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Iran, retromarcia di Trump: niente tassa del 20% sullo Stretto, ma accordi commerciali con Paesi Golfo

“L’America sta vincendo di nuovo, vincendo come mai prima d’ora”. Nel pieno di una nuova ondata di attacchi in Iran, il presidente Usa, Donald Trump, torna a usare toni trionfalistici, esaltando “la straordinaria potenza delle Forze Armate degli Stati Uniti” grazie alla quale “il petrolio scorre come mai prima d’ora”. La potenza militare di Teheran, spiega durante l’incontro con il premier iracheno Ali al-Zaidi alla Casa Bianca, “è solo una minuscola frazione di quella che era appena quattro mesi fa”.

Lo Stretto di Hormuz, su cui si gioca buona parte della partita in Medioriente, è aperto alle navi di tutti i Paesi, assicura il repubblicano, tranne a quelle iraniane “a causa della loro leadership bugiarda, violenta e malvagia, che li sta conducendo sulla strada della totale distruzione”, dice, spiegando che gli Usa imporranno “un blocco completo”, ma solo “alle navi in ​​arrivo e in partenza dai porti iraniani, o che trasportano merci di provenienza iraniana”.

Trump, di fatto, fa marcia indietro su una proposta avanzata lunedì, ovvero quella di imporre un pedaggio del 20% alle navi che transitano nello Stretto. “Sulla base di colloqui estremamente produttivi con i leader del Medioriente, ho deciso di sostituire la tassa di rimborso del 20% agli Stati Uniti con accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo stipuleranno con gli Stati Uniti stessi”, annuncia, spiegando essere stato contattato direttamente dai leader della regione dopo aver lanciato la proposta. “E in realtà la cosa mi piace – spiega – perché non credo che nessuno dovrebbe poter imporre una tassa per lo stretto o per qualsiasi altro rapporto di questo tipo in altre parti del mondo. Ma lo stavamo facendo a titolo di rimborso”. In cambio, quindi, gli Stati del Golfo “investiranno una somma enorme di denaro negli Stati Uniti, e questo mi ha fatto molto piacere”.

Per Teheran il nuovo blocco dello Stretto è da attribuire a “guerre, malvagità e aggressioni americane”. Rispettare i diritti del popolo iraniano, dice il portavoce dell’esercito iraniano, il generale di brigata Mohammad Akraminia, è l’unica via per aprire lo Stretto. Circa 180 deputati del parlamento iraniano hanno firmato una dichiarazione in cui chiedono vendetta per i loro “martiri” iraniani e la cessazione di ogni forma di intesa o negoziato con gli Stati Uniti..

Sul fronte dei combattimenti, è stata di nuovo una giornata difficile. Una compagnia di navigazione norvegese ha annunciato che una delle sue petroliere è stata attaccata al largo dell’Oman nelle prime ore di questa mattina. Stolt-Nielsen ha dichiarato che la Stolt Magnesium è stata colpita nel Mar Arabico all’incirca nello stesso momento in cui due petroliere degli Emirati Arabi Uniti sono state colpite da missili da crociera iraniani. Un membro dell’equipaggio è rimasto ucciso e diversi altri feriti. I media iraniani hanno riferito che missili Usa hanno colpito la città di Bushehr, sede dell’unica centrale nucleare operativa dell’Iran.

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Meloni: “Non mi pento dell’investimento politico con Trump, penso a unità Occidente”

Dal vertice Nato di Ankara, Giorgia Meloni non torna sull’ultimo attacco di Donald Trump nei suoi confronti e rivendica la scelta di aver puntato sul rapporto con il presidente americano come parte di una strategia più ampia, fondata sull’unità dell’Occidente: “Non mi pento assolutamente dell’investimento politico che ho fatto“, afferma.

Nella conferenza stampa conclusiva del summit, la presidente del Consiglio respinge l’idea che i recenti attacchi del leader statunitense possano indurla a cambiare linea. “Ho fatto un investimento politico per convinzione sull’unità dell’Occidente, l’ho rivendicata a 360 gradi, non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Donald Trump“, insiste. Una posizione che, sottolinea, ha guidato i rapporti con tutti gli interlocutori internazionali. Anche sull’utilizzo delle basi americane su suolo italiano la linea non cambia: “Abbiamo detto che non avremmo partecipato agli attacchi all’Iran e non parteciperemo agli attacchi“, mette in chiaro. Le “affinità” con Trump su alcuni temi esistono, ammette. Meloni pensa all’immigrazione e alla critica della cultura woke, elementi che facevano ritenere possibile un rapporto più semplice. Tuttavia, aggiunge, “le cose stanno andando come abbiamo visto”, senza che questo però modifichi l’impostazione del governo italiano. “Non cambio idea su quale sia l’interesse italiano, perché le scelte che io faccio non sono scelte dettate da ragioni elettorali”.

