Trump lancia ‘D-Day’ economico contro Iran. Bessent: “Sarà più grande isolamento della storia”

Un “D-Day economico” e un “isolamento su scala senza precedenti”. Nel pieno dello stallo dei negoziati, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tira fuori il suo (presunto) asso dalla manica, annunciato nei confronti dell’Iran l’operazione economica “più devastante mai intrapresa contro qualsiasi Paese”. “Nessuno ha offerto alla Repubblica Islamica dell’Iran un’opportunità maggiore della mia per raggiungere un accordo. Tragicamente, per loro, non sono riusciti a coglierla”, scrive su Truth il repubblicano, senza spiegare però in cosa consisterà la sua nuova strategia. Un’azione che per diversi media americani è frutto della consapevolezza che gli Usa, in Iran, non stanno affatto vincendo, anche se Trump ripete da tempo che “la loro marina è stata annientata, la loro aviazione è distrutta, le loro fabbriche militari sono ormai ridotte a macerie, la loro valuta è priva di valore e il loro Paese pende da un filo”. Il presidente degli Stati Uniti, però, si spinge oltre: “Qualsiasi Paese che consenta alle proprie istituzioni finanziarie, alle imprese, agli aeroporti o agli enti governativi di fornire qualsiasi tipo di sostegno all’Iran – spiega – dovrà affrontare a sua volta enormi conseguenze economiche”. Contrabbando di petrolio, linee di scambio, trasferimenti di contanti, agenzie di cambio, registri navali, società di copertura: “Tutto questo deve cessare subito. Sapete bene chi siete. Questo sarà un D-Day economico”. Infine, un appello: “Abbiamo bisogno che tutti i nostri alleati si schierino al fianco degli Stati Uniti d’America per isolare e sconfiggere la minaccia iraniana. Questi maniaci sono alle corde, e queste misure storiche li paralizzeranno e comprometteranno la loro capacità di seminare il terrore in tutto il mondo. L’Iran non avrà mai un’arma nucleare”.

Se esercitiamo la massima pressione economica, ciò significa che probabilmente non ci sarà una ripresa delle operazioni militari su larga scala“, spiega il segretario al Tesoro Scott Bessent intervistato dalla Cnbc. “Sarà il più grande isolamento economico coordinato nella storia del mondo“, fa eco, annunciando una conferenza stampa in programma lunedì per “spiegare esattamente cosa faremo”. Bessent anticipa anche la linea che Washington intende imporre agli alleati: “Siete con noi o contro di noi“. E avverte che chi continuerà a fare affari con l’Iran, trasferendo denaro, acquistando il suo petrolio o effettuando trasferimenti via mare, sarà colpito direttamente dal Tesoro e dal governo degli Stati Uniti. Secondo Bessent, la nuova strategia sarà inoltre una sorta di “uno-due“: “Abbiamo il blocco navale e avremo le sanzioni più dure della storia“. Il segretario al Tesoro ha quindi affermato: “Faremo crollare questo regime“.

L’annuncio arriva mentre la guerra contro l’Iran si avvicina al sesto mese, senza che gli Stati Uniti abbiano finora ottenuto una vittoria diplomatica o militare. L’economia iraniana avrebbe subito una contrazione durante il conflitto, mentre l’inflazione ha raggiunto livelli storicamente elevati. Alcuni esperti, tuttavia, invitano a non dare per scontato un imminente collasso dell’economia iraniana. Le dichiarazioni di Bessent hanno inoltre sostenuto i prezzi del petrolio. Il Brent ha superato i 94 dollari al barile, mentre il Wti è stato scambiato oltre 88 dollari, con entrambi i benchmark ai massimi dal 24 luglio e al quinto rialzo consecutivo. Intanto, lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare un punto di pressione per Teheran. Prima della guerra, attraverso il passaggio transitava circa il 20% del commercio mondiale di petrolio. I transiti delle petroliere restano fortemente ridotti nonostante l’aumento della pressione da parte degli Stati Uniti e di altre potenze regionali. Gli Emirati Arabi Uniti hanno inoltre annunciato mercoledì lo stop a tutti gli scambi con l’Iran dopo nuovi attacchi missilistici.

La replica di Teheran è arrivata a stretto giro. Per il ministro degli esteri, Abbas Araghchi, il cosiddetto D-Day economico “è un diversivo per distogliere l’attenzione dalla crisi americana: un debito senza precedenti e costi degli interessi alle stelle. Insistere su politiche fallimentari non farà altro che portare a ulteriori sconfitte e all’inimicizia degli iraniani”. In una successiva dichiarazione, il ministero degli Esteri iraniano ha condannato le nuove sanzioni statunitensi definendole un esempio di “terrorismo economico” e un “crimine contro l’umanità“. Secondo Teheran, la politica americana di pressione e sanzioni è già stata sperimentata e si è rivelata fallimentare. Il ministero sostiene che le nuove misure non intaccheranno la determinazione dell’Iran a difendere “indipendenza, dignità e sovranità nazionale” e accusa Washington di proseguire una politica “illegale e disumana“.

