Tajani-Crosetto: “Scenario internazionale degradato. Torna attuale minaccia atomica”

In uno scenario internazionale “estremamente degradato” e “interconnesso”, la politica internazionale italiana guarda alla pace, ma anche agli interessi e alla crescita del Paese. I ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, tornano davanti alle commissioni di Camera e Senato per comunicare sulla partecipazione italiana alle missioni internazionali.

Riferiscono insieme in Parlamento, dato il quadro complesso dello scacchiere geopolitico. Iran, Libano, Ucraina, Africa: lo sguardo è sul mondo. Quello che emerge è che lo scenario è in continua evoluzione, caratterizzato da “instabilità diffuse” e con focolai di tensione “profondamente collegati tra di loro”, spiega Crosetto.

L’inquilino della Farnesina parla di una strategia volta alla stabilità, soprattutto quella nell’area del Mediterraneo e a una politica estera “finalizzata a far sì che l’Italia possa essere protagonista all’interno dell’Unione Europea e del G7”, ma anche “finalizzata a far crescere l’export, che rappresenta quasi il 40% del Pil”. Crosetto ricorda che la pace “non è più un dato acquisito”, ma va “costruita, protetta e consolidata” e che la Difesa lavora sui diversi teatri con “presenza, aiuto, capacità operativa, protezione, sicurezza, addestramento e stabilizzazione in prospettiva sviluppo”.

Situazione complessa in Ucraina. Il vicepremier riferisce degli “sconsiderati bombardamenti russi negli ultimi giorni”, che hanno provocato nuove stragi di civili, colpendo aree residenziali a Kiev e infrastrutture critiche con gravi rischi di escalation “anche al di fuori del territorio ucraino”. Pochi giorni fa un drone ha violato lo spazio aereo della Romania colpendo un edificio residenziale e ferendo due civili, tra cui un minore sul territorio di un Paese membro delle Nato e dell’Unione Europea: “E’ un atto inaccettabile che abbiamo condannato con la massima fermezza”, deplora Tajani, ribadendo che la posizione dell’Italia non è mai cambiata, il sostegno a Kiev “resta una priorità del Governo”, che sostiene gli sforzi negoziali in stretto coordinamento con i partner del G7 e dell’Ue. “La Russia – segnala il ministro – deve però dimostrare di volersi sedere in buona fede al tavolo dei negoziati. Purtroppo i segnali che continuano a venire da Mosca non vanno assolutamente nella direzione del dialogo”.

Con la delibera di missione verranno stanziati altri 40 milioni di euro destinati in particolare alle infrastrutture energetiche, bersaglio sistematico degli attacchi russi, e allo sminamento dei territori liberati. Poche settimane fa il Comitato Congiunto dell’Operazione dello Sviluppo ha voluto stanziare 50 milioni per un progetto a sostegno delle famiglie le cui abitazioni sono state distrutte dai bombardamenti russi.

E’ qui che “torna attuale la minaccia atomica che pensavamo di aver consegnato i libri di storia”, ammette il ministro della Difesa, ricordando che quando il conflitto sarà superato comunque l’Europa dovrà confrontarsi per molti anni con gli effetti economici, sociali e di sicurezza e quelli derivati dalla presenza di un numero elevatissimo di ex combattenti da reintegrare e dalla necessità di sostenere i processi di ricostruzione dell’Ucraina “ma anche della stessa Russia, se vogliamo che si stabilizzi anche il quadro dall’altra parte”.

I tempi non sembrano stretti. Sul piano strettamente militare, segnala Crosetto, il conflitto è “in stallo”. Secondo gli analisti, mantenendo gli attuali ritmi operativi, sarebbero necessari 10 anni affinché la Federazione Russia possa completare la conquista del Donbass e di diversi decenni per conseguire la conquista dell’intero territorio ucraino. “Questo al prezzo di almeno 2 milioni e mezzo di caduti russi, soltanto per il solo Donbass”, denuncia il ministro. Anche Tajani parla di “accordo lontanissimo” e chiama in causa l’Unione europea: “È fondamentale il ruolo che l’Europa può avere”, sottolinea, respingendo l’idea che la premier Giorgia Meloni sia stata esclusa dal vertice di Londra tra Regno Unito, Francia e Germania. “Non è l’Italia che decide i format”, ricorda.

Anche l’area del Medio Oriente è “monitorata minuto per minuto”, soprattutto dopo il fine settimana appena trascorso, quando c’è stata una escalation di attacchi tra Iran e Israele. Ieri Tajani ha riunito all’unità di crisi del Ministero gli ambasciatori nella Regione per un aggiornamento. Una riunione per aggiornare sul quadro di sicurezza nei diversi Paesi dell’area, in particolare sulla situazione degli italiani presenti e sull’attività di assistenza consolare. L’Iran è, per Crosetto, lontano da una scarsità di armamenti: “Teheran è tuttora in grado di condurre attacchi missilistici di ampia portata verso Israele e non solo, evidenziando come le proprie capacità militari e i propri arsenali non siano esauriti”, afferma.

