Meloni: “Non mi pento dell’investimento politico con Trump, penso a unità Occidente”

Dal vertice Nato di Ankara, Giorgia Meloni non torna sull’ultimo attacco di Donald Trump nei suoi confronti e rivendica la scelta di aver puntato sul rapporto con il presidente americano come parte di una strategia più ampia, fondata sull’unità dell’Occidente: “Non mi pento assolutamente dell’investimento politico che ho fatto“, afferma.

Nella conferenza stampa conclusiva del summit, la presidente del Consiglio respinge l’idea che i recenti attacchi del leader statunitense possano indurla a cambiare linea. “Ho fatto un investimento politico per convinzione sull’unità dell’Occidente, l’ho rivendicata a 360 gradi, non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Donald Trump“, insiste. Una posizione che, sottolinea, ha guidato i rapporti con tutti gli interlocutori internazionali. Anche sull’utilizzo delle basi americane su suolo italiano la linea non cambia: “Abbiamo detto che non avremmo partecipato agli attacchi all’Iran e non parteciperemo agli attacchi“, mette in chiaro. Le “affinità” con Trump su alcuni temi esistono, ammette. Meloni pensa all’immigrazione e alla critica della cultura woke, elementi che facevano ritenere possibile un rapporto più semplice. Tuttavia, aggiunge, “le cose stanno andando come abbiamo visto”, senza che questo però modifichi l’impostazione del governo italiano. “Non cambio idea su quale sia l’interesse italiano, perché le scelte che io faccio non sono scelte dettate da ragioni elettorali”.

Le dichiarazioni arrivano al termine di un vertice che la premier definisce “breve ma intenso“, in una fase in cui “lo scenario di sicurezza globale muta con una rapidità estrema“. Per Meloni, il risultato principale dell’incontro è l’immagine di una Nato “unita, consapevole delle sfide che ha di fronte e determinata a rafforzarsi”, con un’attenzione crescente non solo agli equilibri geopolitici ma anche alla sicurezza quotidiana dei cittadini. Sul piano della difesa, la presidente del Consiglio conferma l’impegno dell’Italia a rispettare gli obiettivi fissati dall’Alleanza. “Oggi siamo al 2,8% del Pil e il prossimo anno faremo ulteriori sforzi per crescere ancora“, spiega, precisando però di non ritenere necessario andare oltre gli impegni già assunti e di volerlo fare “in modo sostenibile“, cioè stabilendo i tempi, i modi, le priorità in base “alle nostre possibilità“. Al tempo stesso, la prima ministra respinge le accuse dell’opposizione secondo cui l’aumento delle spese militari penalizzerebbe sanità e welfare. “L’accusa di un’Italia che chiude gli ospedali per comprare i carri armati è ridicola”, tuona, assicurando che il governo non intende sottrarre risorse ad altri settori considerati strategici.

Meloni rivendica inoltre il contributo italiano alla sicurezza dell’Alleanza, ricordando i quasi 3mila militari impegnati nelle missioni Nato (“Siamo la nazione che offre più uomini”) e definendo l’Italia “un fornitore di sicurezza” credibile, anche grazie all’attenzione dedicata al fianco Sud e al Mediterraneo allargato.

Nel corso della giornata la premier incontra anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ribadendo il sostegno italiano a Kiev e la prosecuzione dell’assistenza alla popolazione civile, con particolare riguardo alle infrastrutture energetiche colpite dagli attacchi russi. Zelensky definisce “importante” il colloquio e ringrazia Roma per un aiuto “sempre coerente con i propri principi”, auspicando un rafforzamento della cooperazione sulla difesa antibalistica. Per quanto riguarda gli aiuti militari, il ministro della Difesa Guido Crosetto sta “facendo una valutazione in questo senso”, annuncia Meloni. Per il momento, si va avanti con il sostegno chiesto da Kiev a Roma sulle infrastrutture energetiche perché le imprese italiane “sono le uniche che producono un tipo di generatore che è necessario all’Ucraina”. Lunedì 13 luglio, al vertice dei Volenterosi a Parigi, l’Italia ci sarà, ma sarà rappresentata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Nessun mistero, assicura la premier ai giornalisti: “Al sesto vertice in tre settimane e mezzo io passo. Potete scrivere tutti gli articoli che volete, non c’è alcun disimpegno sull’Ucraina ma nemmeno posso permettermi un disimpegno sull’Italia”.

Iran: “Italia complice degli attacchi Usa”. Meloni: “Da Rutte ricostruzione semplicistica”

L’Italia accusa il colpo sia da Washington che da Teheran. Se Donald Trump continua a dirsi “deluso” per non aver ricevuto l’ok a un uso senza limitazioni delle basi americane nel Paese, dopo le parole del segretario della Nato l’Iran non si fida più e addita Roma di “complicità negli attacchi”.