Le dichiarazioni arrivano al termine di un vertice che la premier definisce “breve ma intenso“, in una fase in cui “lo scenario di sicurezza globale muta con una rapidità estrema“. Per Meloni, il risultato principale dell’incontro è l’immagine di una Nato “unita, consapevole delle sfide che ha di fronte e determinata a rafforzarsi”, con un’attenzione crescente non solo agli equilibri geopolitici ma anche alla sicurezza quotidiana dei cittadini. Sul piano della difesa, la presidente del Consiglio conferma l’impegno dell’Italia a rispettare gli obiettivi fissati dall’Alleanza. “Oggi siamo al 2,8% del Pil e il prossimo anno faremo ulteriori sforzi per crescere ancora“, spiega, precisando però di non ritenere necessario andare oltre gli impegni già assunti e di volerlo fare “in modo sostenibile“, cioè stabilendo i tempi, i modi, le priorità in base “alle nostre possibilità“. Al tempo stesso, la prima ministra respinge le accuse dell’opposizione secondo cui l’aumento delle spese militari penalizzerebbe sanità e welfare. “L’accusa di un’Italia che chiude gli ospedali per comprare i carri armati è ridicola”, tuona, assicurando che il governo non intende sottrarre risorse ad altri settori considerati strategici.

Meloni rivendica inoltre il contributo italiano alla sicurezza dell’Alleanza, ricordando i quasi 3mila militari impegnati nelle missioni Nato (“Siamo la nazione che offre più uomini”) e definendo l’Italia “un fornitore di sicurezza” credibile, anche grazie all’attenzione dedicata al fianco Sud e al Mediterraneo allargato.

Nel corso della giornata la premier incontra anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ribadendo il sostegno italiano a Kiev e la prosecuzione dell’assistenza alla popolazione civile, con particolare riguardo alle infrastrutture energetiche colpite dagli attacchi russi. Zelensky definisce “importante” il colloquio e ringrazia Roma per un aiuto “sempre coerente con i propri principi”, auspicando un rafforzamento della cooperazione sulla difesa antibalistica. Per quanto riguarda gli aiuti militari, il ministro della Difesa Guido Crosetto sta “facendo una valutazione in questo senso”, annuncia Meloni. Per il momento, si va avanti con il sostegno chiesto da Kiev a Roma sulle infrastrutture energetiche perché le imprese italiane “sono le uniche che producono un tipo di generatore che è necessario all’Ucraina”. Lunedì 13 luglio, al vertice dei Volenterosi a Parigi, l’Italia ci sarà, ma sarà rappresentata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Nessun mistero, assicura la premier ai giornalisti: “Al sesto vertice in tre settimane e mezzo io passo. Potete scrivere tutti gli articoli che volete, non c’è alcun disimpegno sull’Ucraina ma nemmeno posso permettermi un disimpegno sull’Italia”.

Trump minaccia l’Ue: “Tariffe al 100% a chi introduce la Digital Tax”

Torna la minaccia della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Unione europea. Il presidente americano Donald Trump lancia un duro avvertimento ai Paesi dell’Unione, intenzionati a introdurre la Digital Tax a carico delle grandi aziende tecnologiche statunitensi, minacciando l’imposizione immediata di tariffe del 100% su tutte le merci esportate negli Usa.

In un messaggio pubblicato su Truth, il tycoon afferma che “qualsiasi Paese che imponga tale imposta sarà immediatamente soggetto a un dazio del 100% su tutte le merci spedite negli Stati Uniti”, precisando che la misura prevarrà su ogni accordo commerciale già siglato o in corso di attuazione. Una presa di posizione che rischia di compromettere la tregua commerciale costruita negli ultimi mesi nei rapporti transatlantici.

L’intervento della Casa Bianca arriva all’indomani della decisione preliminare della Commissione europea di designare Amazon Web Services (Aws) e Microsoft Azure come “gatekeeper” nell’ambito del Digital Markets Act. La qualifica comporta nuovi obblighi in materia di interoperabilità, portabilità dei dati e concorrenza, con un significativo aumento degli oneri regolatori per i due colossi americani. Le principali associazioni del commercio statunitensi hanno definito la scelta europea un provvedimento discriminatorio nei confronti delle imprese Usa, sottolineando il paradosso di una stretta regolatoria proprio mentre Bruxelles e Washington stavano consolidando un’intesa per la riduzione delle barriere commerciali.