Il Libano è un fronte “sempre più critico”. Le operazioni militari israeliane nel sud del Paese aumentano i rischi di escalation e allontanano la prospettiva della stabilità: “Lavoriamo senza sosta per aiutare la popolazione, siamo mettendo a terra le iniziative finanziate con l’ultimo pacchetto di aiuti di 15 milioni di euro che ha disposto a sostegno dei villaggi cristiani del sud del Libano”, spiega Tajani. Forti le parole del vicepremier su Israele. Il ministro sottolinea che le violenze dei coloni israeliani, soprattutto in Cisgiordania, sono “inaccettabili” e precisa: “Non ho parole per commentare ciò che ha detto il ministro israeliano Ben Gvir, nei confronti dell’Italia ieri dopo aver saputo che era indagato dalla procura della Repubblica. Sono parole che rispediamo al mittente, non sono degne di un ministro”.

Tajani: “Non chiediamo operazione militare Golfo”. Crosetto: “Avviciniamo dragamine a Hormuz”

I dragamine italiani che potrebbero partecipare alla missione internazionale per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz saranno avvicinati, in questo contesto i tempi di reazione sono tutto. “Laddove scoppiasse la pace, servirebbe quasi un mese di navigazione a tutte le nazioni alleate indicate per raggiungere il Golfo Persico. Ecco perché ci stiamo organizzando anche noi per avvicinarsi in quell’area pur rimanendo a distanza di sicurezza”, spiega il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in audizione con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.

Tajani mette subito in chiaro che i ministri non sono in Parlamento per chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo: “L’intento è invece di condividere, nel quadro di un confronto aperto e trasparente, l’impegno del Governo per la pace e in questo quadro il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale per il ripristino della libertà di navigazione allo stretto di Hormuz”.

Un impegno che potrà concretizzarsi, sottolineano entrambi, solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità. “E’ il metodo che abbiamo seguito fin dall’inizio della crisi, mantenere un raccordo costante tra Governo e Parlamento e cercare, su tutte le scelte strategiche di politica estera e di difesa, la più ampia convergenza tra le forze politiche”, precisa il vicepremier.

Crosetto non la definisce “missione”, ma “grande alleanza internazionale” che, ribadisce, partirebbe “non con un temporaneo cessate il fuoco, ma con una tregua vera, credibile, stabile, meglio ancora se una pace definitiva. Con una legittima cornice giuridica internazionale, l’accordo di tutte le parti interessate”. Una missione di qualunque tipo deve prevedere l’accordo di tutti i paesi in quella zona, ricorda il ministro della Difesa, perché “se l’Iran non fosse d’accordo non sarebbe una missione che potrebbe partire pacificamente, perché rischierebbe di essere bombardata e siccome non andiamo lì con l’assetto in guerra per fare la guerra non potremmo rischiare”.

Il problema, al momento, è che la tregua appare lontana: “Oggi e questa settimana penso sia meno facile di quanto pensavo una settimana fa”, ammette Crosetto, assicurando però prontezza d’intervento, “perché speriamo che alla fine prevalga il buon senso e ci sia la possibilità di mandare non navi armate”. I cacciamine, in effetti, non sono navi armate, hanno bisogno di una scorta logistica ma poi “hanno bisogno di una protezione”, sottolinea il ministro. E anche ipotizzando che tutti gli attori statali siano d’accordo su questa che è una missione di pace, “basta un attore non statale, un gruppo di attori non statali, per mettere in difficoltà qualunque persona”.

Hormuz, fertilizzanti e sicurezza alimentare: Italia-Fao-Med9 lanciano Coalizione di Roma

Oltre quaranta, tra Paesi e Organizzazioni, coordinati dai ministri degli Esteri italiano e croato, Antonio Tajani e Gordan Grlic-Radman (presidente di turno del Med9) e dal Direttore Generale della Fao, Qu Dongyu, si riuniscono per cercare un coordinamento politico sulla sicurezza alimentare e l’accesso dei fertilizzanti dallo Stretto di Hormuz e lanciano la ‘Coalizione di Roma’. Tra loro, ci sono anche il Consiglio di Cooperazione del Golfo e la Lega Araba.

Il mondo vuole sincronizzare le risposte operative, promuovendo “misure di mitigazione”, spiega la Farnesina, per garantire la continuità delle forniture alimentari e dei fertilizzanti. Si guarda in particolare agli impatti sui Paesi più vulnerabili e alle ricadute sulla stabilità economica e sociale globale, visto che l’escalation in Medio Oriente ha portato a un deterioramento della situazione umanitaria, con 24,6 milioni di persone sfollate.

La Fao individua alcune strategie, come il sostegno ai Paesi che dipendono dalle importazioni alimentari: per questo, alla riunione si collega anche il sottosegretario generale dell’Onu e direttore esecutivo di Unops (Ufficio per i Servizi di Progetto), Jorge Moreira da Silva, a guida della task force dedicata alle implicazioni delle tensioni nello Stretto di Hormuz sulla sicurezza alimentare e sui mercati agricoli internazionali.