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Ft: “Teheran pronta a colpire l’Europa in caso di nuova escalation”. Nato: “Preparati ad affrontare qualsiasi minaccia”

I negoziati per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran rimangono in una fase di stallo, dopo che il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che non sono in corso né programmati colloqui e ha ribadito che il blocco marittimo statunitense contro Teheran resta in vigore. Soltanto lunedì il tycoon  aveva annunciato – smentito a stretto giro da Teheran – che era in corso un dialogo con i Pasdaran. Per il Qatar i mediatori attendono un accordo bilaterale tra Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz prima di riprendere i colloqui più ampi tra Teheran e Washington.

Dopo la scadenza dei 60 giorni di tregua – conclusi lunedì – la situazione in Medioriente resta caldissima. A gettare benzina sul fuoco è, ancora una volta il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che sul suo social network Truth ha pubblicato una cartina geografica, nella quale è stato cerchiato lo Stretto di Hormuz e, sopra, compare la scritta ‘Nuovo territorio Usa’. Una provocazione che ha scatenato la replica immediata di Teheran: “Presto la sua illusione riguardo allo Stretto di Hormuz verrà corretta, oppure saremo noi a correggere le illusioni di quest’uomo”, ha scritto su X il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ripubblicando il post del repubblicano.

Nel frattempo, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha accusato gli Stati Uniti di “fare pressione” su Teheran per ottenere concessioni. “Gli americani pensano che esercitando maggiore pressione sull’Iran otterranno concessioni che non erano previste dall’accordo”, ha affermato.

La tensione resta altissima, anche alla luce delle indiscrezioni pubblicate dal Financial Times. Secondo fonti interne, l’Iran sarebbe pronto a colpire obiettivi militari in Europa nel caso in cui  Trump intensificasse la guerra. Per il quotidiano economico le forze iraniane avrebbero valutato la possibilità di attacchi contro obiettivi statunitensi nell’Europa sudorientale, inclusa la Bulgaria, che il mese scorso ha autorizzato l’utilizzo della base aerea di Bezmer da parte di aerei cisterna statunitensi. Secondo le fonti anche Cipro potrebbe essere tra gli obiettivi. Un’altra fonte ha dichiarato che l’Iran non porrà “alcun limite” alla sua risposta a un’azione militare statunitense. “Questo è anche un messaggio all’Europa: può ricevere missili, quindi dovrebbe sapere quale posizione deve assumere in questa guerra”, ha affermato una fonte interna al Ft. “Un errore molto grave, come colpire le nostre infrastrutture, potrebbe far sì che la guerra si estenda oltre la regione e raggiunga l’Europa”, ha aggiunto. Ma la Nato è pronta ad affrontare qualsiasi minaccia e adotterebbe le misure necessarie per difendere tutti i suoi membri, riferisce un funzionario dell’Alleanza. “Il nostro assetto di deterrenza e difesa è forte ed efficace”, afferma, citando quattro episodi in cui la difesa aerea della Nato ha intercettato missili lanciati dall’Iran verso la Turchia, a riprova delle capacità dell’alleanza.

E da Teheran arriva anche un avvertimento ai Paesi del Golfo. Ali Abdollahi, capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, ha messo in guardia gli stati della regione dal fornire assistenza all’esercito statunitense, affermando che nulla è “nascosto ai nostri occhi”. In una dichiarazione diffusa dall’agenzia di stampa iraniana Fars, Abdollahi ha affermato che la presenza di così tanti velivoli militari, in particolare aerei cisterna, nelle basi regionali sarebbe difficile da spiegare senza che i paesi ospitanti ne siano a conoscenza. “Avvertiamo: qualsiasi aiuto e agevolazione all’esercito aggressivo statunitense equivale a una partecipazione alle forze militari Usa”, ha dichiarato Abdollahi.

Iran, Teheran nega riavvio negoziati con Usa. Trump: “Blocco navale fino ad accordo o resa totale”

Da un lato c’è Donald Trump , che ha annunciato per oggi la ripresa dei negoziati con l’Iran. E, dalla parte c’è Teheran che smentisce le parole del presidente degli Stati Uniti. In mezzo, il nodo dello Stretto di Hormuz.

In un post su Truth, Trump ha affermato che “nulla entra in Iran” senza l’approvazione americana, a causa del blocco navale, e che “nulla entrerà senza un accordo o una resa totale”. Il presidente americano ha attaccato la leadership iraniana, definendola “incredibilmente ipocrita”. “Chiedono un incontro – alcuni direbbero che lo stanno ‘implorando’; i colloqui sono iniziati, altri sono previsti per l’immediato futuro, eppure affermano, apertamente e con orgoglio, di non avere alcuna discussione, che non c’è nulla sul tavolo e che trattano solo con l’Oman”, ha scritto Trump. Questa esternazione arriva poche ore dopo che l’Iran ha dichiarato di non star negoziando “con gli Stati Uniti in questo momento”, poiché i negoziati tra i due Paesi rimangono in una fase di stallo.

