L’Italia non è in linea con le norme dell’Ue in materia di energie rinnovabili, e la Commissione prosegue con la procedura d’infrazione. Bruxelles ha inviato una parere motivato, secondo passo dell’iter del contenzioso che precede l’eventuale deferimento alla Corte. Il Paese ha solo “parzialmente” recepito la direttiva del 2018 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili nei settori dell’elettricità, del riscaldamento e raffrescamento e dei trasporti. Essa fissa per l’Ue un obiettivo vincolante per il 2030 pari almeno al 32% di energie rinnovabili e comprende misure volte a garantire che il sostegno alle energie rinnovabili sia efficace sotto il profilo dei costi e a semplificare le procedure amministrative per i progetti relativi alle energie rinnovabili. C’era tempo fino al 30 giugno 2021 per mettersi in regola, e a luglio 2021 è partita la procedura. Ora l’Italia ha due mesi per rispondere ai rilievi della Commissione ed evitare di finire davanti alla Corte.
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