“La vera difesa non è il piccolo riarmo nazionale perché, per parlarci fuori dai denti, se la minaccia fosse Putin, non è che il riarmo tedesco o quello italiano siano granché capaci di fermarlo. L’unico discorso che possiamo fare è mettere insieme le forze armate europee e investire su questo, con un comando unificato, e non su tanti segmenti nazionali di riarmo. Anche perché si possono correre dei rischi”. Lo dice, intervistato da Repubblica, Andrea Riccardi, storico, ex ministro e fondatore con Matteo Zuppi della Comunità di Sant’Egidio. “Io temo una Germania così armata. Non lo dico per gettare un’ombra sui nostri amici tedeschi – spiega – che sono dei grandi democratici, ma perché mi ricordo della lezione di Helmut Kohl, quando mi disse “la Germania è il più grande Paese europeo, ma abbiamo qualcosa dentro che non va e non dobbiamo mai essere lasciati soli”. Lo diceva un grande tedesco, non un detrattore”. Per Riccardi, quindi, “stiamo attenti a giocare con le armi, perché i governi passano e le armi restano. E se domani le elezioni dovessero vincerle i neonazisti dell’Afd?”. L’obiettivo finale, dice a Repubblica, “è uscire dall’età della forza non solo con un discorso sulle armi, ma con la riscoperta della diplomazia e del dialogo”.
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