Difesa, scontro Salvini-Tajani su ReArm. Gentiloni: “Piano nella giusta direzione”

Il piano da 800 miliardi per la Difesa europea presentato da Ursula Von Der Leyen continua a far discutere al suo interno la maggioranza, con Matteo Salvini e Antonio Tajani che sposano ancora posizioni divergenti malgrado il tentativo di abbassare i toni nelle scorse ore compiuto dalla premier Giorgia Meloni.

Alla vigilia del vertice straordinario del Consiglio Ue, giovedì a Bruxelles, si dice contro l’esercito europeo comune il leader della Lega, a favore il numero uno di Forza Italia. Netto Salvini, che ha riunito i suoi ai Gruppi parlamentari della Camera per illustrare le proposte della Lega sugli scenari globali alla luce del complesso quadro geopolitico. Nel mirino del Carroccio il Piano di riarmo europeo, criticato a partire dal nome: ReArm Europe. “Domani von der Leyen lo presenterà – ricorda il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti – credo che nessuno si aspettasse 800 miliardi di investimenti militari. Fino all’altro giorno non si poteva investire un euro in più per la sanità e per le pensioni, ora invece si può fare senza indebitarsi? Una scelta sbagliata a partire dal nome… “.

Sulla definizione data al Piano, in effetti, anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani storce la bocca: “Lo chiamerei Piano per la sicurezza europea”. Sul resto però c’è il favore di Forza Italia, a partire dall’idea di una Difesa comune europea: “Era il sogno di De Gasperi e Berlusconi – ricorda Tajani – il quadro di von der Leyen va bene, poi vedremo l’applicazione pratica”. Secondo il titolare della Farnesina, la Difesa comune europea “non è una scelta alternativa alla Nato” e l’obiettivo rimane “rafforzare l’alleanza transatlantica con un pilastro europeo e uno americano” come “garanzia di pace, stabilità e sicurezza per tutti i Paesi europei e altri, compresa l’Ucraina, candidati a far parte della nostra Unione”.

Di tutt’altra opinione Salvini, per cui avere la Difesa comune europea oggi sarebbe sinonimo di conflitto: “Se ce l’avessimo già, Francia e Germania ci avrebbero già portato in guerra. Non do le chiavi di casa mia a qualcuno che ha nella guerra il suo istinto di sopravvivenza”. Negativo pure il giudizio sull’investimento complessivo del Piano. Salvini gli 800 miliardi li spenderebbe altrove, a maggior ragione se si arrivasse ad un accordo di pace tra Russia e Ucraina, e tra Israele e Medio Oriente. In quel caso, sostiene il segretario della Lega, i soldi “si potrebbero utilizzare in altra maniera”. A Via Bellerio anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non è convinto di ReArm Europe: “Un conto sono gli aiuti emergenziali di questi mesi all’Ucraina, che non sono in discussione; un altro è il programma di Difesa europea, che ha bisogno di programmazione e non si può fare all’improvvisata”.

L’ex commissario europeo, Paolo Gentiloni, invece promuove il piano Von der Leyen: “Il piano di riarmo dell’Europa è un primo passo che va nella giusta direzione. La presidente della Commissione Ue lo ha annunciato qualche ora dopo il taglio degli aiuti militari americani all’Ucraina, mentre le Borse andavano giù per la guerra dei dazi. E’ chiaro che può essere migliorato, però nelle ore difficili che stiamo attraversando penso che sia un segnale che va nella direzione giusta. Poi vedremo”. Secondo Gentiloni, l’Occidente “non è mai stato così malato, non vedere la crisi sarebbe da sonnambuli”. Per questo l’Ue “è giusto che ora punti a difendersi, non si possono delegare gli americani come successo per 80 anni”.

Elena Fois

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