Il nostro messaggio oggi è molto chiaro: dobbiamo rafforzare la nostra cooperazione e fare del Mediterraneo un’area di pace, stabilità e crescita“, spiega Tajani aprendo i lavori. L’idea di organizzare questo incontro è nata durante l’ultima riunione ministeriale del Mediterraneo, che si è tenuta a Spalato lo scorso aprile. Per il vicepremier italiano, il formato è “una buona soluzione per rafforzare il dialogo tra i paesi della regione del Mediterraneo allargato e del Medio Oriente“. La proposta del titolare della Farnesina è di renderlo permanente. Le tensioni nel Golfo non sono una questione regionale, ma uno “shock globale”, osserva Tajani, dicendosi “molto preoccupato per le ripercussioni sul commercio e sui prezzi dell’energia, ma anche per l’impatto della crisi sulla sicurezza alimentare e sui fertilizzanti”. Circa il 30% del commercio mondiale di fertilizzanti transita attraverso lo Stretto di Hormuz: il blocco “sta provocando conseguenze enormi”, scandisce il ministro, sottolineando un aumento dei costi di trasporto e assicurazione, con una forte pressione sull’accessibilità economica del cibo a livello globale. Anche i prezzi dei fertilizzanti stanno aumentando e sono essenziali per l’agricoltura, pesando immensamente sulle regioni più fragili, come il Sudan, dove l’agricoltura è “cruciale per la stabilità e questa crisi potrebbe creare nuove tensioni e nuovi flussi migratori”, avverte il vicepremier.

Domani il ministro degli Esteri vedrà il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, che incontrerà anche la premier, Giorgia Meloni, e che oggi ha incontrato Leone XIV. In attesa di un riavvio dei negoziati Usa-Iran, che porti anche a una soluzione nello Stretto di Hormuz, le priorità per Tajani sono chiare: “Diversificazione delle catene di approvvigionamento, investimenti nelle infrastrutture, una logistica più affidabile e prevedibile. E il presupposto fondamentale è la pace, ovviamente. Stiamo lavorando alacremente per promuovere il dialogo ovunque”.

La riunione è stata un primo momento di confronto politico ad alto livello per discutere di possibili linee d’azione comuni, promuovere partenariati rafforzati e sostenere un approccio multilaterale alle sfide emergenti. Un’iniziativa nel solco del formato MED9++ per valorizzare il ruolo del Mediterraneo allargato come spazio strategico di dialogo, cooperazione e convergenza tra Europa, mondo arabo e Balcani occidentali.

Tajani frena Lega: No uscite unilaterali patto stabilità. Pnrr e Mes contro caro-energia

Il vicepremier in quota Forza Italia, Antonio Tajani, frena l’idea della Lega di uscire unilateralmente dal patto di stabilità europeo per far fronte all’emergenza legata al caro energia. “Sono assolutamente contrario”, afferma a margine del Forum Italia-America Latina a Prato, pur aprendo a interventi “a tempo” per tener fuori dal patto di stabilità le spese legate alle conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz. In ogni caso, per il ministro degli Esteri in questo momento “serve più Europa” e, soprattutto, “più coraggio”.

Gli aiuti di Stato proposti dalla Commissione Europea non sarebbero equi, visto lo spazio fiscale limitato di un’Italia in procedura d’infrazione dopo aver sforato la soglia di deficit del 3% del Pil. “E’ una proposta che rischia di far aumentare la concorrenza sleale, rischia di far aumentare i dislivelli, quindi non mi pare una soluzione ottimale”, spiega il titolare della Farnesina. Tajani propone un altro Pnrr, sul modello di quello creato per il Covid, per permettere a tutta l’Europa di poter “superare questo momento complicato”. E torna sulla necessità di utilizzare i 400 miliardi del Mes: “Non vedo perché devono rimanere lì congelati – osserva – invece di aumentare il debito pubblico si potrebbero utilizzare quei soldi per il debito pubblico”.

Di sicuro, si dovrà intervenire. Perché, come mette in allerta il ministro delle Imprese Adolfo Urso, un protrarsi del blocco di Hormuz potrebbe avere “conseguenze gravi” sia sul Pil che sull’inflazione. Con zero crescita e inflazione alta, lo ha messo in chiaro anche Confindustria, l’Europa va incontro alla stagflazione. “Per questo abbiamo chiesto alla Commissione la sospensione del Patto di stabilità, per consentire agli Stati di reagire in tempi e modi adeguati, innanzitutto sul fronte energetico. Non servono pannicelli caldi, ma interventi radicali”, sottolinea Urso dalle colonne del Messaggero. L’inquilino di Palazzo Piacentini si dice consapevole che occorra agire in modo “sistemico e strutturale”, per rendere più competitiva l’Europa anche sul piano dell’autonomia strategica. Ma, esorta, “Dobbiamo agire insieme in direzione della crescita, con più risorse e meno ostacoli”. In sede nazionale per incentivare consumi e investimenti e in sede europea liberando le imprese dai “dazi interni” che pesano.

