“La nuova amministrazione statunitense sta cambiando direzione in diverse aree politiche, con il commercio come punto focale. Di conseguenza, l’incertezza sul futuro percorso della politica commerciale è salita a livelli eccezionalmente alti. Nel nostro mondo interconnesso, le crescenti tensioni commerciali nuocciono alla crescita e al benessere globali. Aumentano i costi, interrompono la produzione e spesso portano ad un adeguamento delle catene di fornitura. Ciò incoraggia anche politiche di ritorsione del tipo ‘occhio per occhio’, compromettendo ulteriormente i benefici del libero scambio”. Così Christine Lagarde, presidente della Bce, intervenuta all’audizione della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo.
“L’area dell’euro, molto aperta al commercio e profondamente integrata nelle catene di fornitura globali, in particolare con gli Stati Uniti, è particolarmente esposta ai cambiamenti nelle politiche commerciali”, aggiunge Lagarde: “Per quanto riguarda l’impatto di misure commerciali specifiche, la situazione è ovviamente ancora in evoluzione e qualsiasi stima è soggetta a notevole incertezza. Detto questo, l’analisi della BCE suggerisce che una tariffa statunitense del 25% sulle importazioni dall’Europa ridurrebbe la crescita dell’area dell’euro di circa 0,3 punti percentuali nel primo anno”.
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