meloni e Merz sta mettendo un po’ in secondo ordine lo storico asse franco-tedesco, sebbene sia presto per darlo per sepolto. Da Anversa, infatti, il presidente della Repubblica francese rilancia con il debito comune Ue, che è uno dei pallini della politica europea di Meloni, ma non del cancelliere tedesco.
Domani, dunque, ci saranno due linee parallele ma non distanti. Toccherà capire se intrecciabili o se si tratta di due rette. Da un lato Italia, Germania e Belgio che chiedono, tra le altre cose, “un 28esimo regime giuridico entro la fine dell’anno per superare la frammentazione dei sistemi nazionali e sostenere l’espansione delle imprese innovative”, oltre a “un’ulteriore semplificazione normativa, poiché gli oneri amministrativi eccessivi continuano a ostacolare l’espansione delle imprese, l’innovazione e la competitività”, in particolare nel pacchetto sull’automotive “la revisione del Cbam e la futura revisione dell’Ets dovranno concentrarsi sull’eliminazione di tutti gli oneri non necessari per l’industria e sulla piena applicazione del principio di neutralità tecnologica”. Allo stesso tempo “la rapida conclusione di accordi di libero scambio ambiziosi, negoziati più rapidi, accordi esclusivamente Ue e azioni decisive per contrastare le pratiche sleali e salvaguardare la parità di condizioni e i nostri interessi in materia di politica commerciale”. Dall’altro ci sarà la Francia, con un’idea ben precisa per competere contro le politiche di Donald Trump e quelle di Pechino: “Se vogliamo investire a sufficienza in difesa e sicurezza spaziale, tecnologie pulite, intelligenza artificiale e informatica quantistica e trasformare la nostra produttività e competitività, l’unica soluzione è emettere debito comune”.
Osservatori interessati sono gli industriali. Dall’Italia arriva, infatti, il monito di Confindustria: “In qualità di seconda potenza industriale ed esportatrice d’Europa, chiediamo all’Unione europea di sospendere temporaneamente il Sistema di Scambio delle Emissioni (ETS) per il settore manifatturiero, la produzione termoelettrica a gas, il trasporto marittimo, gli edifici e la mobilità”, dice il presidente, Emanuele Orsini. Spiegando che “in un contesto geopolitico profondamente cambiato, l’Ets, nella sua attuale configurazione, ha mostrato tutti i suoi limiti, trasformandosi da strumento di decarbonizzazione a veicolo di speculazione finanziaria”.
"È molto facile da fare: con un cessate il fuoco, ci saranno le elezioni. E'…
Un investimento su persone, competenze e occupazione qualificata. Philip Morris Italia annuncia l’avvio di una…
In vista del ritiro informale dei leader europei sulla competitività di domani, Confindustria chiede la…
“A dicembre l’indice della produzione automotive italiana inverte la tendenza negativa dei tre mesi precedenti…
Nel 2025 in Italia sono state prodotte 238mila vetture, il 19,8% in meno del 2024.…
Il Consiglio Ue ha adottato oggi una serie di decisioni attuative che rendono disponibile l'assistenza…