Ieri il Consiglio dell’Unione europea ha approvato in via definitiva i regolamenti che danno attuazione agli impegni assunti con la dichiarazione congiunta Ue-Usa del 21 agosto 2025. Le nuove norme eliminano i dazi europei residui sui beni industriali statunitensi, introducono contingenti tariffari agevolati per alcuni prodotti agricoli e ittici americani e prorogano la sospensione dei dazi sulle importazioni di astici. L’intesa prevede inoltre meccanismi di salvaguardia che consentono alla Commissione europea di sospendere rapidamente le preferenze tariffarie nel caso in cui Washington non rispetti gli impegni assunti o introduca misure discriminatorie. Il regolamento principale resterà in vigore fino alla fine del 2029, quando Bruxelles ne valuterà l’impatto economico complessivo.

La minaccia di Trump arriva su un asse economico che resta il più rilevante al mondo. L’Unione europea e gli Stati Uniti rappresentano infatti la più importante relazione bilaterale commerciale e di investimento globale: insieme concentrano circa il 30% degli scambi mondiali di beni e servizi e il 43% del Pil mondiale. Negli ultimi dieci anni il valore degli scambi transatlantici di beni e servizi è raddoppiato, superando nel 2025 i 1.700 miliardi di euro. A sostenere questa integrazione contribuiscono anche gli investimenti reciproci: nel 2024 le imprese europee e americane detenevano nei rispettivi mercati oltre 4.800 miliardi di euro di investimenti.

Da Bruxelles, intanto, la Commissione ribadisce la volontà di mantenere fede agli accordi. “Un accordo è un accordo”, ha dichiarato un portavoce, sottolineando che l’Unione sta rispettando gli impegni assunti sia sul fronte dell’azzeramento dei dazi sui beni industriali statunitensi sia su quello energetico. Dopo l’intesa del 2025, infatti, gli Stati Uniti sono diventati il principale fornitore di gas naturale liquefatto dell’Ue grazie al forte incremento delle importazioni.

La minaccia del presidente americano rischia ora di riaprire un conflitto commerciale proprio mentre le due sponde dell’Atlantico puntavano ad ampliare la cooperazione e a individuare nuovi settori nei quali ridurre ulteriormente le tariffe.

Meloni: “Non intendo alimentare confronto con Trump. Politica estera non è Temptation Island”

Giorgia Meloni chiede pubblicamente una tregua a Donald Trump. Non ha intenzione, giura, di alimentare “il confronto”. La premier si dice “sinceramente colpita” dal comportamento del presidente americano, ma non intende rompere l’asse Roma-Washington.

Per questo i suoi non mancheranno alle celebrazioni per il 4 luglio a Villa Taverna. La prima ministra difende la scelta fatta a caldo dal vice Antonio Tajani di annullare la missione a Miami per il business forum Italia-Usa, ma il governo non mancherà di rispetto, spiega intervistata a ‘Il giorno della Verità’, all’ambasciatore Tilman Joseph Fertitta “che è una personalità che lavora molto per mantenere saldi i rapporti tra Italia e Stati Uniti”: “Non cambio idea su quanto sia importante mantenere solido il rapporto tra Stati Uniti ed Europa”, ribadisce.

Nessun contraccolpo economico, secondo la presidente del Consiglio, seguirà agli screzi con Trump: “Mi pare che la nostra attività e i nostri rapporti vadano ben nelle ultime settimane e anche negli ultimi mesi tanto a livello istituzionale quanto a livello economico”, rileva, ricordando che l’export italiano è cresciuto nonostante i dazi americani, “a dimostrazione che i nostri prodotti sono molto ben recepiti dai consumatori americani”.

Insomma, l’intenzione è quella di riportare i termini della politica estera alla “profondità” in cui devono stare: “Delle volte noi veramente parliamo di politica estera come se fosse Temptation Island”, ironizza Meloni, commentando i tantissimi meme che hanno invaso i social negli ultimi giorni e che raffigurano i due leader seduti al falò di confronto della trasmissione televisiva. “La politica estera è una cosa più complessa di questo”, scandisce.

Sul negoziato tra Usa e Iran si dice “abbastanza ottimista”, nonostante sia “complesso”: “Penso che il nostro non debba essere un ottimismo statico, dobbiamo dare mano sul piano diplomatico e dando la disponibilità per una missione”.

La linea di Roma su Teheran non cambia: “Non possiamo consentire che il regime si doti di testate nucleari nel momento in cui ha dimostrato di avere missili a lungo raggio. Noi non ce lo possiamo permettere, i termini dell’accordo su questo devono essere chiari. Nessun paese della regione – ha aggiunto – può e deve sentirsi minacciato, vale per Israele ma anche per i Paesi del Golfo”.

