US President Donald Trump delivers remarks on reciprocal tariffs as US Secretary of Commerce Howard Lutnick holds a chart during an event in the Rose Garden entitled "Make America Wealthy Again" at the White House in Washington, DC, on April 2, 2025. Trump geared up to unveil sweeping new "Liberation Day" tariffs in a move that threatens to ignite a devastating global trade war. Key US trading partners including the European Union and Britain said they were preparing their responses to Trump's escalation, as nervous markets fell in Europe and America. (Photo by Brendan SMIALOWSKI / AFP)
La Corte Suprema americana ha bocciato i dazi commerciali imposti da Donald Trump. In una sentenza storica, 6 giudici contro 3 hanno ritenuto che il presidente statunitense abbia violato la legge federale, abusando della sua autorità, nell’imporre tariffe in modo unilaterale ai partner commerciali degli Stati Uniti in tutto il mondo. In particolare, secondo la Corte, Trump ha ecceduto con i suoi poteri utilizzando una legge riservata alle emergenze nazionali: la sentenza infatti stabilisce che l’approccio aggressivo del presidenti sui dazi a prodotti che entrano negli Stati Uniti da tutto il mondo non fosse consentito da una legge del 1977 chiamata International Emergency Economic Powers Act (IEEPA).
Immediata la reazione del presidente che ha convocato una conferenza stampa ad hoc alla Casa Bianca. “La sentenza della Core Suprema mi ha deluso molto, mi vergogno per alcuni giudice che non hanno avuto il coraggio di fare la cosa giusta per l’America”, ha dichiarato accusando la Corte di “essere influenzata da interessi esteri e movimenti politici piccoli”. “Questa minoranza è ignorante e rumorosa e molti giudici della Corte hanno avuto paura di fare la cosa giusta. È stato un precedente importante per me che va al di là della sicurezza economica nazionale. Io direi che questo è un precedente molto importante per il Paese”, ha commentato. IL presidente ha però chiarito che “la maggior parte dei dazi resterà”, perché “abbiamo delle alternative”.
Secondo il New York Times, infatti, il presidente starebbe ora valutando di invocare nuovi poteri per imporre dazi: fra le misure allo studio ci sarebbe la possibilità di invocare la Section 301 e la Section 122 del Trade Act del 1974. La Section 301, usata da Trump nel suo primo mandato contro la Cina, consente al presidente di imporre dazi al termine di un’indagine per accertare se un paese ha adottato pratiche commerciali sleali e in violazione degli accordi commerciali firmati in precedenza. La Section 122 permette l’introduzione di dazi globali fino al 15% ma per un periodo di soli 150 giorni in caso di ampi deficit della bilancia dei pagamenti.
In generale, i dazi devono essere approvati dal Congresso Usa che, in base alla Costituzione, ha l’autorità esclusiva di imporre tasse. Ma Trump ha sostenuto di avere il diritto di agire in questo modo verso i partner commerciali ai sensi dello Ieepa. “Il presidente rivendica lo straordinario potere di imporre unilateralmente dazi di importo, durata e portata illimitati”, ha scritto nella sentenza il Presidente della Corte Suprema John Roberts, a cui si sono uniti tre giudici progressisti e due repubblicani, Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett. Ma l’amministrazione Trump “non fa riferimento ad alcuna legge” in cui il Congresso abbia precedentemente affermato che il testo dell’IEEPA potesse applicarsi ai dazi, ha aggiunto. Se il Congresso avesse inteso conferire il potere distinto e straordinario di imporre dazi” con l’Ieepa, “lo avrebbe fatto espressamente, come ha sempre fatto in altri statuti tariffari”, si legge nel testo. I giudici Clarence Thomas, Brett Kavanaugh e Samuel Alito hanno espresso parere contrario. Si tratta di una rara battuta d’arresto per l’amministrazione alla Corte Suprema, che ha una maggioranza conservatrice di 6 a 3, da quando Trump ha iniziato il suo secondo mandato a gennaio.
Nel dettaglio, la decisione non riguarda tutti i dazi voluti da Trump e annunciato nel cosiddetto ‘Liberation Day’, lasciando in vigore quelli su acciaio e alluminio imposti utilizzando leggi diverse. Ma ribalta quelli definiti ‘reciproci’, che vanno dal 34% per la Cina a un livello di base del 10% per il resto del mondo. Come annunciato dalla Casa Bianca, il presidente sarà in Cina dal 31 marzo al 2 aprile, in una visita che sarà resa più ‘complicata’ dalla sentenza di oggi. Trump aveva infatti usato i dazi come leva nei negoziati con il presidente cinese Xi Jinping e stava facendo progressi nel raggiungimento di una tregua commerciale. Ora, senza la pressione su cui aveva fatto affidamento, il potere relativo di Trump nei negoziati potrebbe essere ridotto.
Bocciati anche quelli del 25% che Trump ha imposto su alcuni beni provenienti da Canada, Cina e Messico per quella che l’amministrazione ha definito la loro incapacità di frenare il flusso di fentanyl. Questa sentenza “rafforza la posizione del Canada secondo cui i dazi sono ingiustificati”, ha scritto su X il ministro canadese incaricato del commercio tra Canada e Stati Uniti Dominic LeBlanc, ammettendo che il Canada ha comunque “il miglior accordo commerciale con gli Stati Uniti tra tutti i partner commerciali”, Tuttavia, “resta ancora molto da fare per sostenere le imprese e i lavoratori canadesi che continuano a essere colpiti dai dazi sui settori dell’acciaio, dell’alluminio e dell’automotive”.
Per quanto riguarda l’accordo commerciale siglato con l’Europa, ancora non è chiaro quale potrà essere l’impatto di questa decisione della Corte americana. “Prendiamo atto della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti e la stiamo analizzando attentamente”, ha affermato il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill. “Rimaniamo in stretto contatto con l’Amministrazione statunitense per ottenere chiarezza sulle misure che intende adottare in risposta a questa sentenza”, ha aggiunto. “Le aziende su entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Pertanto, continuiamo a sostenere tariffe doganali basse e a impegnarci per ridurle”, ha precisato. Stallo anche in Parlamento a Strasburgo, dove l’Eurocamera si prepara a rinviare il voto sulla possibile ratifica sull’intesa commerciale Usa-Ue previsto in Commissione Commercio internazionale il 24 febbraio.
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