Contro l’attuale shock energetico, un sostegno fiscale generalizzato “non è giustificato. Nello scenario di base, la risposta dovrebbe basarsi principalmente sugli stabilizzatori automatici, anche attraverso l’attuale rete di sicurezza sociale, compensandone l’impatto fiscale laddove lo spazio di manovra sia limitato. Se gli effetti negativi si intensificassero, qualsiasi sostegno discrezionale dovrebbe essere temporaneo, ben mirato e preservare i segnali di prezzo”. Lo rileva il Fondo Monetario Internazionale in relazione alla reazione dei governi dell’eurozona, sottolineando che “molti Stati membri hanno già introdotto misure di sostegno energetico temporanee, ma non mirate, che ammontano in media a circa lo 0,1% del Pil in tutta l’Ue su base ponderata per il Pil a maggio 2026”. Nonostante la loro portata finora limitata, “tali misure rischiano di indebolire gli incentivi al risparmio energetico e di creare ricadute negative su altri importatori di combustibili”. Dunque, si spiega, “qualsiasi prosecuzione di tali misure o l’adozione di nuove misure dovrebbe essere meglio mirata a proteggere le famiglie vulnerabili, preservando al contempo i segnali di prezzo”. Alcuni Stati membri hanno dimostrato “che ciò è fattibile e che il costo di bilancio sarebbe modesto. Inoltre, un sostegno di bilancio di ampia portata, oltre a gravare ulteriormente sulle finanze pubbliche, potrebbe anche aumentare la necessità di ulteriori interventi di politica monetaria per mantenere la stabilità dei prezzi”, rileva il Fmi nella sua nota.
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