Ieri, Mark Rutte ha parlato del supporto ricevuto dai Paesi europei nell’operazione Epic Fury, facendo l’esempio di Roma, che avrebbe fatto decollare dalle basi americane sul suo suolo 500 aerei diretti verso Teheran. “L’Italia e la Romania sono esplicitamente nominate come partecipanti all’aggressione contro l’Iran”, scrive su X il portavoce degli Esteri Esmaeil Baqei, chiedendo spiegazioni sulla “collusione nelle atrocità di massa” commesse “da Stati Uniti e Israele”. Si tratta, sottolinea Baqei, “di una chiara e schiacciante ammissione della complicità attiva della Nato in una guerra di aggressione illegale contro uno Stato membro sovrano delle Nazioni Unite, una flagrante violazione delle norme imperative del diritto internazionale”.

“Non abbiamo partecipato al conflitto in Iran”, chiarisce Giorgia Meloni durante la conferenza stampa del vertice Italia-Francia di Cap d’Antibes. Del resto, evidenzia, “se avessimo partecipato non si spiegherebbe questa delusione che viene reiterata da parte del presidente americano molto spesso”. Gli impegni sono stati rispettati cedendo le basi per attività che “non erano cinetiche, ma che erano di natura logistica e tecnica e quando si sono prospettate delle richieste che esulavano da quel perimetro, noi non abbiamo concesso l’utilizzo”, ribadisce. “Non so dire come sia emersa questa semplicistica ricostruzione, ma in ogni caso – sottolinea la premier – credo che si debba essere prudenti quando si parla di questa materia”.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani telefona all’omologo iraniano Abbas Araghchi per spiegare ancora una volta che l’Italia “non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare e non ha mai autorizzato l’utilizzo delle basi per azioni di guerra contro l’Iran, nel rispetto più rigoroso dei trattati con gli Stati Uniti”. Nel colloquio, il vicepremier chiede anche che si torni a una piena apertura dello Stretto di Hormuz, favorendo il passaggio di tutte le navi cargo italiane ancora bloccate: “La riapertura dell’ambasciata italiana a Teheran è un forte segnale di dialogo anche in vista della ripresa dei rapporti economici e culturali”, spiega Tajani.

Guido Crosetto richiama politici e stampa a un “senso di responsabilità maggiore” di quello usato negli scontri che non riguardino temi di sicurezza. Perché, denuncia, “le parole a ‘caso’ del Segretario Generale della Nato, inopportune e superflue, amplificate da un approccio politico interno sempre pronto a danneggiare l’Italia pur di colpire il Governo pro tempore, stanno generando una tempesta in un bicchiere d’acqua sul piano interno, ma rischiano di produrre conseguenze ben più serie sul piano internazionale”. Il ministro della Difesa ribadisce che l’Italia ha sempre agito nel pieno e rigoroso rispetto dei trattati internazionali e riferisce che i dati tecnici dimostrano che il numero dei voli transitati nelle basi italiane tra il 28 febbraio, data di inizio dei bombardamenti americani in Iran, e il 23 giugno 2026 “è sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti e, in diversi casi, persino inferiore”.

A Manama intanto il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio vede i ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo e parlando con i cronisti ribadisce che Trump è “ovviamente molto turbato perché ritiene che non solo l’Italia, ma anche altri Paesi, in un momento in cui ci trovavamo ad affrontare una minaccia non si siano fatti avanti e non abbiano fatto abbastanza. Non c’erano, l’Italia, purtroppo, è tra questi”.

Crolla pace Trump-Meloni. Il tycoon: “Ha implorato foto con me”. Annullato business forum a Miami

La fragile pace di Evian tra Donald Trump e Giorgia Meloni crolla e le sponde dell’atlantico tornano ad allontanarsi.

Al G7, racconta il presidente degli Stati Uniti all’Aria che Tira su La7, la premier gli avrebbe “implorato di fare una foto insieme”: “l’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena”, riferisce. Questa volta la presidente del Consiglio non attende e replica a Trump con un video diffuso su Instagram e registrato a Bruxelles, durante i lavori del Consiglio europeo, perché “certe cose meritano una reazione immediata”. Le dichiarazioni del tycoon “sono totalmente inventate”, garantisce Meloni dicendosi “francamente allibita”. Quello che la premier non si spiega è il motivo per cui Trump abbia questo tipo di atteggiamento “con i propri alleati” e non con “i nemici dell’Occidente”, con cui invece “si dimostra molto più accondiscendente”. Poi mette in chiaro: “Una cosa se la deve ricordare, io e l’Italia non imploriamo mai”.

L’impatto che questa nuova frattura avrà nelle relazioni tra Stati Uniti e Italia si capirà nei prossimi giorni. Nelle prime ore dello scontro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato di aver annullato il suo viaggio a Miami per il business forum Italia-Usa: “Le gravi e offensive parole di Trump offendono tutta l’Italia”, motiva il vicepremier su X. E, alla luce dell’annullamento della visita, la Farnesina comunica in serata la cancellazione dell’intero Forum, spiegando che il ministero degli Esteri aggiornerà le imprese e le associazioni di categoria su “future iniziative di partenariato economico bilaterale con gli Stati Uniti”.

