Con le celebrazioni degli ottant’anni dalla fine della guerra, la Cina si sta ponendo a capo di un asse alternativo all’alleanza occidentale. Ma “è una mossa che arriva dopo mesi in cui gli Usa hanno avviato politiche ostili, a partire dai dazi. La Cina oggi non fa che ricordare al mondo che esiste e che bisogna fare i conti con essa”, spiega Maurizio Rasero, sindaco di Asti che ha organizzato tredici spedizioni ufficiali e ha visitatto ottanta città con progetti nei campi di sanità, moda, sport, musica e imprese, dall’auto al vino. Rasero speiga a La Stampa che “lo sbaglio che facciamo è voler misurare i cinesi con il nostro metro. Ogni popolo è figlio della sua storia. Per avere a che fare con loro bisogna riconoscerne la storia, antica di 5.000 anni, l’unica paragonabile a quella di cui noi europei siamo eredi”. Il consiglio del sindaco astigiano è di aprire le porte al Dragone: “Penso che l’Italia possa rimanere un alleato degli Stati Uniti e dei partner europei, aprendosi a nuovi mercati e a nuove culture, in un mondo che sta cambiando rapidamente. I cinesi dicono: ‘Viviamo tutti sotto lo stesso cielo'”. Insomma un consiglio a Meloni: “È quello che l’Italia avrebbe dovuto fare già prima, a maggior ragione adesso che il nostro principale alleato schiaffeggia e umilia l’Europa”.
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