L’Europa, più che sugli interventi d’emergenza, insiste sulla necessità di ridurre la “forte dipendenza” dai combustibili fossili importati. Dall’inizio della crisi in Medio Oriente, l’Europa ha speso 27 miliardi di euro in più per le importazioni di gas e petrolio senza ricevere una sola molecola di energia aggiuntiva. “Dobbiamo ridurre questa dipendenza e, al contrario, espandere la nostra produzione energetica, più economica, qui in Europa”, scandisce Ursula von del Leyen, a Berlino per la giornata di conclave dell’Unione (Cdu-Csu). Questo, ricorda la presidente della Commissione, significa che ogni kilowattora di energia prodotto in Europa “contribuisce alla stabilità economica, all’accesso a un’energia a prezzi accessibili e, quindi, all’indipendenza dell’Unione”. La ricetta di Bruxelles è insistere su rinnovabili e nucleare, come stanno facendo la Finlandia e la Svezia, fonti che vengono prodotte nel Continente e hanno un impatto climatico molto inferiore: “I nuovi piccoli reattori modulari, in particolare, aprono nuove prospettive”.

Colpito convoglio italiano in Libano. Meloni: “Inaccettabile”. Tajani convoca ambasciatore Israele

Giorgia Meloni si prepara a parlare davanti al Parlamento. La tregua dà respiro, ma il contesto resta fragile ed estremamente complesso. La crisi si ripercuote sui mercati e sull’energia anche in Italia. Non solo: se la pausa dal conflitto vale per l’Iran, non si fermano gli attacchi israeliani in Libano, dove viene colpito un convoglio italiano. Non ci sono feriti, ma la situazione diplomatica con Tel Aviv (e di conseguenza con Washington) si complica. In serata, fonti della Farnesina fanno sapere che l’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, è stato convocato su richiesta del ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

“È del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell’Onu sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, che sono in palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite”, chiarisce la premier, intimando in attesa degli esiti della convocazione dell’ambasciatore: “Israele dovrà chiarire quanto accaduto”. La presidente del Consiglio esprime la sua “ferma condanna” per quanto accaduto, sottolineando che il cessate il fuoco concordato tra Iran, Stati Uniti ed Israele è “un’opportunità da cogliere per porre fine anche alla guerra in Libano”. Meloni addita però anche Hezbollah, per aver “trascinato” il Paese in questo conflitto in maniera “irresponsabile”, chiedendo anche che i continui attacchi israeliani in Libano, “che hanno già provocato troppi morti e un’inaccettabile numero di sfollati” cessino “immediatamente”. “L’Italia ribadisce ancora una volta con fermezza la necessità di garantire la sicurezza dei soldati italiani e dell’intero contingente UNIFIL”, insiste.

Anche Tajani, nell’aula della Camera, avverte: “I soldati italiani non si toccano. Le forze armate israeliane non hanno alcuna autorità per toccare i nostri militari”. Purtroppo, ammette, “la tregua in Libano non esiste, siamo profondamente preoccupati per le ripercussioni di tutta la crisi in tutto il contesto regionale”.

A pochi minuti di distanza, Guido Crosetto esprime la sua “più ferma e indignata protesta” per quanto accaduto nel settore di responsabilità di Unifil nel Sud del Paese. Il convoglio logistico del contingente italiano, in movimento da Shama verso Beirut, è stato attaccato con colpi di avvertimento esplosi dalle Idf a circa due chilometri dalla base di partenza. La colonna ha interrotto il movimento e ha fatto rientro in base. Ci sono stati danni lievi ai veicoli e non si registrano feriti, ribadisce il ministro della Difesa, ma chiede: “Fino a quando?”. “È inaccettabile che militari italiani impegnati sotto bandiera delle Nazioni Unite, con compiti esclusivamente di garanzia della pace e della stabilità – insiste Crosetto -, vengano esposti a situazioni di rischio da parte dell’esercito israeliano”. Il titolare della Difesa ricorda che il personale di UNIFIL opera in Libano in attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite, per contribuire alla sicurezza e alla de-escalation: “La messa in pericolo di convogli chiaramente identificati con la bandiera dell’ONU non può essere tollerata – tuona -. Si tratta di un comportamento grave che rischia di compromettere la sicurezza dei peacekeeper e la credibilità stessa della missione”. All’Onu Crosetto domanda di intervenire presso le Autorità Israeliane “con la massima urgenza” per chiarire l’accaduto, adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza del contingente italiano e di tutto il personale, e ribadire “con fermezza” il rispetto del mandato e della protezione dovuta ai caschi blu. “L’Italia continuerà a sostenere la missione di pace, ma pretende il pieno rispetto del ruolo di UNIFIL e la tutela dei propri militari. Episodi come questo sono intollerabili e non devono ripetersi”, mette in chiaro il ministro.

Intanto, la premier sigla una dichiarazione congiunta con il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro britannico Keir Starmer, il primo ministro canadese Mark Carney, la prima ministra danese Mette Frederiksen, il primo ministro dei Paesi Bassi Rob Jetten, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa: “Accogliamo con favore il cessate il fuoco di due settimane concordato oggi tra gli Stati Uniti e l’Iran. Ringraziamo il Pakistan e tutti i partner coinvolti per aver facilitato questo importante accordo. L’obiettivo deve ora essere quello di negoziare una fine rapida e duratura della guerra nei prossimi giorni. Ciò può essere raggiunto solo con mezzi diplomatici”, si legge nel documento. I leader incoraggiano “rapidi progressi” verso una soluzione negoziata “sostanziale”. Condizione cruciale per proteggere la popolazione civile dell’Iran e garantire la sicurezza nella regione, ma anche, sottolineano, per “scongiurare una grave crisi energetica globale”. I dieci chiedono a tutte le parti di attuare il cessate il fuoco, anche in Libano: “I nostri governi – garantiscono – contribuiranno a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.