Ma la questione che sta più a cuore a Meloni è quella della libertà di navigazione: “Abbiamo visto come la chiusura di Hormuz abbia impattato sull’economia. Dobbiamo garantire pieno ripristino navigazione, non solo per lo snodo che Hormuz rappresenta ma anche per il precedente che un controllo sullo Stretto di Hormuz comporta”. Se consentissimo il pagamento di un pedaggio agli iraniani, avverte, “ci troveremmo in un mondo in cui ogni passaggio può essere considerato come un’arma. È la ragione per cui abbiamo dato la disponibilità, in uno scenario di pace, a una missione per garantire libertà di navigazione: servirebbe l’autorizzazione del Parlamento ma credo che l’Italia dovrebbe fare la sua parte”.

In casa, la prima ministra si impegna ad arrivare all’approvazione definitiva della legge delega sul nucleare civile prima della pausa estiva. Il Governo, intanto, sta già lavorando ai decreti attuativi: “Non voglio perdere neanche un giorno”, afferma Meloni, rimarcando che al termine della legislatura manca poco più di un anno: “Vorrei arrivare alla fine avendo offerto all’Italia concretamente una cosa che io considero estremamente importante. Perché il nucleare ci consente di essere indipendenti in un tempo nel quale abbiamo capito quanto sia pericoloso dipendere dagli altri, quanto sia pericoloso e perché consente alle nostre aziende di competere ad armi pari”.

Crolla pace Trump-Meloni. Il tycoon: “Ha implorato foto con me”. Annullato business forum a Miami

La fragile pace di Evian tra Donald Trump e Giorgia Meloni crolla e le sponde dell’atlantico tornano ad allontanarsi.

Al G7, racconta il presidente degli Stati Uniti all’Aria che Tira su La7, la premier gli avrebbe “implorato di fare una foto insieme”: “l’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena”, riferisce. Questa volta la presidente del Consiglio non attende e replica a Trump con un video diffuso su Instagram e registrato a Bruxelles, durante i lavori del Consiglio europeo, perché “certe cose meritano una reazione immediata”. Le dichiarazioni del tycoon “sono totalmente inventate”, garantisce Meloni dicendosi “francamente allibita”. Quello che la premier non si spiega è il motivo per cui Trump abbia questo tipo di atteggiamento “con i propri alleati” e non con “i nemici dell’Occidente”, con cui invece “si dimostra molto più accondiscendente”. Poi mette in chiaro: “Una cosa se la deve ricordare, io e l’Italia non imploriamo mai”.

L’impatto che questa nuova frattura avrà nelle relazioni tra Stati Uniti e Italia si capirà nei prossimi giorni. Nelle prime ore dello scontro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato di aver annullato il suo viaggio a Miami per il business forum Italia-Usa: “Le gravi e offensive parole di Trump offendono tutta l’Italia”, motiva il vicepremier su X. E, alla luce dell’annullamento della visita, la Farnesina comunica in serata la cancellazione dell’intero Forum, spiegando che il ministero degli Esteri aggiornerà le imprese e le associazioni di categoria su “future iniziative di partenariato economico bilaterale con gli Stati Uniti”.

Meloni lascia Bruxelles senza nuove dichiarazioni, ma incassando la solidarietà degli altri leader europei, alcuni dei quali chiedono un selfie con lei, in segno di vicinanza. Il premier spagnolo Pedro Sánchez, le esprime piena solidarietà in pubblico e in privato per un attacco che “non è né politico né personale, non so nemmeno come qualificarlo”, spiega ai cronisti a margine del Consiglio.

In casa, è immediata la solidarietà del mondo della politica e delle istituzioni. A partire dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che le telefona. La prima ministra riceve le chiamate anche dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, che giudica le parole di Trump un “evidente tentativo di vendicarsi della premier italiana per il suo non essersi piegata ai suoi voleri”.

Il governo leva gli scudi per difendere la capa dell’esecutivo. La solidarietà è trasversale da tutti i partiti, ma l’opposizione deplora una subalternità che oggi la prima ministra sconta. Per il Pd si esprimono gli ex ministri Andrea Orlando e Lorenzo Guerini, l’eurodeputata Alessandra Moretti, la senatrice Tatjana Rojc. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte giudica le parole di Trump inaccettabili, ma rileva allo stesso tempo un atteggiamento “sbagliato” della premier: “Ha rincorso Trump e lo ha assecondato in tutto, si è addirittura detta disponibile a indebitare il Paese per acquistare armi americane e gas, gli ha detto che i dazi sono un buon compromesso, lo ha proposto come Nobel per la pace”, ha ricordato. Meloni è stata “subalterna a Trump, facendo perdere la dignità all’Italia”, attacca Angelo Bonelli di Avs. Il presidente Usa è un “mentitore seriale nonché un bullo da operetta”, scrive sui social il leader di Azione, Carlo Calenda. Le frasi di Trump “sono orripilanti, come sempre”, concorda il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che però aggiunge: “Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata”.