Secondo Teheran, le discussioni con il Sultanato dell’Oman sulla sicurezza del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz stanno procedendo. Invece di incontrare il suo omologo americano, il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sarebbe partito per il pellegrinaggio dell’Arba’een, una delle più importanti commemorazioni sciite al mondo, secondo quanto riferito dal suo portavoce.

Nella notte Trump ha annunciato di essere stato sollecitato ad annullare l’attacco pianificato da alleati come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e l’Iran. Il principe ereditario Mohammed bin Salman ha avuto una conversazione telefonica con Trump durante la quale ha invitato alla de-escalation del conflitto. Ma oltre ai Paesi del Golfo, ha spiegato Trump, anche l’Iran “ci ha chiesto di fermare gli attacchi. Hanno detto: ‘Vorremmo concludere un accordo adesso’. Sapete, non so cosa dicano perché molte volte mi dicono così e poi escono e affermano: ‘Non sappiamo di cosa stia parlando’. Ovviamente, non vogliono essere attaccati. E sapevano bene quale sarebbe stata la portata dell’attacco perché ne hanno visto i primi segnali”. Anche perché, ha detto il tycoon a bordo dell’Air Force One, gli Stati Uniti stavano pianificando in Iran un attacco “che sarebbe stato il più grande dalla Seconda Guerra Mondiale”. “Sarebbe stato disastroso per loro. E non volevano che lo facessimo. E, francamente, nemmeno l’Arabia Saudita lo voleva”,  ha aggiunto. Dopo l’annuncio del repubblicano di un possibile accordo  il prezzo del petrolio è sceso sotto gli 80 dollari al barile.

In un aggiornamento su X , il Segretario alla Guerra Pete Hegseth ha comunque fatto sapere che gli Stati Uniti sono comunque “pronti all’azione” e “rimangono in stato di allerta, a livelli mai visti dalla Seconda Guerra Mondiale”.

Teheran, come di consueto, ha smentito questa ricostruzione. L’Iran al momento non sta tenendo colloqui con gli Stati Uniti e sta invece negoziando con l’Oman per una rotta sicura temporanea attraverso lo Stretto di Hormuz, ha detto il portavoce del Ministero degli Esteri Esmail Baghaei, secondo quanto riporta Iran International. “Finché gli Stati Uniti continueranno le loro violazioni, naturalmente non ci sarà alcun cambiamento significativo nella situazione nello Stretto di Hormuz”, ha commentato Baghaei, aggiungendo che raggiungere un accordo con l’Oman sulla rotta non è sufficiente per la riapertura dello stretto.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato domenica con il suo omologo saudita, il principe Faisal bin Farhan Al Saud, e con il capo dell’esercito pakistano Asim Munir, in un secondo ciclo di colloqui diplomatici nell’arco di 24 ore, secondo quanto riportato dall’emittente statale Press TV.

I dati sul traffico marittimo mostrano oggi un rallentamento delle attività nello Stretto in seguito a segnalazioni di attacchi a imbarcazioni. Tuttavia, più a sud, due petroliere cariche di petrolio saudita hanno attraversato lo stretto di Bab el-Mandeb durante il fine settimana, nonostante le minacce degli Houthi contro le esportazioni di petrolio saudita nel Mar Rosso.

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Iran, retromarcia di Trump: niente tassa del 20% sullo Stretto, ma accordi commerciali con Paesi Golfo

“L’America sta vincendo di nuovo, vincendo come mai prima d’ora”. Nel pieno di una nuova ondata di attacchi in Iran, il presidente Usa, Donald Trump, torna a usare toni trionfalistici, esaltando “la straordinaria potenza delle Forze Armate degli Stati Uniti” grazie alla quale “il petrolio scorre come mai prima d’ora”. La potenza militare di Teheran, spiega durante l’incontro con il premier iracheno Ali al-Zaidi alla Casa Bianca, “è solo una minuscola frazione di quella che era appena quattro mesi fa”.

Lo Stretto di Hormuz, su cui si gioca buona parte della partita in Medioriente, è aperto alle navi di tutti i Paesi, assicura il repubblicano, tranne a quelle iraniane “a causa della loro leadership bugiarda, violenta e malvagia, che li sta conducendo sulla strada della totale distruzione”, dice, spiegando che gli Usa imporranno “un blocco completo”, ma solo “alle navi in ​​arrivo e in partenza dai porti iraniani, o che trasportano merci di provenienza iraniana”.