Colpita base militare italiana a Erbil. Crosetto: “Stanno tutti bene, nessun ferito”

(Photocredit: Ministero della Difesa)

La base militare italiana a Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stata colpita da un missile o un drone. “Non ci sono vittime né feriti tra il personale italiano. Stanno tutti bene”, assicura il ministro della Difesa, Guido Crosetto. “Sono costantemente aggiornato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e dal Comandante del COVI”, aggiunge.

Alle 8.30 circa ora locale è stato attivato un allarme di minaccia aerea. “E tutti quanti, seguendo procedure già rodate tra tutto il personale – dice a SkyTg24  Stefano Pizzotti, comandante dell’Italian National Contingent Command Land (IT NCC LAND), nell’ambito dell’operazione ‘Prima Parthica’ – ci siamo recati in sicurezza nel bunker assegnato. Poco prima dell’una sempre ora ora locale c’è stata una una minaccia aerea che ha colpito la base italiana e ha provocato alcuni danni a infrastrutture e materiali della della base”. Lo ha detto a SkyTg24 . E’ ancora in fase di accertamento, fa sapere, “la tipologia della minaccia, se un drone o un missile”. Il personale “sta bene – assicura – era protetto all’interno del bunker quando è avvenuta l’esplosione e stanno tutti quanti bene. Al momento è finito l’allarme della minaccia aerea, ma ci sono sul posto gli gli artificieri della coalizione che stanno verificando e stanno mettendo in sicurezza l’area prima di di poterci accedere”. 

“Ferma condanna per l’attacco che ha subito la base italiana di Erbil. Ho appena parlato con l’Ambasciatore d’Italia in Iraq. Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker. A loro esprimo solidarietà e gratitudine per il quotidiano servizio alla Patria”, scrive su X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Intervenendo nella notte a Realpolitik su Rete4, il titolare della Farnesina spiega che quella a Erbil “è una situazione pericolosa. Sappiamo bene che quella parte di Kurdistan è sotto attacco e infatti abbiamo deciso di muovere il personale italiano civile che si trovava nella nostra ambasciata a Baghdad e Erbil. Il consolato è stato messo in sicurezza, è stato allontanato in una parte più lontana della città proprio perché la situazione era pericolosa e infatti così è stato”.

“Non sappiamo”, dice ancora Tajani, se l’attacco “era diretto direttamente contro gli italiani o se era diretto genericamente contro questo insediamento militare“.  La base, spiega il ministro, “sta all’interno di un comprensorio in cui ci sono più basi militari, tra cui americane”.  “Intanto – puntualizza – dobbiamo valutare bene quello che è accaduto, poi dopo decideremo i passi da compiere, ma certamente è un attacco inaccettabile. Però ripeto, prima di dire chi è il responsabile, o chi sono i responsabili, dobbiamo fare un accertamento molto chiaro perché bisogna lavorare sempre per la de-escalation”. 

Iran, Meloni convoca ministri e intelligence. Tajani e Crosetto in Parlamento

Il governo continua a monitorare gli impatti della crisi in Iran e nel Golfo. La premier Giorgia Meloni presiede un nuovo vertice a Palazzo Chigi con i ministri e l’intelligence. Per l’esecutivo, al tavolo siedono i vice Antonio Tajani (Esteri) e in collegamento Matteo Salvini (Infrastrutture e Trasporti), con Guido Crosetto (Difesa), Giancarlo Giorgetti (Economia) e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

Dopo aver riferito due giorni fa in Senato davanti alle commissioni Esteri e Difesa, Tajani e Crosetto torneranno a riferire dell’evoluzione del quadro internazionale alle Camere.

L’attenzione è soprattutto rivolta agli italiani bloccati nelle aree coinvolte negli scontri. Questa mattina sono partiti altri due voli della Oman Air da Mascate in direzione di Roma con a bordo 249 cittadini, assistito dalla Farnesina. Si aggiungono i circa 2500 italiani rientrati nelle ultime ore da Abu Dhabi, Riad e Mascate, utilizzando voli commerciali facilitati dalla Farnesina e voli prenotati privatamente. Nei prossimi giorni altri voli, facilitati dal ministero degli Esteri con l’aiuto delle sedi diplomatico-consolari nella regione, partiranno da Abu Dhabi, Dubai, Mascate, Riad, Malè e Colombo verso l’Italia.