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Annullati negoziati in Svizzera tra Usa e Iran. Trump: “Nessun limite al mio potere”

I negoziati previsti per venerdì in Svizzera tra Iran e Stati Uniti, volti a raggiungere un accordo per porre fine al conflitto in Medioriente,  sono stati rinviati a tempo indeterminato. Lo ha annunciato il governo svizzero, poche ore dopo la cancellazione della partenza del vicepresidente statunitense JD Vance per il Paese alpino. “I colloqui previsti tra Stati Uniti, Iran, Qatar e Pakistan sono stati rinviati. La Svizzera resta disponibile a facilitare tali discussioni. I relativi lavori preparatori proseguono “, ha annunciato il ministero degli Esteri in un messaggio inviato all’AFP, senza fornire una nuova data. Il memorandum d’intesa è stato firmato elettronicamente e a distanza mercoledì dal presidente iraniano Massoud Pezeshkian e da quello Usa, Donald Trump. La Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha dichiarato giovedì in un messaggio scritto di averlo approvato, pur con alcune riserve. Per il repubblicano, il memorandum d’intesa “probabilmente equivale a una resa incondizionata” dell’Iran. Intervistato da Axios,  ha ammesso di aver negoziato l’accordo con l’Iran per evitare che la guerra si trasformasse in una depressione economica globale. Tuttavia, Trump ha negato di essere stato umiliato da questa esperienza. Alla domanda su cosa avesse imparato dalla guerra riguardo ai limiti del suo potere, ha risposto: “Non ci sono limiti”.

L’annullamento del viaggio di JD Vance in Svizzera aveva già sollevato dubbi sulla possibilità che questi colloqui si svolgessero. I negoziati, rinnovabili per 60 giorni, dovrebbero concentrarsi sul programma nucleare iraniano. L’inizio era previsto per venerdì con una cerimonia in un hotel di lusso sul Bürgenstock, che domina il lago di Lucerna. Tuttavia, JD Vance, che avrebbe dovuto rappresentare il suo paese, ha rinviato la sua partecipazione, così come il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, la cui mediazione era cruciale.

“I piani per i prossimi colloqui tecnici non sono ancora stati definiti e la delegazione americana si è preparata a partire alla prima occasione utile. Ma la logistica di questi negoziati non è mai stata semplice né prevedibile. Per il momento, il vicepresidente non partirà stasera“, ha annunciato la Casa Bianca nella notte tra giovedì e venerdì. Secondo Axios il rinvio del viaggio sarebbe legato alle richieste iraniane riguardanti il ​​Libano. L’intesa, infatti, prevede la cessazione immediata delle ostilità anche in quel Paese, ma le violazioni del cessate il fuoco sono continue. L’Idf ha annunciato che quattro soldati israeliani sono stati uccisi da Hezbollah, scatenando l’ira del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. “Per ogni lacrima versata da una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere. Tutto il Libano deve bruciare!”, ha scritto su X.

Usa-Iran firmano memorandum intesa a distanza. Trump: “Poco duro con Teheran? Stupido chi lo dice”

Dopo settimane di tira e molla, la firma del memorandum d’intesa fra Usa e Iran è arrivata. A distanza: il presidente Usa Donald Trump ha apposto la sigla durante la cena a Versailles, organizzata dal presidente francese, Emmanuel Macron, al termine del G7; del presidente iraniano Masoud Pezeshkian sono state diffuse foto mentre firmava il documento. Il memorandum di 800 parole e 14 punti mira a estendere il cessate il fuoco e a ripristinare il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz. Potrebbe essere quindi cancellata la cerimonia ufficiale per la firma del memorandum, prevista domani in Svizzera, dove invece, secondo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, potrebbero riunirsi le squadre negoziali per i colloqui di follow-up.

