“Abbiamo diversificato le nostre forniture di energia fossile, siamo usciti dalla dipendenza dalla Russia, consumiamo meno gas, abbiamo installato più rinnovabili, raggiungendo livelli record che in questo momento ci proteggono. Ma questa non è una crisi energetica, è una crisi dell’energia fossile. E dunque dobbiamo ridurre la nostra dipendenza da queste fonti, che è ancora molto alta”. Lo dice a la Stampa il Commissario all’Energia Dan Jorgensen. Che aggiunge: “Ora c’è una crisi dei prezzi che fa male alle nostre economie, ai nostri cittadini e alle nostre aziende. Al momento non ci sono rischi per la sicurezza delle forniture, ma per prodotti specifici – come il carburante per gli aerei e forse anche il diesel – potremmo finirci se il conflitto non dovesse terminare velocemente”.
E ancora: “Per quanto riguarda il gas, molte infrastrutture sono state danneggiate: se anche la guerra finisse domani, cosa a cui purtroppo nessuno di noi crede, ci vorrebbero anni per far tornare i prezzi alla normalità. Per il petrolio il discorso è un po’ diverso e probabilmente la produzione potrebbe riprendersi nel giro di 2-4 settimane, anche se poi servirebbe del tempo per le consegne. Con un conflitto prolungato, potremmo avere problemi nelle forniture, oltre che un continuo aumento dei prezzi. Ci stiamo preparando per tutte le eventualità e speriamo di non dover arrivare a utilizzare strumenti molto più seri. Ma la speranza non può essere una strategia…”. Ma sul ritorno ad eventuali forniture dalla Russia, Jorgensen è netto: “Impensabile”.
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