GIORGIA MELONI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Il petrolio fluttua, le risorse sono poche e i carburanti tornano a salire dopo la fine del taglio alle accise. Il governo, assicura Giorgia Meloni, è “pronto a intervenire di nuovo con le accise mobili”, ma in cassa a settembre ci sono “160 milioni che possono essere spesi con questo obiettivo”, spiega la premier. Ragion per cui “ci interroghiamo se sia più efficace spendere queste risorse ora che ci sono ancora misure di contenimento o tenerle come provvista per quando queste misure dovessero terminare”.
La strada maestra scelta dall’esecutiva è quella di affidarsi al mercato, o meglio, alle iniziative delle compagnie petrolifere. Come conferma sempre Meloni, da Spalato, auspicando che “si possa pienamente ripristinare il price cap nelle prossime ore”. Concetto ribadito anche dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, alla platea di Federtrasporto: ricordando che “nelle settimane più recenti, alcune iniziative sono state assunte fortunatamente anche dalle imprese nel campo dell’energia e delle petrolifere, che il governo valuta con favore e di cui monitorerà gli effetti”. Anche perché l’esecutivo ha messo in campo interventi “dal taglio delle accise al sostegno dell’autotrasporto”, sottolinea il responsabile del Mef, che “hanno cercato di prevenire o almeno attenuare questo ciclo vizioso” ma con “un massiccio quanto doveroso impiego di risorse pubbliche”.
Gli occhi, dunque, sono inevitabilmente puntati su Eni, in attesa di capire se e quali mosse sceglierà di compiere. Nel frattempo, terminato lo sconto di 6,1 centesimi sul gasolio, sulla rete nazionale si pagano 2,040 euro al litro per la benzina e 2,261 euro per il diesel, mentre sulle autostrade la verde self scende lievemente a 2,051 euro al litro e il gasolio sale a 2,287 euro. Sia Codacons che Unione nazionale consumatori calcolano che in 24 ore un pieno di diesel costa mediamente 1 euro in più. Con questi numeri, per Confimprenditori, “non confermare il taglio è una non decisione scellerata, che colpisce trasporti, pesca, agricoltura e cittadini”.
Le riflessioni tra Palazzo Chigi e il Mef sul tema, però, sono costanti. “Resta al vaglio la possibilità di prorogare, con decreto del ministero dell’Economia di concerto col ministero dell’Ambiente, le misure di riduzione delle accise mediante l’utilizzo dell’extragettito Iva stimato per il mese di settembre 2026”, dice il vicepremier, Matteo Salvini, durante il question time alla Camera. Sarebbe una risposta anche al mondo dell’autotrasporto che, aggiunge sempre il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha avuto “un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta” per cui sono arrivate 31mila domande, a fronte di fondi per 434 milioni di euro che Salvini vorrebbe aumentare di altri 50 milioni, a cui aggiungere 590 milioni fino al 2031 per il rinnovo del parco veicoli per trasporto merci: “Noi siamo pronti a pubblicare il decreto e ad attivare la relativa piattaforma, non appena il ministero dell’Economia concluderà l’istruttoria sul provvedimento”.
Sull’operato del governo il giudizio delle opposizioni è totalmente negativo. “Giorgia Meloni ha preso in giro gli italiani. Il suo governo ha fatto propaganda sugli sconti di Eni, mentre oggi a Milano il metano supera i 2 euro al chilo e in un distributore il gasolio è arrivato a 2,899 euro al litro”, denuncia Angelo Bonelli (Avs). “E’ finito lo sconto sulle accise e immediatamente il prezzo del diesel è schizzato da 2,19 a 2,25 euro. Formalmente il tetto delle compagnie c’è, ma la verità è che gli automobilisti pagano più di prima”, attacca il dem Vinicio Peluffo, che bolla il price cap come un “bluff”. Duri anche i Cinquestelle: “Mentre la presidente del Consiglio spera che le compagnie energetiche ‘diano una mano’, che a Bruxelles qualcuno si muova, che i prezzi scendano per grazia ricevuta, i cittadini pagano il conto”.
Domani, intanto, i ministri delle Imprese, Adolfo Urso, e dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, incontreranno al Mimit le società che operano nel settore della raffinazione petrolifere. L’obiettivo è trovare la chiave per consentire alle aziende di aumentare la produzione dei principali prodotti. Al tavolo di Palazzo Piacentini ci saranno Unem, Sonatrach, Iplom, Kpi, Alma Petroli, Ludoil-Isab, Saras, Innovhub, Eni e Socar-Ip. La speranza è che a stretto giro arrivi una soluzione.
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