Trum rientra dal G7 a Evian, in Francia, con una vittoria, e su Truth attacca i suoi detrattori: “Questi idioti, che pensano che io non sia stato abbastanza duro con l’Iran, proprio mentre la Borsa ha appena raggiunto un massimo storico e i prezzi del petrolio stanno ‘crollando’, sono o invidiosi, o persone cattive, o stupidi”. E festeggia il vicepresidente degli Usa, JD Vance, che durante un briefing alla Casa Bianca annuncia che i 60 giorni utili a finalizzare tutti i punti dell’accordo partono ufficialmente oggi, ma “penso che il piano di pace del Presidente in Iran stia già dando frutti concreti per il popolo americano. Ieri sera, 12,5 milioni di barili di petrolio hanno attraversato lo Stretto di Hormuz. Si tratta del livello più alto dall’inizio del conflitto. I prezzi del petrolio sono scesi quasi al livello precedente allo scoppio del conflitto. Oggi il prezzo della benzina è sceso sotto i 4 dollari al gallone per la prima volta dall’inizio del conflitto e, cosa importante, continuerà a scendere ulteriormente, visto quanto siano bassi i prezzi del petrolio”. Intanto, al netto dell’intesa, secondo Vance il programma nucleare iraniano è già stato “completamente distrutto. La loro capacità di arricchimento, gli impianti che utilizzavano per sviluppare l’arricchimento e potenziali armi nucleari, sono ancora distrutti. Le loro forze armate convenzionali sono ancora distrutte. La loro capacità di minacciare i Paesi vicini è ancora in gran parte inesistente. E ora vedremo se sono disposti a rispettare la fase successiva del piano di pace del Presidente”. In caso contrario, la minaccia è sempre alla porta: “Dobbiamo verificare che ogni punto” dell’accordo “venga rispettato dall’Iran” e “naturalmente, come ha detto il Presidente, siamo sempre pronti a devastare tutto come abbiamo già fatto, avverte il segretario Usa alla Guerra, Pete Hegseth.

Intanto la situazione Usa-Iran sarà anche al centro del Consiglio Europeo che si svolge a Bruxelles fino a domani. Secondo l’alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas la firma del protocollo “offre davvero una buona base per porre fine a questa guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz, ma naturalmente ci sono anche questi 60 giorni per negoziare argomenti più complessi, come il nucleare, per esempio, ambito in cui abbiamo anche offerto la nostra esperienza, poiché abbiamo già condotto negoziati sul nucleare in passato”. Per quanto riguarda le sanzioni a Teheran, Kallas è decisa: “Abbiamo stabilito condizioni chiare. Abbiamo diverse sanzioni nei confronti dell’Iran. Intendo dire, quelle relative al programma nucleare; naturalmente, se le condizioni lo consentiranno, se ci sarà un accordo sul nucleare, allora penso che gli Stati membri ne discuteranno. Poi ci sono anche sanzioni relative alle violazioni dei diritti umani, e vediamo che la situazione dei diritti umani è in realtà più grave che mai. E poi abbiamo anche sanzioni relative alla libertà di navigazione o all’ostacolo alla libertà di navigazione, quindi, una volta che le condizioni lo consentiranno, ovviamente, anche gli Stati membri discuteranno se la revoca delle sanzioni sia opportuna, ma non siamo ancora a quel punto”.

Disgelo Meloni-Trump al G7: “Conta unità dell’Occidente. Siamo sempre stati amici”

Dopo mesi di tensioni, il disgelo tra Giorgia Meloni e Donald Trump arriva al G7 di Evian, in Francia.

La premier ha un primo incontro di chiarimento con il presidente degli Stati Uniti già ieri sera, in occasione della cena dei leader. Niente “battute né scherzi”, riferiscono fonti diplomatiche italiane, ma un “utile scambio” per ribadire “quel principio di unità dell’Occidente che è assolutamente necessario in questo momento di grandi crisi internazionali”, principio chiarito “da entrambe le parti”.

Nei momenti di pausa, ci sono nuove occasioni di scambio: le immagini del vertice mostrano i due leader parlarsi con serenità poco prima del pranzo dedicato al Medio Oriente, in uno scambio in cui sono presenti anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. “Siete di nuovo amici”, esclama Costa. “Lo siamo sempre stati”, la risposta pronta di Meloni, mentre Trump lamenta, tra i sorrisi, di essere stato “abbandonato”.

Sul tavolo del vertice c’è anche la missione di pace nello Stretto di Hormuz presentata dal presidente francese Emmanuel Macron, per garantire la sicurezza della navigazione. Ieri Meloni ha confermato la disponibilità dell’Italia a partecipare con le navi cacciamine, ma solo con il mandato internazionale e dopo il via libera del Parlamento.

Sul dossier Ucraina, la posizione di Roma è quella di proporre un inviato unico dell’Ue, una “figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri per portare il punto di vista dell’Europa”, aveva spiegato riferendo alle Camere in vista del consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Su questo punto, la prima ministra aveva invocato il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, senza concedere a Washington una “delega”, perché “in qualsiasi scenario di pace serio tra Ucraina e Russia, diverse condizioni dipendono dall’Europa, riguardano l’Europa, impattano sull’Europa ed è l’Europa a doverle negoziare”, aveva spiegato.