Trump, di fatto, fa marcia indietro su una proposta avanzata lunedì, ovvero quella di imporre un pedaggio del 20% alle navi che transitano nello Stretto. “Sulla base di colloqui estremamente produttivi con i leader del Medioriente, ho deciso di sostituire la tassa di rimborso del 20% agli Stati Uniti con accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo stipuleranno con gli Stati Uniti stessi”, annuncia, spiegando essere stato contattato direttamente dai leader della regione dopo aver lanciato la proposta. “E in realtà la cosa mi piace – spiega – perché non credo che nessuno dovrebbe poter imporre una tassa per lo stretto o per qualsiasi altro rapporto di questo tipo in altre parti del mondo. Ma lo stavamo facendo a titolo di rimborso”. In cambio, quindi, gli Stati del Golfo “investiranno una somma enorme di denaro negli Stati Uniti, e questo mi ha fatto molto piacere”.

Per Teheran il nuovo blocco dello Stretto è da attribuire a “guerre, malvagità e aggressioni americane”. Rispettare i diritti del popolo iraniano, dice il portavoce dell’esercito iraniano, il generale di brigata Mohammad Akraminia, è l’unica via per aprire lo Stretto. Circa 180 deputati del parlamento iraniano hanno firmato una dichiarazione in cui chiedono vendetta per i loro “martiri” iraniani e la cessazione di ogni forma di intesa o negoziato con gli Stati Uniti..

Sul fronte dei combattimenti, è stata di nuovo una giornata difficile. Una compagnia di navigazione norvegese ha annunciato che una delle sue petroliere è stata attaccata al largo dell’Oman nelle prime ore di questa mattina. Stolt-Nielsen ha dichiarato che la Stolt Magnesium è stata colpita nel Mar Arabico all’incirca nello stesso momento in cui due petroliere degli Emirati Arabi Uniti sono state colpite da missili da crociera iraniani. Un membro dell’equipaggio è rimasto ucciso e diversi altri feriti. I media iraniani hanno riferito che missili Usa hanno colpito la città di Bushehr, sede dell’unica centrale nucleare operativa dell’Iran.

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Meloni: “Non mi pento dell’investimento politico con Trump, penso a unità Occidente”

Dal vertice Nato di Ankara, Giorgia Meloni non torna sull’ultimo attacco di Donald Trump nei suoi confronti e rivendica la scelta di aver puntato sul rapporto con il presidente americano come parte di una strategia più ampia, fondata sull’unità dell’Occidente: “Non mi pento assolutamente dell’investimento politico che ho fatto“, afferma.

Nella conferenza stampa conclusiva del summit, la presidente del Consiglio respinge l’idea che i recenti attacchi del leader statunitense possano indurla a cambiare linea. “Ho fatto un investimento politico per convinzione sull’unità dell’Occidente, l’ho rivendicata a 360 gradi, non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Donald Trump“, insiste. Una posizione che, sottolinea, ha guidato i rapporti con tutti gli interlocutori internazionali. Anche sull’utilizzo delle basi americane su suolo italiano la linea non cambia: “Abbiamo detto che non avremmo partecipato agli attacchi all’Iran e non parteciperemo agli attacchi“, mette in chiaro. Le “affinità” con Trump su alcuni temi esistono, ammette. Meloni pensa all’immigrazione e alla critica della cultura woke, elementi che facevano ritenere possibile un rapporto più semplice. Tuttavia, aggiunge, “le cose stanno andando come abbiamo visto”, senza che questo però modifichi l’impostazione del governo italiano. “Non cambio idea su quale sia l’interesse italiano, perché le scelte che io faccio non sono scelte dettate da ragioni elettorali”.

Le dichiarazioni arrivano al termine di un vertice che la premier definisce “breve ma intenso“, in una fase in cui “lo scenario di sicurezza globale muta con una rapidità estrema“. Per Meloni, il risultato principale dell’incontro è l’immagine di una Nato “unita, consapevole delle sfide che ha di fronte e determinata a rafforzarsi”, con un’attenzione crescente non solo agli equilibri geopolitici ma anche alla sicurezza quotidiana dei cittadini. Sul piano della difesa, la presidente del Consiglio conferma l’impegno dell’Italia a rispettare gli obiettivi fissati dall’Alleanza. “Oggi siamo al 2,8% del Pil e il prossimo anno faremo ulteriori sforzi per crescere ancora“, spiega, precisando però di non ritenere necessario andare oltre gli impegni già assunti e di volerlo fare “in modo sostenibile“, cioè stabilendo i tempi, i modi, le priorità in base “alle nostre possibilità“. Al tempo stesso, la prima ministra respinge le accuse dell’opposizione secondo cui l’aumento delle spese militari penalizzerebbe sanità e welfare. “L’accusa di un’Italia che chiude gli ospedali per comprare i carri armati è ridicola”, tuona, assicurando che il governo non intende sottrarre risorse ad altri settori considerati strategici.

Meloni rivendica inoltre il contributo italiano alla sicurezza dell’Alleanza, ricordando i quasi 3mila militari impegnati nelle missioni Nato (“Siamo la nazione che offre più uomini”) e definendo l’Italia “un fornitore di sicurezza” credibile, anche grazie all’attenzione dedicata al fianco Sud e al Mediterraneo allargato.

