“La globalizzazione non si fermerà, il capitalismo troverà degli aggiustamenti e chi non fa più affari negli Stati Uniti li farà altrove. Il commercio è come l’acqua, trova sempre il modo di scorrere. E ad approfittarne potrebbe essere l’Europa”. Così Pascal Lamy, ex commissario europeo al Commercio (1999-2004), poi direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (2005-2013), attualmente coordinatore dei think tank Jacques Delors di Parigi, Berlino e Bruxelles. In un colloquio con Il Corriere della Sera spiega: “Sogno un mondo in cui le questioni legate al commercio torneranno noiose, come sono sempre state. Ma Donald Trump è un tale genio della comunicazione che ha infiammato tutto”. Lammy dice ancora: ” Dopo l’annuncio dei dazi, c’erano due scuole di pensiero: secondo la prima, Trump stava facendo una rivoluzione, creando un nuovo mondo che tutti eravamo chiamati a immaginare e affrontare. In base alla seconda scuola, invece, quella realista alla quale appartengo, quei dazi erano talmente insensati che la realtà avrebbe finito con il prendere il sopravvento. E la mia tesi è sempre stata che il ritorno alla realtà si sarebbe prodotto proprio negli Stati Uniti”. E infine: “Ursula von der Leyen avrebbe potuto essere più ferma, ma ha una formazione atlantica che le è difficile abbandonare. I dazi sono una competenza europea del 1957 e questo resta, anche se la missione della premier Giorgia Meloni può essere utile politicamente. Macron ha avuto il consueto riflesso gollista, ma la novità è la reazione della Germania, che non può tollerare che vengano colpite le sue automobili. Possiamo aspettarci un governo tedesco più reattivo e europeista”.
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