Groenlandia, Meloni: Non ci sarà intervento militare Usa. A fine mese Piano Italia per Artico

Giorgia Meloni continua a sostenere l’alleato transatlantico anche se, confessa, “non sempre ci vado d’accordo”. Nella conferenza stampa di inizio anno organizzata dall’Ordine dei giornalisti, molte domande ruotano attorno al suo rapporto con Donald Trump.

Sulla Groenlandia, la premier non crede nell’ipotesi di un’azione militare di Washington e derubrica le minacce del tycoon a un atteggiamento “un po’ troppo assertivo” per “sottolineare l’importanza strategica” dell’isola. Una invasione armata, spiega Meloni, “non converrebbe a nessuno, neanche agli Stati Uniti” e d’altra parte, ricorda, l’ipotesi di un intervento è stata esclusa anche da Marco Rubio. L’isola danese è un’area nella quale agiscono molti attori stranieri, chiarisce la presidente del Consiglio, interpretando il messaggio che gli Usa vogliono dare come un blocco a nuove ulteriori ingerenze in un’area “così strategica per la loro sicurezza e per i loro interessi”. Quello che la premier italiana propone all’Europa è di continuare a lavorare per una maggiore presenza della Nato nell’area artica. Una zona fondamentale per tutti, tanto che, anticipa, entro la fine di questo mese il Ministero degli Esteri presenterà una strategia italiana sull’Artico, perché “anche noi capiamo quanto sia strategico e importante oggi occuparsi di questa area del mondo. Nessun dettaglio sul piano, se non che obiettivi sono “preservare l’area artica come zona di pace e di cooperazione”.

Anche se non si dice d’accordo sui metodi usati in Groenlandia, Meloni appoggia Trump sul Venezuela, dove a suo avviso la sinistra italiana “finge di non accorgersi della situazione nella quale versa il popolo”. Vedere degli italiani di estrema sinistra che “spiegano a degli esuli venezuelani che cosa significhi essere venezuelano, lo considero surreale”, denuncia. D’altra parte, “Quale sarebbe l’alternativa?”, si chiede. “Prendere le distanze cosa significa: assaltare i McDonald’s, uscire dalla Nato, chiudere le basi americane? Non sono d’accordo con tutti i miei partner”.

Sull’Ucraina, la leader di Fratelli d’Italia sorvola senza rompere con la Lega a proposito della possibilità che il Dl aiuti non raggiunga i voti in Parlamento (“sarebbe uno sbaglio”, avverte), sottolinea che “Salvini non è filoputiniano”, ma che resta stupita dalla posizione del generale Vannacci (“I soldati sono quelli che capiscono quanto le forze armate siano fondamentali per costruire pace e non per fare la guerra”). Se il Pd ha cambiato idea sull’invio di truppe a Kiev, provoca, “Presenti una mozione”. Sul campo, “non c’è l’opzione dell’intervento di una forza multinazionale con l’ombrello delle Nazioni Unite”, assicura Meloni, spiegando che quello di cui si sta parlando oggi, inserito anche nella definizione degli accordi di pace, è l’istituzione di una forza multinazionale nell’ambito della coalizione dei Volenterosi, senza quindi un ombrello un ombrello Onu. Il principale strumento individuato per costruire un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato, proposto dall’Italia, è la ragione per cui non ritiene necessario l’invio di truppe a Kiev: “Non contesto le nazioni che lo vogliono fare, ma non lo considero necessario da parte nostra”. Al presidente francese Emmanuel Macron la premier si accoda solo su un punto: “Credo che sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia, perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo, credo che alla fine vedrà il contributo positivo che può portare sia limitato”. Propone un inviato speciale per l’Ue che parli con Mosca con una voce sola e non “in ordine sparso”.

Guardando all’Africa, se il 2025 è stato l’anno dell’internazionalizzazione del Piano Mattei, passato a coinvolgere da 9 a 14 Paesi, il 2026 sarà quello dell’espansione. Meloni anticipa di voler presentare i nuovi progetti durante il Summit Italia-Africa in Etiopia, che è anche la sede dell’Unione Africana.

Sul fronte interno, la premier affronta il tema automotive (“una crisi figlia soprattutto di scelte che lavoro per correggere in Europa”) ed ex Ilva (“il dossier industriale più complesso che abbiamo ereditato”). Sull’acciaieria però garantisce: “Nessuna proposta con intento predatorio sarà avallata”. Non ci sarebbero quindi impegni vincolanti da parte del Governo fino a quando noi si potranno dare risposte chiare su “un solido piano industriale, tutela del lavoro e sicurezza della comunità”. Nelle prossime settimane, inoltre, dovrebbe approdare in consiglio dei ministri il Decreto Energia con il quale il governo è al lavoro per abbassare i prezzi ed è in dirittura d’arrivo il Piano Casa per mettere a disposizione 100.000 nuovi alloggi a prezzi calmierati “ragionevolmente nei prossimi dieci anni, al netto delle case popolari”.

mariaelena.ribezzo

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