Meloni lascia Bruxelles senza nuove dichiarazioni, ma incassando la solidarietà degli altri leader europei, alcuni dei quali chiedono un selfie con lei, in segno di vicinanza. Il premier spagnolo Pedro Sánchez, le esprime piena solidarietà in pubblico e in privato per un attacco che “non è né politico né personale, non so nemmeno come qualificarlo”, spiega ai cronisti a margine del Consiglio.

In casa, è immediata la solidarietà del mondo della politica e delle istituzioni. A partire dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che le telefona. La prima ministra riceve le chiamate anche dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, che giudica le parole di Trump un “evidente tentativo di vendicarsi della premier italiana per il suo non essersi piegata ai suoi voleri”.

Il governo leva gli scudi per difendere la capa dell’esecutivo. La solidarietà è trasversale da tutti i partiti, ma l’opposizione deplora una subalternità che oggi la prima ministra sconta. Per il Pd si esprimono gli ex ministri Andrea Orlando e Lorenzo Guerini, l’eurodeputata Alessandra Moretti, la senatrice Tatjana Rojc. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte giudica le parole di Trump inaccettabili, ma rileva allo stesso tempo un atteggiamento “sbagliato” della premier: “Ha rincorso Trump e lo ha assecondato in tutto, si è addirittura detta disponibile a indebitare il Paese per acquistare armi americane e gas, gli ha detto che i dazi sono un buon compromesso, lo ha proposto come Nobel per la pace”, ha ricordato. Meloni è stata “subalterna a Trump, facendo perdere la dignità all’Italia”, attacca Angelo Bonelli di Avs. Il presidente Usa è un “mentitore seriale nonché un bullo da operetta”, scrive sui social il leader di Azione, Carlo Calenda. Le frasi di Trump “sono orripilanti, come sempre”, concorda il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che però aggiunge: “Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata”.

Tajani-Crosetto: “Scenario internazionale degradato. Torna attuale minaccia atomica”

In uno scenario internazionale “estremamente degradato” e “interconnesso”, la politica internazionale italiana guarda alla pace, ma anche agli interessi e alla crescita del Paese. I ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, tornano davanti alle commissioni di Camera e Senato per comunicare sulla partecipazione italiana alle missioni internazionali.

Riferiscono insieme in Parlamento, dato il quadro complesso dello scacchiere geopolitico. Iran, Libano, Ucraina, Africa: lo sguardo è sul mondo. Quello che emerge è che lo scenario è in continua evoluzione, caratterizzato da “instabilità diffuse” e con focolai di tensione “profondamente collegati tra di loro”, spiega Crosetto.

L’inquilino della Farnesina parla di una strategia volta alla stabilità, soprattutto quella nell’area del Mediterraneo e a una politica estera “finalizzata a far sì che l’Italia possa essere protagonista all’interno dell’Unione Europea e del G7”, ma anche “finalizzata a far crescere l’export, che rappresenta quasi il 40% del Pil”. Crosetto ricorda che la pace “non è più un dato acquisito”, ma va “costruita, protetta e consolidata” e che la Difesa lavora sui diversi teatri con “presenza, aiuto, capacità operativa, protezione, sicurezza, addestramento e stabilizzazione in prospettiva sviluppo”.

Situazione complessa in Ucraina. Il vicepremier riferisce degli “sconsiderati bombardamenti russi negli ultimi giorni”, che hanno provocato nuove stragi di civili, colpendo aree residenziali a Kiev e infrastrutture critiche con gravi rischi di escalation “anche al di fuori del territorio ucraino”. Pochi giorni fa un drone ha violato lo spazio aereo della Romania colpendo un edificio residenziale e ferendo due civili, tra cui un minore sul territorio di un Paese membro delle Nato e dell’Unione Europea: “E’ un atto inaccettabile che abbiamo condannato con la massima fermezza”, deplora Tajani, ribadendo che la posizione dell’Italia non è mai cambiata, il sostegno a Kiev “resta una priorità del Governo”, che sostiene gli sforzi negoziali in stretto coordinamento con i partner del G7 e dell’Ue. “La Russia – segnala il ministro – deve però dimostrare di volersi sedere in buona fede al tavolo dei negoziati. Purtroppo i segnali che continuano a venire da Mosca non vanno assolutamente nella direzione del dialogo”.

Con la delibera di missione verranno stanziati altri 40 milioni di euro destinati in particolare alle infrastrutture energetiche, bersaglio sistematico degli attacchi russi, e allo sminamento dei territori liberati. Poche settimane fa il Comitato Congiunto dell’Operazione dello Sviluppo ha voluto stanziare 50 milioni per un progetto a sostegno delle famiglie le cui abitazioni sono state distrutte dai bombardamenti russi.