Intanto, a fronte delle turbolenze sui mercati internazionali dell’energia e dei carburanti, il Garante per la sorveglianza dei prezzi presso il Mimit, su indicazione di Adolfo Urso, ha convocato per venerdì 6 marzo due riunioni della Commissione di allerta rapida. La prima si terrà alle 9.30 e sarà dedicata all’andamento dei mercati energetici, con particolare riferimento ai prodotti petroliferi e ai carburanti. La seconda, alle 11.30, sarà focalizzata sulle possibili ricadute sull’inflazione, con specifico riguardo al carrello della spesa e al settore agroalimentare. Già da lunedì, su indicazione di Urso, era stato potenziato il monitoraggio del Garante dei prezzi lungo tutta la filiera dei carburanti, in particolare sui listini consigliati dalle compagnie, ai margini di distribuzione e ai prezzi alla pompa: i primi esiti sono stati trasmessi, ieri, alla Guardia di Finanza. Il Garante chiede alle principali compagnie petrolifere chiarimenti sulle variazioni dei prezzi, sul rapido adeguamento al rialzo dei listini di benzina e gasolio. Elementi che saranno approfonditi nel corso delle due riunioni della Commissione di allerta rapida in programma.

Quanto agli approvvigionamenti di energia, Gilberto Pichetto Fratin, dopo aver fatto un punto con Eni e Snam a Palazzo Chigi, rassicura: “Siamo il Paese che ha lo stoccaggio più alto d’Europa, abbiamo diversificato, quindi possiamo dire che non c’è una situazione di estrema gravità sui quantitativi di risorse”. L’Italia è in migliori condizioni di altri Paesi, “siamo a oltre il 50%, il più alto livello in Ue”, fa eco Urso rispondendo al Question Time della Camera. In piena emergenza, il ministro dell’Ambiente rivendica la scelta di non aver smantellato le centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia: “In questo momento, le tengo in riserva a freddo”, riferisce, precisando che non saranno riattivate, se non necessario, “a tutela dell’interesse del Paese”.

Iran, costo energia preoccupa governo. Meloni convoca a Chigi vertici di Eni e Snam

Il costo dell’energia con la crisi in Medio Oriente è una delle priorità sul tavolo del governo, che valuta dei provvedimenti d’urgenza per le imprese. A Palazzo Chigi, Giorgia Meloni convoca i vertici di Eni e Snam.

Nel dettaglio, la premier presiede due riunioni. La prima (con il vicepresidente e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari) sugli ultimi sviluppi, con attenzione alle misure per garantire la sicurezza dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolte. Nel secondo incontro, agli esponenti dell’esecutivo si aggiungono gli amministratori delegati di Eni, Claudio Descalzi, e di Snam, Agostino Scornajenchi, per affrontare il tema della sicurezza energetica, con un’analisi dell’impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati dell’energia e sull’economia, delle possibili azioni di mitigazione che il Governo potrebbe adottare nel breve e medio periodo.

Il governo sta valutando l’impatto che può avere il nuovo conflitto che dall’Iran viene propagato anche nei paesi vicini“, conferma in conferenza stampa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Ovviamente siamo preoccupati delle conseguenze che si possono avere sul costo dell’energia, a prescindere dall’approvvigionamento”, spiega rassicurando sulle forniture, perché, ricorda, “abbiamo i depositi di stoccaggio e comunque altri canali di approvvigionamento”. Il problema è il costo, che avverte: “Potrebbe crescere anche ulteriormente”. Molto dipenderà dal proseguo degli avvenimenti, “se e quando il conflitto sarà concluso“.

A livello europeo, per l’inquilino di Palazzo Piacentini, il conflitto in Iran deve spingere l’Unione a lavorare sull’affrancamento da Paesi terzi: “L’Europa deve ridurre la propria dipendenza dall’estero, nella prospettiva di medio e lungo termine per raggiungere un’autonomia strategica, sia nella produzione di energia – osserva Urso -, sia nell’approvvigionamento di materie prime critiche, minerali preziosi, terre rare e tutto quello che serve al nostro sistema produttivo, tanto più nella duplice sfida digitale e ambientale”. A breve, annuncia, si terrà un confronto tra il governo e il sistema produttivo del Paese per poi “realizzare le misure che possono meglio supportare il nostro sistema produttivo in questa fase così difficile come quella che si è determinata anche da questo nuovo conflitto”.

“Stiamo valutando se si possano avviare dei provvedimenti, soprattutto per le imprese che si occupano di commercio con l’estero“, rende noto Tajani, dopo aver parlato con Simest, Ice e Sace, per valutare “gli aiuti che si possono dare”. Ci sarà una “decisione complessiva del governo”, conferma, per sostenere le imprese che esportano, perché “il mercato dell’area del Golfo è un in forte crescita per le nostre esportazioni, quindi stiamo lavorando anche su questo”.

La premier sarà in Parlamento il 18 marzo per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo, che saranno l’occasione per riferire anche sugli indirizzi di governo a proposito della crisi internazionale.