A margine dei lavori del G7, Meloni tiene bilaterali con il primo ministro canadese Carney e il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Mohamed bin Zayed Al-Nahyan. Con Ottawa il focus è l’accesso privilegiato all’Italia delle scorte di materie critiche canadesi: “Il lavoro che avete svolto è stato estremamente strategico, per questo ringrazio davvero della sua leadership”, dice la premier all’omologo canadese. I due leader continueranno a lavorare per l’adozione di un accordo quadro su difesa, infrastrutture, energia e spazio. Di Iran e Golfo la prima ministra parla con Al-Nahyan, con cui concorda sulla necessità di sostenere gli sforzi internazionali per assicurare la libertà di navigazione di Hormuz e ribadisce il pieno sostegno dell’Italia alla sicurezza della regione del Golfo. All’orizzonte, tra Italia ed Emirati, c’è un lavoro comune sulla difesa e nel quadro della collaborazione già avviata con il Piano Mattei per l’Africa.

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Verso firma accordo Usa-Iran domenica a Ginevra. Trump: “Falsa la bozza diffusa da Teheran”. Pakistan: “Pace mai così vicina”

Accordo sì, accordo no. La partita fra Usa e Iran è ancora aperta, anche se sembra avvicinarsi la firma del Memorandum di intesa. Che potrebbe essere addirittura già domenica a Ginevra. Una fonte ha riferito a Reuters che il testo è ancora in fase di definizione e che l’Iran rimane fermo sulla sua posizione, secondo cui l’accordo debba porre fine anche ai combattimenti in Libano, dove Israele si scontra con la milizia Hezbollah, sostenuta dall’Iran. L’obiettivo è definire la formulazione entro sabato, in modo che l’accordo possa essere firmato dal vicepresidente statunitense JD Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammed Baqer Qalibaf il giorno seguente. E’ il premier del Pakistan Shehbaz Sharifa confermare come la pace “non è mai stata così vicina come lo è ora“: “Nonostante gli intensi sforzi di mediazione in corso da parte del Pakistan, siamo pienamente consapevoli dell’incessante campagna di disinformazione condotta da coloro che vogliono sabotare l’accordo di pace. Al di là di tutto questo clamore, possiamo confermare che è stato raggiunto un testo definitivo e concordato dell’accordo di pace e che il Pakistan sta ora lavorando a stretto contatto con entrambe le parti per definire i prossimi passi“, scrive su X.

Nella bozza dell’accordo diffusa dall’agenzia iraniana Mehr si leggono 14 punti. I primi quattro prevedono la cessazione permanente e immediata della guerra su tutti i fronti, Libano compreso; l’impegno degli Stati Uniti a non interferire negli affari interni dell’Iran e a rispettare la sovranità della Repubblica islamica dell’Iran; la revoca completa del blocco navale entro 30 giorni; l’impegno degli Stati Uniti a ritirare le proprie forze dalle aree circostanti l’Iran. Il testo prevede anche la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni con accordi con l’Iran, la sospensione delle sanzioni sulla vendita di petrolio, prodotti petrolchimici e derivati e pieno accesso dell’Iran alle sue risorse finanziarie. E ancora la necessità che gli Stati Uniti e i loro alleati presentino piani di ricostruzione per l’Iran del valore di almeno 300 miliardi di dollari , e poi da 8 a 60 giorni di negoziati per raggiungere un accordo finale basato sulle questioni nucleari e sulla revoca completa delle sanzioni primarie e secondarie statunitensi, ribadendo l’impegno dell’Iran, sancito dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), a non produrre armi nucleari.

Una bozza che però Trump smentisce subito: “Le condizioni che l’Iran ha fatto trapelare ai media che diffondono fake news non hanno NULLA a che vedere con quelle concordate per iscritto. Quello che hanno detto, compresa la loro debole e patetica dichiarazione sul raggiungimento di un accordo, non ha alcun rapporto con la verità”, scrive su Truth, attaccando: “Sono persone con cui è davvero disonorevole avere a che fare. Con loro non esiste alcuna trattativa in buona fede. INCREDIBILE! Inoltre, il loro attacco con droni di ieri sera contro le navi indiane in uscita dallo Stretto di Hormuz, che è stato totalmente respinto, è ASSOLUTAMENTE INACCETTABILE. Faranno meglio a darsi una regolata, e in FRETTA!“. A invitare alla calma è il ministro degli Esteri iraniano Seyed Araghchi, che su X afferma: “Il protocollo d’intesa di Islamabad non è mai stato così vicino alla conclusione. In attesa della sua finalizzazione, i media dovrebbero astenersi dal formulare ipotesi sul suo contenuto. In linea con il nostro approccio responsabile e trasparente, tutti i dettagli saranno resi noti al pubblico a tempo debito“. Post subito ripubblicato da Trump, ad avvalorare questa tesi.

