Come riporta il Sole 24 Ore, secondo un’indagine realizzata da CoMar, nell’ambito dell’Osservatorio Finanziario presieduto da Massimo Rossi, al primo luglio le 18 società quotate dell’energia pesavano su tutto il listino di Milano per il 21,6% (contro il 20,9% di inizio anno). Una progressione frutto di un rally del 13,7% nel 2026, superiore al +10% registrato da tutta la Borsa italiana, che ha incrementato di 30 miliardi il peso di un settore ormai sempre più strategico, in Italia e nel mondo, anche alla luce dei continui choc geopolitici, dalla guerra in Ucraina al blitz di Trump in Venezuela per arrivare al conflitto Usa-Iran con il blocco dello stretto di Hormuz, tutt’altro che risolto in maniera definitiva. In termini assoluti il peso maggiore lo hanno le big partecipate dallo Stato, a partire da Enel ed Eni, che con 101 e 62 miliardi pesano rispettivamente per l’8,8% e il 5,3% di tutta Piazza Affari, con Snam che completa il podio – ma con un significativo distacco – a 20,9 miliardi (1,8%).
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