“Per decenni, il sistema finanziario internazionale ha ruotato attorno al dollaro, che ha rappresentato un’àncora per le politiche monetarie di molti paesi, un rifugio per gli investitori nelle fasi di incertezza e la principale valuta di denominazione degli scambi globali di beni e servizi. Negli Stati Uniti, gli afflussi di capitale – alimentati anche da persistenti disavanzi commerciali – hanno generato un rilevante accumulo di passività verso l’estero, accrescendo l’esposizione degli investitori internazionali ai rischi del mercato americano. Negli ultimi anni, due tendenze hanno amplificato questa esposizione”. Così il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, all’Assemblea annuale dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi), presso l’Aula Magna dell’Università Luigi Bocconi di Milano. “La prima è il forte aumento del valore di borsa delle grandi società tecnologiche statunitensi, che ha ulteriormente sbilanciato i portafogli globali verso il mercato americano. La seconda riguarda il rischio di tasso di interesse sui portafogli in dollari. Dopo la crisi finanziaria globale, un lungo periodo di bassi rendimenti e premi a termine contenuti ha favorito l’emissione di titoli a lunga scadenza, prontamente assorbiti dagli investitori. Ne è derivata una maggiore esposizione al rischio di tasso sulle attività denominate nella valuta americana”, prosegue Panetta. (Segue)
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