 

 

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Bilaterale Trump-Xi a Pechino. Il leader cinese avverte: “Rischio guerra se Taiwan sarà gestita male”

Due ore e un quarto di faccia a faccia, seduti a un tavolo sul quale, una a una, sono passate tutte le questioni più importanti delle relazioni bilaterali tra i due Paesi. Il presidente cinese Xi Jinping ha accolto a Pechino il leader degli Stati Uniti, Donald Trump, in un momento storico e geopolitico complesso, che vede sullo sfondo il conflitto mediorientale, iniziato dal repubblicano e ora in fase di stallo, e la questione Taiwan, la democrazia autogovernata rivendicata dalla Cina e sostenuta dagli Usa.

Il vertice è iniziato con la foto ufficiale davanti alle bandiere cinese e americana, nella Grande Sala del Popolo, nel cuore di Pechino. Poi, il colloqui vero e proprio, seduti uno di fronte all’altro a un lungo tavolo, affiancati da oltre una dozzina di uomini. “Attendo con impazienza le nostre discussioni – ha esordito Xi – sulle principali questioni importanti per i nostri due Paesi e per il mondo, e di lavorare insieme a voi per tracciare la rotta e guidare la grande nave delle relazioni sino-americane, in modo da rendere il 2026 un anno storico e memorabile che apra un nuovo capitolo nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti”. La Cina e gli Stati Uniti, ha ricordato, hanno più interessi in comune che divergenze.

I legami economici tra Cina e Stati Uniti, ha ricordato Xi, sono “reciprocamente vantaggiosi” e i fatti hanno dimostrato più e più volte che “le guerre commerciali non hanno vincitori”. “Laddove esistono disaccordi e attriti, la consultazione paritaria è l’unica scelta giusta”, ha detto Xi, invitando le due parti a mantenere congiuntamente lo slancio positivo che hanno faticosamente creato.

Poi la questione più spinosa: la salvaguardia della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan è il principale denominatore comune tra Cina e Stati Uniti, ha ricordato Xi.  Sottolineando che la questione di Taiwan è “la più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti”, Xi ha riferito al repubblicano che, se gestita correttamente, la relazione bilaterale godrà di una stabilità complessiva. In caso contrario, i due Paesi avranno scontri e persino conflitti, mettendo a grave rischio l’intera relazione, ha affermato Xi, sottolineando che “l’indipendenza di Taiwan” e la pace tra le due sponde dello Stretto sono inconciliabili come il fuoco e l’acqua.

Al termine del colloquio i due leader hanno visitato il Tempio del Cielo. Nonostante gli sforzi della stampa americana per conoscere il parere di Trump sull’esito del loro incontro, il presidente si è mostrato insolitamente misurato, come riferisce la Cnn. “È fantastico. Un posto fantastico. Incredibile. La Cina è bellissima”, ha detto Trump accanto a Xi, rifiutandosi di rispondere ad ulteriori domande su Taiwan, in un evidente segno di rispetto per il suo ospite.

La visita di Trump a Pechino è stata anche l’occasione per un incontro tra numerosi leader aziendali statunitensi, tra cui Elon Musk di Tesla, Jensen Huang di Nvidia e Tim Cook di Apple, con Xi. “Le porte della Cina si spalancheranno sempre di più e accogliamo con favore il rafforzamento della cooperazione reciprocamente vantaggiosa con gli Stati Uniti”, ha affermato il presidente cinese. “Credo che le aziende statunitensi avranno prospettive ancora più ampie in Cina”. Il gruppo di amministratori delegati che accompagnano Trump comprende professionisti provenienti da settori che spaziano dall’aerospaziale alla tecnologia e al settore bancario. Nel suo discorso di apertura, Trump ha detto a Xi: “Abbiamo chiesto ai 30 migliori al mondo. Ognuno di loro ha risposto di sì, e non volevo il secondo o il terzo in azienda. Volevo solo i migliori. E sono qui oggi per rendere omaggio a lei e alla Cina, e non vedono l’ora di commerciare e fare affari, e sarà una cosa totalmente reciproca da parte nostra”. Tra gli altri dirigenti presenti a Pechino con Trump giovedì figuravano l’amministratore delegato di Boeing Kelly Ortberg, l’amministratore delegato di Blackrock Larry Fink, l’amministratore delegato di Blackstone Stephen Schwarzman, l’amministratore delegato di Citi Jane Fraser, l’amministratore delegato di Goldman Sachs David Solomon e altri ancora.