Nel 2026 l’Italia presenta un quadro idrico profondamente diviso: il Nord si trova sull’orlo di una crisi idrica con precipitazioni in forte deficit rispetto alle medie storiche, mentre il Sud registra riserve molto abbondanti, ribaltando una siccità che perdurava da oltre due anni. Sono i dati diffusi questa mattina dall’Anbi in occasione della presentazione dell’assemblea nazionale, in programma a Roma il primo e 2 luglio. A livello territoriale, in Piemonte le riserve idriche complessive sono più scarse del 42,5% rispetto all’anno scorso, mentre in Lombardia la riserva nivale al 31 maggio è inferiore del 69% rispetto alla media storica. Situazione critica anche in Emilia-Romagna, con un bilancio idrologico negativo del 23%, in Trentino-Alto Adige, dove nei primi 5 mesi del 2026 è piovuto il 39% in meno della media trentennale, e in Veneto, che registra un crollo del 39% della pioggia cumulata rispetto all’anno precedente. Al contrario, il Mezzogiorno vive una fase di sovrabbondanza grazie ai cicloni dei primi 4 mesi dell’anno: gli invasi segnano un +60% in Puglia, +65% in Sicilia, +59% in Basilicata e +42% in Sardegna. Ottimi livelli si registrano anche in Calabria, con i bacini Menta e Alaco al 95% della capienza, in Campania, dove il bacino di Conza è pieno al 98%, e in Abruzzo con i volumi della diga di Penne tra i più alti dell’ultimo decennio. Questo divario idrico tra Nord e Sud rappresenta una vera e sarà una sfida strutturale per la gestione delle risorse nazionali.
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