E’ qui che “torna attuale la minaccia atomica che pensavamo di aver consegnato i libri di storia”, ammette il ministro della Difesa, ricordando che quando il conflitto sarà superato comunque l’Europa dovrà confrontarsi per molti anni con gli effetti economici, sociali e di sicurezza e quelli derivati dalla presenza di un numero elevatissimo di ex combattenti da reintegrare e dalla necessità di sostenere i processi di ricostruzione dell’Ucraina “ma anche della stessa Russia, se vogliamo che si stabilizzi anche il quadro dall’altra parte”.

I tempi non sembrano stretti. Sul piano strettamente militare, segnala Crosetto, il conflitto è “in stallo”. Secondo gli analisti, mantenendo gli attuali ritmi operativi, sarebbero necessari 10 anni affinché la Federazione Russia possa completare la conquista del Donbass e di diversi decenni per conseguire la conquista dell’intero territorio ucraino. “Questo al prezzo di almeno 2 milioni e mezzo di caduti russi, soltanto per il solo Donbass”, denuncia il ministro. Anche Tajani parla di “accordo lontanissimo” e chiama in causa l’Unione europea: “È fondamentale il ruolo che l’Europa può avere”, sottolinea, respingendo l’idea che la premier Giorgia Meloni sia stata esclusa dal vertice di Londra tra Regno Unito, Francia e Germania. “Non è l’Italia che decide i format”, ricorda.

Anche l’area del Medio Oriente è “monitorata minuto per minuto”, soprattutto dopo il fine settimana appena trascorso, quando c’è stata una escalation di attacchi tra Iran e Israele. Ieri Tajani ha riunito all’unità di crisi del Ministero gli ambasciatori nella Regione per un aggiornamento. Una riunione per aggiornare sul quadro di sicurezza nei diversi Paesi dell’area, in particolare sulla situazione degli italiani presenti e sull’attività di assistenza consolare. L’Iran è, per Crosetto, lontano da una scarsità di armamenti: “Teheran è tuttora in grado di condurre attacchi missilistici di ampia portata verso Israele e non solo, evidenziando come le proprie capacità militari e i propri arsenali non siano esauriti”, afferma.

Il Libano è un fronte “sempre più critico”. Le operazioni militari israeliane nel sud del Paese aumentano i rischi di escalation e allontanano la prospettiva della stabilità: “Lavoriamo senza sosta per aiutare la popolazione, siamo mettendo a terra le iniziative finanziate con l’ultimo pacchetto di aiuti di 15 milioni di euro che ha disposto a sostegno dei villaggi cristiani del sud del Libano”, spiega Tajani. Forti le parole del vicepremier su Israele. Il ministro sottolinea che le violenze dei coloni israeliani, soprattutto in Cisgiordania, sono “inaccettabili” e precisa: “Non ho parole per commentare ciò che ha detto il ministro israeliano Ben Gvir, nei confronti dell’Italia ieri dopo aver saputo che era indagato dalla procura della Repubblica. Sono parole che rispediamo al mittente, non sono degne di un ministro”.

Tajani: “Non chiediamo operazione militare Golfo”. Crosetto: “Avviciniamo dragamine a Hormuz”

I dragamine italiani che potrebbero partecipare alla missione internazionale per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz saranno avvicinati, in questo contesto i tempi di reazione sono tutto. “Laddove scoppiasse la pace, servirebbe quasi un mese di navigazione a tutte le nazioni alleate indicate per raggiungere il Golfo Persico. Ecco perché ci stiamo organizzando anche noi per avvicinarsi in quell’area pur rimanendo a distanza di sicurezza”, spiega il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in audizione con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.

Tajani mette subito in chiaro che i ministri non sono in Parlamento per chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo: “L’intento è invece di condividere, nel quadro di un confronto aperto e trasparente, l’impegno del Governo per la pace e in questo quadro il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale per il ripristino della libertà di navigazione allo stretto di Hormuz”.

Un impegno che potrà concretizzarsi, sottolineano entrambi, solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità. “E’ il metodo che abbiamo seguito fin dall’inizio della crisi, mantenere un raccordo costante tra Governo e Parlamento e cercare, su tutte le scelte strategiche di politica estera e di difesa, la più ampia convergenza tra le forze politiche”, precisa il vicepremier.

Crosetto non la definisce “missione”, ma “grande alleanza internazionale” che, ribadisce, partirebbe “non con un temporaneo cessate il fuoco, ma con una tregua vera, credibile, stabile, meglio ancora se una pace definitiva. Con una legittima cornice giuridica internazionale, l’accordo di tutte le parti interessate”. Una missione di qualunque tipo deve prevedere l’accordo di tutti i paesi in quella zona, ricorda il ministro della Difesa, perché “se l’Iran non fosse d’accordo non sarebbe una missione che potrebbe partire pacificamente, perché rischierebbe di essere bombardata e siccome non andiamo lì con l’assetto in guerra per fare la guerra non potremmo rischiare”.

