“Una vittoria politica per l’Italia e per il resto d’Europa”. così Carlo Fidanza, eurodeputato e capodelegazione di Fdi a Strasburgo, in una intervista a Il Sole 24 Ore. Il sì di Bruxelles all’estensione all’energia della clausola di salvaguardia introduce “finalmente uno strumento orizzontale, valido per tutti, che consentirà di effettuare gli investimenti per affrontare la crisi, ridurne l’impatto industriale e inflazionistico e sostenere imprese e famiglie”. Spiega ancora Fidanza che a fare la differenza sono stati “il coraggio politico e l’insistenza che Giorgia Meloni ha messo in campo sin da quando è emersa la necessità, per gli Stati membri, di reagire rapidamente ed efficacemente all’aumento dei prezzi dell’energia, insieme al pressing quotidiano e al lavoro tecnico svolto dal ministro Giorgetti e dal Mef. Un percorso che ha vinto le rigidità della Commissione e dei ‘frugali’ e che noi eurodeputati di Fdi abbiamo accompagnato e sostenuto. Fino a oggi l’unica risposta arrivata dalla Commissione era stata l’allentamento del regime sugli aiuti di Stato, che chiaramente non è utile ai Paesi con alto debito come l’Italia e che finisce per avvantaggiare chi ha maggiore capacità fiscale e per paradosso a creare ulteriori squilibri nell’Unione. Ora è stata accolta la tesi che Meloni ha difeso in tutte le sedi sin da marzo: l’energia è la nuova priorità e per agire l’Europa non poteva attendere l’ingresso in recessione, che nessuno si augura”. E ancora: “Comincerà ora una fase di dialogo tecnico tra la Commissione e il Governo. È vero che Dombrovskis sembra aver escluso bonus e interventi sulle bollette, ma ha aggiunto che i fondi potranno essere usati per sostenere famiglie e imprese. Nelle prossime settimane capiremo meglio quali sono le voci che potranno essere coperte da questa opportunità. In ogni caso la flessibilità sugli investimenti consente di spostare sulla spesa corrente altri interventi nazionali di sollievo immediato”. Infine sugli Ets: “L’Europa deve dimostrare di essere amica dei cittadini e delle imprese. Non smetteremo di chiedere una revisione del sistema Ets: su questo tema serve lo stesso coraggio e la stessa capacità di comprensione. L’alternativa è la deindustrializzazione del continente. Vorremmo non dover insistere così tanto su questioni che appaiono lapalissiane”.
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