Nel corso della giornata la premier incontra anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ribadendo il sostegno italiano a Kiev e la prosecuzione dell’assistenza alla popolazione civile, con particolare riguardo alle infrastrutture energetiche colpite dagli attacchi russi. Zelensky definisce “importante” il colloquio e ringrazia Roma per un aiuto “sempre coerente con i propri principi”, auspicando un rafforzamento della cooperazione sulla difesa antibalistica. Per quanto riguarda gli aiuti militari, il ministro della Difesa Guido Crosetto sta “facendo una valutazione in questo senso”, annuncia Meloni. Per il momento, si va avanti con il sostegno chiesto da Kiev a Roma sulle infrastrutture energetiche perché le imprese italiane “sono le uniche che producono un tipo di generatore che è necessario all’Ucraina”. Lunedì 13 luglio, al vertice dei Volenterosi a Parigi, l’Italia ci sarà, ma sarà rappresentata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Nessun mistero, assicura la premier ai giornalisti: “Al sesto vertice in tre settimane e mezzo io passo. Potete scrivere tutti gli articoli che volete, non c’è alcun disimpegno sull’Ucraina ma nemmeno posso permettermi un disimpegno sull’Italia”.

Trump minaccia l’Ue: “Tariffe al 100% a chi introduce la Digital Tax”

Torna la minaccia della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Unione europea. Il presidente americano Donald Trump lancia un duro avvertimento ai Paesi dell’Unione, intenzionati a introdurre la Digital Tax a carico delle grandi aziende tecnologiche statunitensi, minacciando l’imposizione immediata di tariffe del 100% su tutte le merci esportate negli Usa.

In un messaggio pubblicato su Truth, il tycoon afferma che “qualsiasi Paese che imponga tale imposta sarà immediatamente soggetto a un dazio del 100% su tutte le merci spedite negli Stati Uniti”, precisando che la misura prevarrà su ogni accordo commerciale già siglato o in corso di attuazione. Una presa di posizione che rischia di compromettere la tregua commerciale costruita negli ultimi mesi nei rapporti transatlantici.

L’intervento della Casa Bianca arriva all’indomani della decisione preliminare della Commissione europea di designare Amazon Web Services (Aws) e Microsoft Azure come “gatekeeper” nell’ambito del Digital Markets Act. La qualifica comporta nuovi obblighi in materia di interoperabilità, portabilità dei dati e concorrenza, con un significativo aumento degli oneri regolatori per i due colossi americani. Le principali associazioni del commercio statunitensi hanno definito la scelta europea un provvedimento discriminatorio nei confronti delle imprese Usa, sottolineando il paradosso di una stretta regolatoria proprio mentre Bruxelles e Washington stavano consolidando un’intesa per la riduzione delle barriere commerciali.

Ieri il Consiglio dell’Unione europea ha approvato in via definitiva i regolamenti che danno attuazione agli impegni assunti con la dichiarazione congiunta Ue-Usa del 21 agosto 2025. Le nuove norme eliminano i dazi europei residui sui beni industriali statunitensi, introducono contingenti tariffari agevolati per alcuni prodotti agricoli e ittici americani e prorogano la sospensione dei dazi sulle importazioni di astici. L’intesa prevede inoltre meccanismi di salvaguardia che consentono alla Commissione europea di sospendere rapidamente le preferenze tariffarie nel caso in cui Washington non rispetti gli impegni assunti o introduca misure discriminatorie. Il regolamento principale resterà in vigore fino alla fine del 2029, quando Bruxelles ne valuterà l’impatto economico complessivo.

La minaccia di Trump arriva su un asse economico che resta il più rilevante al mondo. L’Unione europea e gli Stati Uniti rappresentano infatti la più importante relazione bilaterale commerciale e di investimento globale: insieme concentrano circa il 30% degli scambi mondiali di beni e servizi e il 43% del Pil mondiale. Negli ultimi dieci anni il valore degli scambi transatlantici di beni e servizi è raddoppiato, superando nel 2025 i 1.700 miliardi di euro. A sostenere questa integrazione contribuiscono anche gli investimenti reciproci: nel 2024 le imprese europee e americane detenevano nei rispettivi mercati oltre 4.800 miliardi di euro di investimenti.

Da Bruxelles, intanto, la Commissione ribadisce la volontà di mantenere fede agli accordi. “Un accordo è un accordo”, ha dichiarato un portavoce, sottolineando che l’Unione sta rispettando gli impegni assunti sia sul fronte dell’azzeramento dei dazi sui beni industriali statunitensi sia su quello energetico. Dopo l’intesa del 2025, infatti, gli Stati Uniti sono diventati il principale fornitore di gas naturale liquefatto dell’Ue grazie al forte incremento delle importazioni.