Il problema, al momento, è che la tregua appare lontana: “Oggi e questa settimana penso sia meno facile di quanto pensavo una settimana fa”, ammette Crosetto, assicurando però prontezza d’intervento, “perché speriamo che alla fine prevalga il buon senso e ci sia la possibilità di mandare non navi armate”. I cacciamine, in effetti, non sono navi armate, hanno bisogno di una scorta logistica ma poi “hanno bisogno di una protezione”, sottolinea il ministro. E anche ipotizzando che tutti gli attori statali siano d’accordo su questa che è una missione di pace, “basta un attore non statale, un gruppo di attori non statali, per mettere in difficoltà qualunque persona”.

Hormuz, fertilizzanti e sicurezza alimentare: Italia-Fao-Med9 lanciano Coalizione di Roma

Oltre quaranta, tra Paesi e Organizzazioni, coordinati dai ministri degli Esteri italiano e croato, Antonio Tajani e Gordan Grlic-Radman (presidente di turno del Med9) e dal Direttore Generale della Fao, Qu Dongyu, si riuniscono per cercare un coordinamento politico sulla sicurezza alimentare e l’accesso dei fertilizzanti dallo Stretto di Hormuz e lanciano la ‘Coalizione di Roma’. Tra loro, ci sono anche il Consiglio di Cooperazione del Golfo e la Lega Araba.

Il mondo vuole sincronizzare le risposte operative, promuovendo “misure di mitigazione”, spiega la Farnesina, per garantire la continuità delle forniture alimentari e dei fertilizzanti. Si guarda in particolare agli impatti sui Paesi più vulnerabili e alle ricadute sulla stabilità economica e sociale globale, visto che l’escalation in Medio Oriente ha portato a un deterioramento della situazione umanitaria, con 24,6 milioni di persone sfollate.

La Fao individua alcune strategie, come il sostegno ai Paesi che dipendono dalle importazioni alimentari: per questo, alla riunione si collega anche il sottosegretario generale dell’Onu e direttore esecutivo di Unops (Ufficio per i Servizi di Progetto), Jorge Moreira da Silva, a guida della task force dedicata alle implicazioni delle tensioni nello Stretto di Hormuz sulla sicurezza alimentare e sui mercati agricoli internazionali.

Il nostro messaggio oggi è molto chiaro: dobbiamo rafforzare la nostra cooperazione e fare del Mediterraneo un’area di pace, stabilità e crescita“, spiega Tajani aprendo i lavori. L’idea di organizzare questo incontro è nata durante l’ultima riunione ministeriale del Mediterraneo, che si è tenuta a Spalato lo scorso aprile. Per il vicepremier italiano, il formato è “una buona soluzione per rafforzare il dialogo tra i paesi della regione del Mediterraneo allargato e del Medio Oriente“. La proposta del titolare della Farnesina è di renderlo permanente. Le tensioni nel Golfo non sono una questione regionale, ma uno “shock globale”, osserva Tajani, dicendosi “molto preoccupato per le ripercussioni sul commercio e sui prezzi dell’energia, ma anche per l’impatto della crisi sulla sicurezza alimentare e sui fertilizzanti”. Circa il 30% del commercio mondiale di fertilizzanti transita attraverso lo Stretto di Hormuz: il blocco “sta provocando conseguenze enormi”, scandisce il ministro, sottolineando un aumento dei costi di trasporto e assicurazione, con una forte pressione sull’accessibilità economica del cibo a livello globale. Anche i prezzi dei fertilizzanti stanno aumentando e sono essenziali per l’agricoltura, pesando immensamente sulle regioni più fragili, come il Sudan, dove l’agricoltura è “cruciale per la stabilità e questa crisi potrebbe creare nuove tensioni e nuovi flussi migratori”, avverte il vicepremier.

Domani il ministro degli Esteri vedrà il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, che incontrerà anche la premier, Giorgia Meloni, e che oggi ha incontrato Leone XIV. In attesa di un riavvio dei negoziati Usa-Iran, che porti anche a una soluzione nello Stretto di Hormuz, le priorità per Tajani sono chiare: “Diversificazione delle catene di approvvigionamento, investimenti nelle infrastrutture, una logistica più affidabile e prevedibile. E il presupposto fondamentale è la pace, ovviamente. Stiamo lavorando alacremente per promuovere il dialogo ovunque”.

La riunione è stata un primo momento di confronto politico ad alto livello per discutere di possibili linee d’azione comuni, promuovere partenariati rafforzati e sostenere un approccio multilaterale alle sfide emergenti. Un’iniziativa nel solco del formato MED9++ per valorizzare il ruolo del Mediterraneo allargato come spazio strategico di dialogo, cooperazione e convergenza tra Europa, mondo arabo e Balcani occidentali.

