La trasmissione dei rincari delle materie prime energetiche sui prezzi al consumo si è manifestata già dal mese di aprile: la variazione tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo armonizzato (IPCA) è passata dal +1,4% medio del primo trimestre al +2,8%, con un successivo rafforzamento a maggio (dato preliminare) al +3,3%.
L’inflazione acquisita per il 2026 risulta pari a 2,9% (2,6% nella media dell’area euro). Lo rileva l’Istat.
Il rialzo dell’inflazione IPCA è da attribuire principalmente ai forti incrementi dei prezzi dei beni energetici (+9,3% in aprile e +12% in maggio) e degli alimentari (+2,9% e +2,8%). L’inflazione di fondo (al netto quindi degli elementi più volatili come gli energetici e gli alimentari non trasformati) è stata pari all’1,6% in aprile e 1,8% in maggio, più bassa rispetto alla media dei primi tre mesi dell’anno (2,1%); l’acquisito per il 2026 risulta pari a +1,9%. Le attese di rialzo dell’inflazione da parte dei consumatori nei prossimi 12 mesi (rispetto ai 12 mesi precedenti) si riducono a maggio dopo tre incrementi: la quota di coloro che si attendono un rialzo scende (dal 69,4% di aprile al 57,8%), mentre aumenta la quota di chi si attende una riduzione (dal 21,8% al 28,9%). Tra le imprese, rimane prevalente la quota di unità che dichiara l’intenzione di mantenere stabili i listini nei successivi tre mesi (69,9% in manifattura, 76,2% nelle costruzioni, 84,4% nei servizi di mercato e 72,7% nel commercio
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