La minaccia del presidente americano rischia ora di riaprire un conflitto commerciale proprio mentre le due sponde dell’Atlantico puntavano ad ampliare la cooperazione e a individuare nuovi settori nei quali ridurre ulteriormente le tariffe.

Meloni: “Non intendo alimentare confronto con Trump. Politica estera non è Temptation Island”

Giorgia Meloni chiede pubblicamente una tregua a Donald Trump. Non ha intenzione, giura, di alimentare “il confronto”. La premier si dice “sinceramente colpita” dal comportamento del presidente americano, ma non intende rompere l’asse Roma-Washington.

Per questo i suoi non mancheranno alle celebrazioni per il 4 luglio a Villa Taverna. La prima ministra difende la scelta fatta a caldo dal vice Antonio Tajani di annullare la missione a Miami per il business forum Italia-Usa, ma il governo non mancherà di rispetto, spiega intervistata a ‘Il giorno della Verità’, all’ambasciatore Tilman Joseph Fertitta “che è una personalità che lavora molto per mantenere saldi i rapporti tra Italia e Stati Uniti”: “Non cambio idea su quanto sia importante mantenere solido il rapporto tra Stati Uniti ed Europa”, ribadisce.

Nessun contraccolpo economico, secondo la presidente del Consiglio, seguirà agli screzi con Trump: “Mi pare che la nostra attività e i nostri rapporti vadano ben nelle ultime settimane e anche negli ultimi mesi tanto a livello istituzionale quanto a livello economico”, rileva, ricordando che l’export italiano è cresciuto nonostante i dazi americani, “a dimostrazione che i nostri prodotti sono molto ben recepiti dai consumatori americani”.

Insomma, l’intenzione è quella di riportare i termini della politica estera alla “profondità” in cui devono stare: “Delle volte noi veramente parliamo di politica estera come se fosse Temptation Island”, ironizza Meloni, commentando i tantissimi meme che hanno invaso i social negli ultimi giorni e che raffigurano i due leader seduti al falò di confronto della trasmissione televisiva. “La politica estera è una cosa più complessa di questo”, scandisce.

Sul negoziato tra Usa e Iran si dice “abbastanza ottimista”, nonostante sia “complesso”: “Penso che il nostro non debba essere un ottimismo statico, dobbiamo dare mano sul piano diplomatico e dando la disponibilità per una missione”.

La linea di Roma su Teheran non cambia: “Non possiamo consentire che il regime si doti di testate nucleari nel momento in cui ha dimostrato di avere missili a lungo raggio. Noi non ce lo possiamo permettere, i termini dell’accordo su questo devono essere chiari. Nessun paese della regione – ha aggiunto – può e deve sentirsi minacciato, vale per Israele ma anche per i Paesi del Golfo”.

Ma la questione che sta più a cuore a Meloni è quella della libertà di navigazione: “Abbiamo visto come la chiusura di Hormuz abbia impattato sull’economia. Dobbiamo garantire pieno ripristino navigazione, non solo per lo snodo che Hormuz rappresenta ma anche per il precedente che un controllo sullo Stretto di Hormuz comporta”. Se consentissimo il pagamento di un pedaggio agli iraniani, avverte, “ci troveremmo in un mondo in cui ogni passaggio può essere considerato come un’arma. È la ragione per cui abbiamo dato la disponibilità, in uno scenario di pace, a una missione per garantire libertà di navigazione: servirebbe l’autorizzazione del Parlamento ma credo che l’Italia dovrebbe fare la sua parte”.

In casa, la prima ministra si impegna ad arrivare all’approvazione definitiva della legge delega sul nucleare civile prima della pausa estiva. Il Governo, intanto, sta già lavorando ai decreti attuativi: “Non voglio perdere neanche un giorno”, afferma Meloni, rimarcando che al termine della legislatura manca poco più di un anno: “Vorrei arrivare alla fine avendo offerto all’Italia concretamente una cosa che io considero estremamente importante. Perché il nucleare ci consente di essere indipendenti in un tempo nel quale abbiamo capito quanto sia pericoloso dipendere dagli altri, quanto sia pericoloso e perché consente alle nostre aziende di competere ad armi pari”.

Crolla pace Trump-Meloni. Il tycoon: “Ha implorato foto con me”. Annullato business forum a Miami

La fragile pace di Evian tra Donald Trump e Giorgia Meloni crolla e le sponde dell’atlantico tornano ad allontanarsi.

Al G7, racconta il presidente degli Stati Uniti all’Aria che Tira su La7, la premier gli avrebbe “implorato di fare una foto insieme”: “l’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena”, riferisce. Questa volta la presidente del Consiglio non attende e replica a Trump con un video diffuso su Instagram e registrato a Bruxelles, durante i lavori del Consiglio europeo, perché “certe cose meritano una reazione immediata”. Le dichiarazioni del tycoon “sono totalmente inventate”, garantisce Meloni dicendosi “francamente allibita”. Quello che la premier non si spiega è il motivo per cui Trump abbia questo tipo di atteggiamento “con i propri alleati” e non con “i nemici dell’Occidente”, con cui invece “si dimostra molto più accondiscendente”. Poi mette in chiaro: “Una cosa se la deve ricordare, io e l’Italia non imploriamo mai”.