Tajani frena Lega: No uscite unilaterali patto stabilità. Pnrr e Mes contro caro-energia

Il vicepremier in quota Forza Italia, Antonio Tajani, frena l’idea della Lega di uscire unilateralmente dal patto di stabilità europeo per far fronte all’emergenza legata al caro energia. “Sono assolutamente contrario”, afferma a margine del Forum Italia-America Latina a Prato, pur aprendo a interventi “a tempo” per tener fuori dal patto di stabilità le spese legate alle conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz. In ogni caso, per il ministro degli Esteri in questo momento “serve più Europa” e, soprattutto, “più coraggio”.

Gli aiuti di Stato proposti dalla Commissione Europea non sarebbero equi, visto lo spazio fiscale limitato di un’Italia in procedura d’infrazione dopo aver sforato la soglia di deficit del 3% del Pil. “E’ una proposta che rischia di far aumentare la concorrenza sleale, rischia di far aumentare i dislivelli, quindi non mi pare una soluzione ottimale”, spiega il titolare della Farnesina. Tajani propone un altro Pnrr, sul modello di quello creato per il Covid, per permettere a tutta l’Europa di poter “superare questo momento complicato”. E torna sulla necessità di utilizzare i 400 miliardi del Mes: “Non vedo perché devono rimanere lì congelati – osserva – invece di aumentare il debito pubblico si potrebbero utilizzare quei soldi per il debito pubblico”.

Di sicuro, si dovrà intervenire. Perché, come mette in allerta il ministro delle Imprese Adolfo Urso, un protrarsi del blocco di Hormuz potrebbe avere “conseguenze gravi” sia sul Pil che sull’inflazione. Con zero crescita e inflazione alta, lo ha messo in chiaro anche Confindustria, l’Europa va incontro alla stagflazione. “Per questo abbiamo chiesto alla Commissione la sospensione del Patto di stabilità, per consentire agli Stati di reagire in tempi e modi adeguati, innanzitutto sul fronte energetico. Non servono pannicelli caldi, ma interventi radicali”, sottolinea Urso dalle colonne del Messaggero. L’inquilino di Palazzo Piacentini si dice consapevole che occorra agire in modo “sistemico e strutturale”, per rendere più competitiva l’Europa anche sul piano dell’autonomia strategica. Ma, esorta, “Dobbiamo agire insieme in direzione della crescita, con più risorse e meno ostacoli”. In sede nazionale per incentivare consumi e investimenti e in sede europea liberando le imprese dai “dazi interni” che pesano.

L’Europa, più che sugli interventi d’emergenza, insiste sulla necessità di ridurre la “forte dipendenza” dai combustibili fossili importati. Dall’inizio della crisi in Medio Oriente, l’Europa ha speso 27 miliardi di euro in più per le importazioni di gas e petrolio senza ricevere una sola molecola di energia aggiuntiva. “Dobbiamo ridurre questa dipendenza e, al contrario, espandere la nostra produzione energetica, più economica, qui in Europa”, scandisce Ursula von del Leyen, a Berlino per la giornata di conclave dell’Unione (Cdu-Csu). Questo, ricorda la presidente della Commissione, significa che ogni kilowattora di energia prodotto in Europa “contribuisce alla stabilità economica, all’accesso a un’energia a prezzi accessibili e, quindi, all’indipendenza dell’Unione”. La ricetta di Bruxelles è insistere su rinnovabili e nucleare, come stanno facendo la Finlandia e la Svezia, fonti che vengono prodotte nel Continente e hanno un impatto climatico molto inferiore: “I nuovi piccoli reattori modulari, in particolare, aprono nuove prospettive”.

Colpito convoglio italiano in Libano. Meloni: “Inaccettabile”. Tajani convoca ambasciatore Israele

Giorgia Meloni si prepara a parlare davanti al Parlamento. La tregua dà respiro, ma il contesto resta fragile ed estremamente complesso. La crisi si ripercuote sui mercati e sull’energia anche in Italia. Non solo: se la pausa dal conflitto vale per l’Iran, non si fermano gli attacchi israeliani in Libano, dove viene colpito un convoglio italiano. Non ci sono feriti, ma la situazione diplomatica con Tel Aviv (e di conseguenza con Washington) si complica. In serata, fonti della Farnesina fanno sapere che l’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, è stato convocato su richiesta del ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

“È del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell’Onu sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, che sono in palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite”, chiarisce la premier, intimando in attesa degli esiti della convocazione dell’ambasciatore: “Israele dovrà chiarire quanto accaduto”. La presidente del Consiglio esprime la sua “ferma condanna” per quanto accaduto, sottolineando che il cessate il fuoco concordato tra Iran, Stati Uniti ed Israele è “un’opportunità da cogliere per porre fine anche alla guerra in Libano”. Meloni addita però anche Hezbollah, per aver “trascinato” il Paese in questo conflitto in maniera “irresponsabile”, chiedendo anche che i continui attacchi israeliani in Libano, “che hanno già provocato troppi morti e un’inaccettabile numero di sfollati” cessino “immediatamente”. “L’Italia ribadisce ancora una volta con fermezza la necessità di garantire la sicurezza dei soldati italiani e dell’intero contingente UNIFIL”, insiste.

