Monito di Mattarella: “Nessuna pace senza salari equi e giustizia sociale”

Photocredit: Quirinale

 

 

Pace, giustizia sociale, salari equi. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella arriva a Torino e lancia il suo monito: è necessario rimettere il lavoro al centro, perché è non solo “fondamento della Repubblica e della nostra Costituzione” ma anche “strumento di realizzazione personale e leva di giustizia sociale”.

Il capo dello Stato apre la sua visita nel capoluogo piemontese inaugurando l’anno accademico dei master del Centro internazionale di formazione dell’Onu, giunto al suo 60º anno. Mattarella si è poi recato in Prefettura per la consegna della medaglia d’oro al valore civile alla Città di Rivoli e a seguire ha pranzato al Sermig-Arsenale della Pace, dall’amico Ernesto Olivero, prima di raggiungere, nel pomeriggio, la Reggia di Venaria dove ha avuto incontri privati con il mondo accademico e scientifico, partecipando all’inaugurazione del 240° anno accademico dell’Accademia di Agricoltura di Torino, di cui è diventato membro onorario.

Non ci potrebbe essere sede più adatta di Torino per ospitare il campus, una città storicamente legata a una tradizione di lavoro e di progresso“, dice nel suo discorso all’Ilo, rivolto a studenti e istituzioni (presenti il sindaco Stefano Lo Russo, il presidente del Piemonte Alberto Cirio e i rettori dell’Università, Stefano Geuna, e del Politecnico, Stefano Corgnati, il direttore del Centro Christophe Perrin). Un discorso in cui cita una frase di Sant’Agostino usata da papa Leone XIII: “I tempi siamo noi e vi troviamo quello che vi costruiamo direttamente noi”. L’occasione è data dall’intervento di Jumana Risheq, in rappresentanza degli studenti dei master: un intervento del quale, ha osservato Mattarella, “mi ha colpito l’invito alla responsabilità di ciascuno nella costruzione del futuro“. E qui appunto la citazione di Agostino di Ippona: “I tempi siamo noi”.

Il “rischio di nuove diseguaglianze e nuove marginalizzazioni” nel mondo “è quanto mai attuale”, ricorda il capo dello Stato. Occorrono quindi “risposte globali a problemi globali” e da qui deriva “la perdurante necessità di un quadro di riferimento globale e di un’organizzazione che sia a presidio dei diritti dei lavoratori, in un contesto in cui le sfide si moltiplicano”. In questo quadro si inserisce il campus di Torino e in generale le Nazioni Unite, definite da Mattarella “l’unica vera Organizzazione universale nata per preservare, nelle sue varie articolazioni e forme, la pace e la convivenza pacifica fra gli Stati e fra i popoli” e ad esse va la “nostra piena e convinta adesione”.

Nel dettaglio, fin dalla sua nascita, all’indomani della prima Guerra mondiale, l’Organizzazione internazionale del Lavoro “ha legato il suo mandato proprio alla pace ponendola in diretta relazione alla giustizia sociale, e l’intuizione originaria si conferma ancora oggi di straordinaria attualità” perché, ribadisce il presidente, “non può esservi pace duratura senza salari equi, senza protezione sociale, senza rispetto della libertà sindacale. Principi questi che sono anche alla base della nostra convivenza civile”.

C’è un riferimento anche alle migrazioni, “che spesso vedono appunto nel mancato accesso al lavoro degno la loro prima e più autentica spiegazione”. Poi, la formazione:L’aggiornamento continuo e la valorizzazione delle competenze rappresentano oggi strumenti imprescindibili per rendere effettivo e universale il diritto al lavoro”, ribadisce Mattarella rivolgendosi agli studenti e alle nuove generazioni sempre più soggette agli input dello sviluppo tecnologico, a cominciare dalle sfide dell’Intelligenza Artificiale.Sarebbe illusorio ignorare la portata di questi cambiamenti. Essi, se orientati responsabilmente, possono diventare un potente alleato per promuovere forme di lavoro più degne, realmente all’altezza dei valori che l’istituto del lavoro difende”.

Punto nevralgico della sviluppo del Paese sono anche le accademie che, ricorda il presidente della Repubblica da Venaria, “non sono luoghi che guardano al passato ma, mantenendone il prezioso ricordo di insegnamento, guardano al futuro. E per questo, di fronte alle sfide che abbiamo vecchie e nuove, le accademie faranno in maniera preziosa la loro parte contribuendo al futuro del nostro Paese”.

Valentina Innocente

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