L’impatto che questa nuova frattura avrà nelle relazioni tra Stati Uniti e Italia si capirà nei prossimi giorni. Nelle prime ore dello scontro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato di aver annullato il suo viaggio a Miami per il business forum Italia-Usa: “Le gravi e offensive parole di Trump offendono tutta l’Italia”, motiva il vicepremier su X. E, alla luce dell’annullamento della visita, la Farnesina comunica in serata la cancellazione dell’intero Forum, spiegando che il ministero degli Esteri aggiornerà le imprese e le associazioni di categoria su “future iniziative di partenariato economico bilaterale con gli Stati Uniti”.

Meloni lascia Bruxelles senza nuove dichiarazioni, ma incassando la solidarietà degli altri leader europei, alcuni dei quali chiedono un selfie con lei, in segno di vicinanza. Il premier spagnolo Pedro Sánchez, le esprime piena solidarietà in pubblico e in privato per un attacco che “non è né politico né personale, non so nemmeno come qualificarlo”, spiega ai cronisti a margine del Consiglio.

In casa, è immediata la solidarietà del mondo della politica e delle istituzioni. A partire dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che le telefona. La prima ministra riceve le chiamate anche dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, che giudica le parole di Trump un “evidente tentativo di vendicarsi della premier italiana per il suo non essersi piegata ai suoi voleri”.

Il governo leva gli scudi per difendere la capa dell’esecutivo. La solidarietà è trasversale da tutti i partiti, ma l’opposizione deplora una subalternità che oggi la prima ministra sconta. Per il Pd si esprimono gli ex ministri Andrea Orlando e Lorenzo Guerini, l’eurodeputata Alessandra Moretti, la senatrice Tatjana Rojc. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte giudica le parole di Trump inaccettabili, ma rileva allo stesso tempo un atteggiamento “sbagliato” della premier: “Ha rincorso Trump e lo ha assecondato in tutto, si è addirittura detta disponibile a indebitare il Paese per acquistare armi americane e gas, gli ha detto che i dazi sono un buon compromesso, lo ha proposto come Nobel per la pace”, ha ricordato. Meloni è stata “subalterna a Trump, facendo perdere la dignità all’Italia”, attacca Angelo Bonelli di Avs. Il presidente Usa è un “mentitore seriale nonché un bullo da operetta”, scrive sui social il leader di Azione, Carlo Calenda. Le frasi di Trump “sono orripilanti, come sempre”, concorda il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che però aggiunge: “Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata”.

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Annullati negoziati in Svizzera tra Usa e Iran. Trump: “Nessun limite al mio potere”

I negoziati previsti per venerdì in Svizzera tra Iran e Stati Uniti, volti a raggiungere un accordo per porre fine al conflitto in Medioriente,  sono stati rinviati a tempo indeterminato. Lo ha annunciato il governo svizzero, poche ore dopo la cancellazione della partenza del vicepresidente statunitense JD Vance per il Paese alpino. “I colloqui previsti tra Stati Uniti, Iran, Qatar e Pakistan sono stati rinviati. La Svizzera resta disponibile a facilitare tali discussioni. I relativi lavori preparatori proseguono “, ha annunciato il ministero degli Esteri in un messaggio inviato all’AFP, senza fornire una nuova data. Il memorandum d’intesa è stato firmato elettronicamente e a distanza mercoledì dal presidente iraniano Massoud Pezeshkian e da quello Usa, Donald Trump. La Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha dichiarato giovedì in un messaggio scritto di averlo approvato, pur con alcune riserve. Per il repubblicano, il memorandum d’intesa “probabilmente equivale a una resa incondizionata” dell’Iran. Intervistato da Axios,  ha ammesso di aver negoziato l’accordo con l’Iran per evitare che la guerra si trasformasse in una depressione economica globale. Tuttavia, Trump ha negato di essere stato umiliato da questa esperienza. Alla domanda su cosa avesse imparato dalla guerra riguardo ai limiti del suo potere, ha risposto: “Non ci sono limiti”.

L’annullamento del viaggio di JD Vance in Svizzera aveva già sollevato dubbi sulla possibilità che questi colloqui si svolgessero. I negoziati, rinnovabili per 60 giorni, dovrebbero concentrarsi sul programma nucleare iraniano. L’inizio era previsto per venerdì con una cerimonia in un hotel di lusso sul Bürgenstock, che domina il lago di Lucerna. Tuttavia, JD Vance, che avrebbe dovuto rappresentare il suo paese, ha rinviato la sua partecipazione, così come il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, la cui mediazione era cruciale.