Anche Tajani, nell’aula della Camera, avverte: “I soldati italiani non si toccano. Le forze armate israeliane non hanno alcuna autorità per toccare i nostri militari”. Purtroppo, ammette, “la tregua in Libano non esiste, siamo profondamente preoccupati per le ripercussioni di tutta la crisi in tutto il contesto regionale”.

A pochi minuti di distanza, Guido Crosetto esprime la sua “più ferma e indignata protesta” per quanto accaduto nel settore di responsabilità di Unifil nel Sud del Paese. Il convoglio logistico del contingente italiano, in movimento da Shama verso Beirut, è stato attaccato con colpi di avvertimento esplosi dalle Idf a circa due chilometri dalla base di partenza. La colonna ha interrotto il movimento e ha fatto rientro in base. Ci sono stati danni lievi ai veicoli e non si registrano feriti, ribadisce il ministro della Difesa, ma chiede: “Fino a quando?”. “È inaccettabile che militari italiani impegnati sotto bandiera delle Nazioni Unite, con compiti esclusivamente di garanzia della pace e della stabilità – insiste Crosetto -, vengano esposti a situazioni di rischio da parte dell’esercito israeliano”. Il titolare della Difesa ricorda che il personale di UNIFIL opera in Libano in attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite, per contribuire alla sicurezza e alla de-escalation: “La messa in pericolo di convogli chiaramente identificati con la bandiera dell’ONU non può essere tollerata – tuona -. Si tratta di un comportamento grave che rischia di compromettere la sicurezza dei peacekeeper e la credibilità stessa della missione”. All’Onu Crosetto domanda di intervenire presso le Autorità Israeliane “con la massima urgenza” per chiarire l’accaduto, adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza del contingente italiano e di tutto il personale, e ribadire “con fermezza” il rispetto del mandato e della protezione dovuta ai caschi blu. “L’Italia continuerà a sostenere la missione di pace, ma pretende il pieno rispetto del ruolo di UNIFIL e la tutela dei propri militari. Episodi come questo sono intollerabili e non devono ripetersi”, mette in chiaro il ministro.

Intanto, la premier sigla una dichiarazione congiunta con il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro britannico Keir Starmer, il primo ministro canadese Mark Carney, la prima ministra danese Mette Frederiksen, il primo ministro dei Paesi Bassi Rob Jetten, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa: “Accogliamo con favore il cessate il fuoco di due settimane concordato oggi tra gli Stati Uniti e l’Iran. Ringraziamo il Pakistan e tutti i partner coinvolti per aver facilitato questo importante accordo. L’obiettivo deve ora essere quello di negoziare una fine rapida e duratura della guerra nei prossimi giorni. Ciò può essere raggiunto solo con mezzi diplomatici”, si legge nel documento. I leader incoraggiano “rapidi progressi” verso una soluzione negoziata “sostanziale”. Condizione cruciale per proteggere la popolazione civile dell’Iran e garantire la sicurezza nella regione, ma anche, sottolineano, per “scongiurare una grave crisi energetica globale”. I dieci chiedono a tutte le parti di attuare il cessate il fuoco, anche in Libano: “I nostri governi – garantiscono – contribuiranno a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.

Colpita base militare italiana a Erbil. Crosetto: “Stanno tutti bene, nessun ferito”

(Photocredit: Ministero della Difesa)

La base militare italiana a Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stata colpita da un missile o un drone. “Non ci sono vittime né feriti tra il personale italiano. Stanno tutti bene”, assicura il ministro della Difesa, Guido Crosetto. “Sono costantemente aggiornato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e dal Comandante del COVI”, aggiunge.

Alle 8.30 circa ora locale è stato attivato un allarme di minaccia aerea. “E tutti quanti, seguendo procedure già rodate tra tutto il personale – dice a SkyTg24  Stefano Pizzotti, comandante dell’Italian National Contingent Command Land (IT NCC LAND), nell’ambito dell’operazione ‘Prima Parthica’ – ci siamo recati in sicurezza nel bunker assegnato. Poco prima dell’una sempre ora ora locale c’è stata una una minaccia aerea che ha colpito la base italiana e ha provocato alcuni danni a infrastrutture e materiali della della base”. Lo ha detto a SkyTg24 . E’ ancora in fase di accertamento, fa sapere, “la tipologia della minaccia, se un drone o un missile”. Il personale “sta bene – assicura – era protetto all’interno del bunker quando è avvenuta l’esplosione e stanno tutti quanti bene. Al momento è finito l’allarme della minaccia aerea, ma ci sono sul posto gli gli artificieri della coalizione che stanno verificando e stanno mettendo in sicurezza l’area prima di di poterci accedere”. 