Israele lancia attacco di terra in Libano. Trump: “Siamo pieni di munizioni”

Si aggrava la situazione in Medioriente e il numero di vittime è salito a 787. L’esercito israeliano ha lanciato un’offensiva di terra in Libano, colpendo “il quartier generale e i depositi di armi dell’organizzazione terroristica Hezbollah a Beirut”.  “Netanyahu e io – fa sapere il ministro della Difesa israeliano Israel Katz – abbiamo approvato l’avanzata dell’esercito e la conquista di ulteriori aree di controllo in Libano per impedire il fuoco sugli insediamenti al confine con Israele”. Secondo quanto riferiscono i media locali, la Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL) ha chiesto al suo personale non essenziale di evacuare le sue posizioni nel Libano meridionale. “Questa non è una guerra senza fine. È anzi qualcosa che inaugurerà un’era di pace che non abbiamo mai nemmeno sognato”, ha detto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu intervistato da Fox News. “Questa – ha aggiunto – sarà un’azione rapida e decisiva. E creeremo prima le condizioni affinché il popolo iraniano prenda il controllo del proprio destino, per formare un proprio governo democraticamente eletto, che renderà l’Iran completamente diverso”.

TRUMP: SIAMO PIENI DI MUNIZIONI. “Le scorte di munizioni degli Stati Uniti, di livello medio e medio-alto, non sono mai state così elevate o migliori. Come mi è stato detto oggi, abbiamo una scorta praticamente illimitata di queste armi”, scrive su Truth il presidente degli Usa, Donald Trump. “Le guerre – aggiunge – possono essere combattute “per sempre”, e con grande successo, usando solo queste scorte (che sono migliori delle migliori armi di altri paesi!). Al massimo livello, abbiamo una buona scorta, ma non siamo dove vorremmo essere. Molte altre armi di alto livello sono immagazzinate per noi nei paesi periferici”. Ieri, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, il repubblicano aveva annunciato che “la grande onda” deve ancora arrivare, ma intanto “li stiamo massacrando”, lasciando intendere di avere le capacità di proseguire anche altre le 4-5 settimane inizialmente previste.

COLPITA AMBASCIATA USA A RIAD.  L’ambasciata statunitense a Riad, in Arabia Saudita, ha annunciato che annullerà tutti gli appuntamenti consolari di martedì “a causa di un attacco alla struttura”, che è stata colpita da presunti droni iraniani nelle prime ore della mattinata. Il ministero della Difesa saudita aveva precedentemente confermato l’attacco, affermando che aveva causato “incendi limitati e lievi danni materiali”. Una fonte vicina alla vicenda ha dichiarato alla CNN che inizialmente non ci sono state segnalazioni di feriti.

EVACUATI RESIDENTI VICINI A BASE RAF A CIPRO. Quasi tutti i residenti sono stati evacuati questa notte dal villaggio di Akrotiri, a Cipro, nei pressi della base della RAF britannica, presa di mira dai droni da combattimento. “Tutti se ne sono andati, tranne una ventina di persone che si sono rifiutate di andarsene”, ha dichiarato al Guardian il vicesindaco della zona, Giorgos Konstantinos. “Si è trattato di un’evacuazione di massa, date le circostanze e la paura”. Nella serata di ieri le forze di polizia sono state rafforzate attorno alla base militare, dopo che sono stati intercettati alcuni droni.

DANNI A SITO NUCLEARE DI NATANZ. Sulla base delle ultime immagini satellitari disponibili, l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea) conferma danni agli edifici di ingresso dell’impianto sotterraneo di arricchimento del combustibile di Natanz (FEP) in Iran. “Non sono previste conseguenze radiologiche e non sono stati rilevati ulteriori impatti presso l’impianto stesso, gravemente danneggiato durante il conflitto di giugno”, scrive l’agenzia su X.

IN ARRIVO STUDENTI ITALIANI BLOCCATI A DUBAI. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che sono in partenza da Abu Dhabi i circa 200 studenti che partecipavano a un corso a Dubai: verranno trasferiti in aereo a Linate. Sul volo viaggiano anche alcuni cittadini italiani in particolari condizioni di salute. Altri bus sono disponibili per il trasferimento dagli Emirati verso l’Oman, e altri voli charter messi a disposizione dalla compagnia Oman Air vengono organizzati in queste ore per i passeggeri diretti in Italia. A Mascate, intanto, dalle 4,30 del mattino è già operativo il primo gruppo di funzionari di rinforzo alle sedi diplomatiche. Tajani, in accordo con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha chiesto alla Farnesina di creare un’unità di supporto di diplomatici, carabinieri, finanzieri. “Stiamo lavorando senza sosta per assistere i nostri connazionali rimasti bloccati in Medio Oriente. Per rispondere all’emergenza in corso, stiamo facilitando, insieme alle Ambasciate italiane nella regione e in collaborazione con le Autorità locali, alcuni voli di rientro dei connazionali dalla regione del Medio Oriente”, spiega Tajani.

Meloni: “Iran non può avere missili a lungo raggio”. Tajani-Crosetto: “Si aprono scenari mai considerati”

Il diritto internazionale vacilla e l’Italia non può restare a guardare. Per Giorgia Meloni, “non possiamo permetterci che l’attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio con testate atomiche”. I droni di Teheran hanno raggiunto anche Cipro. D’altra parte, sottolinea la premier intervistata dal Tg5, “sarebbe stupido ritenere che quello che accade anche lontano dai nostri confini non ci coinvolga“. E’ la ragione per la quale l’Italia, ricorda, “si era molto spesa perché si arrivasse a un accordo serio sul nucleare iraniano”. La presidente del Consiglio si dice preoccupata da una crisi del diritto internazionale che è “inevitabilmente figlia della guerra in Ucraina, quando un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deliberatamente attaccato un suo vicino era inevitabile che avrebbe portato a una stagione di caos”.