“I piani per i prossimi colloqui tecnici non sono ancora stati definiti e la delegazione americana si è preparata a partire alla prima occasione utile. Ma la logistica di questi negoziati non è mai stata semplice né prevedibile. Per il momento, il vicepresidente non partirà stasera“, ha annunciato la Casa Bianca nella notte tra giovedì e venerdì. Secondo Axios il rinvio del viaggio sarebbe legato alle richieste iraniane riguardanti il ​​Libano. L’intesa, infatti, prevede la cessazione immediata delle ostilità anche in quel Paese, ma le violazioni del cessate il fuoco sono continue. L’Idf ha annunciato che quattro soldati israeliani sono stati uccisi da Hezbollah, scatenando l’ira del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. “Per ogni lacrima versata da una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere. Tutto il Libano deve bruciare!”, ha scritto su X.

Usa-Iran firmano memorandum intesa a distanza. Trump: “Poco duro con Teheran? Stupido chi lo dice”

Dopo settimane di tira e molla, la firma del memorandum d’intesa fra Usa e Iran è arrivata. A distanza: il presidente Usa Donald Trump ha apposto la sigla durante la cena a Versailles, organizzata dal presidente francese, Emmanuel Macron, al termine del G7; del presidente iraniano Masoud Pezeshkian sono state diffuse foto mentre firmava il documento. Il memorandum di 800 parole e 14 punti mira a estendere il cessate il fuoco e a ripristinare il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz. Potrebbe essere quindi cancellata la cerimonia ufficiale per la firma del memorandum, prevista domani in Svizzera, dove invece, secondo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, potrebbero riunirsi le squadre negoziali per i colloqui di follow-up.

Trum rientra dal G7 a Evian, in Francia, con una vittoria, e su Truth attacca i suoi detrattori: “Questi idioti, che pensano che io non sia stato abbastanza duro con l’Iran, proprio mentre la Borsa ha appena raggiunto un massimo storico e i prezzi del petrolio stanno ‘crollando’, sono o invidiosi, o persone cattive, o stupidi”. E festeggia il vicepresidente degli Usa, JD Vance, che durante un briefing alla Casa Bianca annuncia che i 60 giorni utili a finalizzare tutti i punti dell’accordo partono ufficialmente oggi, ma “penso che il piano di pace del Presidente in Iran stia già dando frutti concreti per il popolo americano. Ieri sera, 12,5 milioni di barili di petrolio hanno attraversato lo Stretto di Hormuz. Si tratta del livello più alto dall’inizio del conflitto. I prezzi del petrolio sono scesi quasi al livello precedente allo scoppio del conflitto. Oggi il prezzo della benzina è sceso sotto i 4 dollari al gallone per la prima volta dall’inizio del conflitto e, cosa importante, continuerà a scendere ulteriormente, visto quanto siano bassi i prezzi del petrolio”. Intanto, al netto dell’intesa, secondo Vance il programma nucleare iraniano è già stato “completamente distrutto. La loro capacità di arricchimento, gli impianti che utilizzavano per sviluppare l’arricchimento e potenziali armi nucleari, sono ancora distrutti. Le loro forze armate convenzionali sono ancora distrutte. La loro capacità di minacciare i Paesi vicini è ancora in gran parte inesistente. E ora vedremo se sono disposti a rispettare la fase successiva del piano di pace del Presidente”. In caso contrario, la minaccia è sempre alla porta: “Dobbiamo verificare che ogni punto” dell’accordo “venga rispettato dall’Iran” e “naturalmente, come ha detto il Presidente, siamo sempre pronti a devastare tutto come abbiamo già fatto, avverte il segretario Usa alla Guerra, Pete Hegseth.

Intanto la situazione Usa-Iran sarà anche al centro del Consiglio Europeo che si svolge a Bruxelles fino a domani. Secondo l’alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas la firma del protocollo “offre davvero una buona base per porre fine a questa guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz, ma naturalmente ci sono anche questi 60 giorni per negoziare argomenti più complessi, come il nucleare, per esempio, ambito in cui abbiamo anche offerto la nostra esperienza, poiché abbiamo già condotto negoziati sul nucleare in passato”. Per quanto riguarda le sanzioni a Teheran, Kallas è decisa: “Abbiamo stabilito condizioni chiare. Abbiamo diverse sanzioni nei confronti dell’Iran. Intendo dire, quelle relative al programma nucleare; naturalmente, se le condizioni lo consentiranno, se ci sarà un accordo sul nucleare, allora penso che gli Stati membri ne discuteranno. Poi ci sono anche sanzioni relative alle violazioni dei diritti umani, e vediamo che la situazione dei diritti umani è in realtà più grave che mai. E poi abbiamo anche sanzioni relative alla libertà di navigazione o all’ostacolo alla libertà di navigazione, quindi, una volta che le condizioni lo consentiranno, ovviamente, anche gli Stati membri discuteranno se la revoca delle sanzioni sia opportuna, ma non siamo ancora a quel punto”.