“Ferma condanna per l’attacco che ha subito la base italiana di Erbil. Ho appena parlato con l’Ambasciatore d’Italia in Iraq. Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker. A loro esprimo solidarietà e gratitudine per il quotidiano servizio alla Patria”, scrive su X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Intervenendo nella notte a Realpolitik su Rete4, il titolare della Farnesina spiega che quella a Erbil “è una situazione pericolosa. Sappiamo bene che quella parte di Kurdistan è sotto attacco e infatti abbiamo deciso di muovere il personale italiano civile che si trovava nella nostra ambasciata a Baghdad e Erbil. Il consolato è stato messo in sicurezza, è stato allontanato in una parte più lontana della città proprio perché la situazione era pericolosa e infatti così è stato”.

“Non sappiamo”, dice ancora Tajani, se l’attacco “era diretto direttamente contro gli italiani o se era diretto genericamente contro questo insediamento militare“.  La base, spiega il ministro, “sta all’interno di un comprensorio in cui ci sono più basi militari, tra cui americane”.  “Intanto – puntualizza – dobbiamo valutare bene quello che è accaduto, poi dopo decideremo i passi da compiere, ma certamente è un attacco inaccettabile. Però ripeto, prima di dire chi è il responsabile, o chi sono i responsabili, dobbiamo fare un accertamento molto chiaro perché bisogna lavorare sempre per la de-escalation”. 

Iran, Meloni convoca ministri e intelligence. Tajani e Crosetto in Parlamento

Il governo continua a monitorare gli impatti della crisi in Iran e nel Golfo. La premier Giorgia Meloni presiede un nuovo vertice a Palazzo Chigi con i ministri e l’intelligence. Per l’esecutivo, al tavolo siedono i vice Antonio Tajani (Esteri) e in collegamento Matteo Salvini (Infrastrutture e Trasporti), con Guido Crosetto (Difesa), Giancarlo Giorgetti (Economia) e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

Dopo aver riferito due giorni fa in Senato davanti alle commissioni Esteri e Difesa, Tajani e Crosetto torneranno a riferire dell’evoluzione del quadro internazionale alle Camere.

L’attenzione è soprattutto rivolta agli italiani bloccati nelle aree coinvolte negli scontri. Questa mattina sono partiti altri due voli della Oman Air da Mascate in direzione di Roma con a bordo 249 cittadini, assistito dalla Farnesina. Si aggiungono i circa 2500 italiani rientrati nelle ultime ore da Abu Dhabi, Riad e Mascate, utilizzando voli commerciali facilitati dalla Farnesina e voli prenotati privatamente. Nei prossimi giorni altri voli, facilitati dal ministero degli Esteri con l’aiuto delle sedi diplomatico-consolari nella regione, partiranno da Abu Dhabi, Dubai, Mascate, Riad, Malè e Colombo verso l’Italia.

Intanto, a fronte delle turbolenze sui mercati internazionali dell’energia e dei carburanti, il Garante per la sorveglianza dei prezzi presso il Mimit, su indicazione di Adolfo Urso, ha convocato per venerdì 6 marzo due riunioni della Commissione di allerta rapida. La prima si terrà alle 9.30 e sarà dedicata all’andamento dei mercati energetici, con particolare riferimento ai prodotti petroliferi e ai carburanti. La seconda, alle 11.30, sarà focalizzata sulle possibili ricadute sull’inflazione, con specifico riguardo al carrello della spesa e al settore agroalimentare. Già da lunedì, su indicazione di Urso, era stato potenziato il monitoraggio del Garante dei prezzi lungo tutta la filiera dei carburanti, in particolare sui listini consigliati dalle compagnie, ai margini di distribuzione e ai prezzi alla pompa: i primi esiti sono stati trasmessi, ieri, alla Guardia di Finanza. Il Garante chiede alle principali compagnie petrolifere chiarimenti sulle variazioni dei prezzi, sul rapido adeguamento al rialzo dei listini di benzina e gasolio. Elementi che saranno approfonditi nel corso delle due riunioni della Commissione di allerta rapida in programma.

Quanto agli approvvigionamenti di energia, Gilberto Pichetto Fratin, dopo aver fatto un punto con Eni e Snam a Palazzo Chigi, rassicura: “Siamo il Paese che ha lo stoccaggio più alto d’Europa, abbiamo diversificato, quindi possiamo dire che non c’è una situazione di estrema gravità sui quantitativi di risorse”. L’Italia è in migliori condizioni di altri Paesi, “siamo a oltre il 50%, il più alto livello in Ue”, fa eco Urso rispondendo al Question Time della Camera. In piena emergenza, il ministro dell’Ambiente rivendica la scelta di non aver smantellato le centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia: “In questo momento, le tengo in riserva a freddo”, riferisce, precisando che non saranno riattivate, se non necessario, “a tutela dell’interesse del Paese”.