La crisi in Iran apre scenari “finora mai considerati” e “incide direttamente sulla nostra sicurezza nazionale”, fanno eco in Parlamento i ministri degli Esteri e della Difesa, chiamati a riferire a meno di 48 ore dall’attacco di Stati Uniti e Israele su Teheran, seguito dalle rappresaglie iraniane su tutto il Golfo.

Quanto alle accuse sull'”irrilevanza” dell’Italia, che non era a conoscenza dell’attacco, i ministri si smarcano. “Stati Uniti e Israele hanno deciso in autonomia e nella riservatezza quando intervenire. Germania e Francia hanno detto di non essere stati avvisati, noi siamo stati informati a iniziativa in corso“, chiarisce Antonio Tajani. “Nessun Paese europeo ha ricevuto alcuna informazione se non quando gli aerei erano in volo“, fa eco Guido Crosetto, spiegando che gli Stati Uniti non sono partiti quando avevano programmato, cioè questa settimana (“come sapevano tutti gli alleati”), ma “quando hanno avuto la certezza di colpire l’obiettivo principale“.

“Sono ore difficili, cariche di tensioni” per l’intero scacchiere internazionale, commenta Tajani. La priorità in queste ore, assicura, è quella di tutelare gli italiani. Sono circa 70mila quelli che insistono sulle aree colpite, tra presenze stabili e temporanee. Trentamila sono solo a Dubai e Abu Dhabi. In Israele vivono circa ventimila residenti con passaporto italiano. Negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Kuwait, in Oman e in Bahrein sono presenti “comunità numerose”, riferisce il vicepremier. In Iran si trovano poco meno di cinquecento connazionali, quasi tutti residenti. “Nessuno di loro è stato coinvolto negli attacchi”, tranquillizza Tajani. Per tutelarli, una Task Force Golfo composta da cinquanta persone lavora 24 ore su 24: “Ad oggi abbiamo gestito oltre 7.000 chiamate e diverse migliaia di contatti email”, riferisce.

La crisi non è passeggera. Potrebbe anzi essere lunga, durare “giorni, forse settimane”, secondo il titolare della Farnesina. “Molto dipenderà dalle decisioni che verranno prese da Teheran e dalle dinamiche interne al regime“, spiega assicurando che il Governo italiano continuerà a fare la sua parte “Con lucidità, con determinazione, con senso di responsabilità”. La via suggerita resta quella della diplomazia, “anche quando sembra difficile. Anche quando sembra lontana. Ogni crisi richiede il ricorso al dialogo e al negoziato”, scandisce. Però, Guido Crosetto ammette che l’offensiva israelo-statunitense e la risposta di Teheran aprono scenari “finora mai considerati, con attacchi diretti contro assetti occidentali nel Golfo e un rischio di escalation controllata, ma estensiva”: “Si prospettano scenari finora mai considerati e minacciano sia Israele sia tutti gli assetti occidentali nella regione“, insite.

Nei prossimi giorni, il ministro della Difesa porterà in Parlamento la richiesta di aiuto dei Paesi del Golfo. “Non si tratta di un intervento militare”, chiarisce, rispondendo a chi chiedeva se l’Italia entrerà in guerra, “ma di sistemi di difesa aerea, anti-missilistica, anti-droni”. Questa è una scelta che è “una valutazione politica, economica e personalmente mi vede totalmente a favore”, conferma.

In mattinata, Tajani e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, hanno convocato una riunione per aggiornare associazioni di categoria e imprese italiane, con un focus sulle possibili conseguenze economiche del conflitto. Il vicepremier conferma che l’Italia si mantiene in raccordo con i partner europei e internazionali per “limitare e gestire possibili conseguenze” della chiusura dello Stretto di Hormuz per il commercio internazionale. L’obiettivo è scongiurare blocchi prolungati ed evitare effetti sui prezzi, in particolare di energia e materie prime. “L’Italia e i suoi partner – fa sapere il ministro degli Esteri – sono al lavoro per garantire la libertà dei traffici commerciali in un’area cruciale per il nostro export, e per sostenere ogni iniziativa diplomatica per contribuire alla pace e stabilità del Medio Oriente“.

In casa, l’allerta è massima. Sono oltre 28mila gli obiettivi sensibili vigilati in Italia, secondo il Viminale. Per molti di essi, in particolare quelli riconducibili ai Paesi coinvolti nel conflitto, è stato disposto il “rafforzamento immediato dei dispositivi di vigilanza”, fa sapere il ministero dell’Interno, dopo che il ministro Matteo Piantedosi ha presieduto il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, con i vertici delle forze di polizia e dell’intelligence. Nel corso della riunione, è stata inoltre decisa un’implementazione delle riunioni del comitato strategico antiterrorismo. E’ stato innalzato anche il dispositivo di sicurezza su tutto il territorio, in vista delle manifestazioni e degli eventi più significativi in programma nelle prossime settimane.