Tajani: “Arrivare a esercito comune europeo, su RearmEu non useremo fondi coesione”

Ben venga il piano della Commissione europea per il rilancio dell’industria del settore, ma quando si parla di sicurezza e difesa va tenuto a mente che “siamo ancora nella fase iniziale” di un percorso lungo, e che “‘obiettivo finale è avere un esercito comune” europeo. Per il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, quando si parla di libro bianco della difesa e piano ‘Rearm Eu’ difesa non si può non parlare di integrazione militare, men che meno in questo momento storico.

Certo, riconosce al termine dei lavori del Partito popolare europeo che prevede il vertice dei leader, “ci vorranno decenni” per avere forze armate Ue, ma ciò non toglie che “abbiamo bisogno di più Europa”, soprattutto in un momento in cui la Russia attacca, la Cina si riarma silenziosamente e le relazioni transatlantiche sono ammantate di dubbi. Però Tajani non ha dubbi che bisogna coltivare quanto costruito finora. “Unione europea e Stati Uniti sono le due facce della stessa medaglia, e in un confronto globale dobbiamo lavorare insieme” ribadisce.

Allo stesso tempo occorre darsi da fare come Europa. “Rafforzare la difesa europea vuol dire rafforzare il pilastro della Nato”. In tale ottica, quindi, il segretario nazionale di Forza Italia vede la necessità di andare avanti con il piano RearmEu della Commissione europea, nonostante i rischi potenziali di ulteriore indebitamento. “Non è un rischio troppo grande un progetto europeo per il rafforzamento della difesa”. Certo, il governo farà attenzione, ribadisce Tajani, che conferma una volta di più come la maggioranza “non utilizzerà” i fondi di coesione destinati alle regioni per finanziare il rilancio dell’industria della difesa. Però, bisogna andare avanti.

E’ tutto il Ppe a voler procedere, e non solo per un sostegno a Ursula von der Leyen, che del Ppe è espressione . “Serve uno scudo orientale” di difesa, sottolinea il presidente del Partito popolare europeo , Manfred Weber, in riferimento al rafforzamento del confine condiviso con la Russia. Ma soprattutto occorre investire di più. “Ottocento miliardi sono un buon inizio, ma non sono abbastanza” per le necessità europee, scandisce. Su questo Tajani si mostra d’accordo. Il ministro degli Esteri conferma che il budget concepito nella strategia della Commissione non è sufficiente quando chiarisce che “ottocento miliardi sono un effetto leva”, per mobilitarne di più. Perché gli sforzi di finanziamento sono enormi, tali da giustificare un ragionamento su nuovo debito comune. “Credo che servano eurobond per la difesa”, continua ancora il titolare della Farnesina. Che accende i riflettori sul versante meridionale. A Weber che chiede uno scudo orientale Tajani replica con “l’importanza di guardare a sud”. Come spiega, in Africa ci sono tante minacce. Una di queste è quella terroristica, e poi “sono presenti russi e iraniani”. 

mariaelena.ribezzo

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