“L’Europa è arrivata in ritardo sull’intelligenza artificiale rispetto agli Stati Uniti e alla Cina, ma non deve rincorrere i competitor internazionali. Deve percorrere la sua strada, capire come trattenere le persone e creare nuove opportunità per farle rimanere”. Lo dice Fabio Pammolli, presidente del nuovo istituto italiano per l’Intelligenza artificiale, – The Italian Institute of Artificial Intelligence for Industry (AI4I), con sede a Torino –, docente di Economia e Finanza al Politecnico di Milano, e da poco nel consiglio di amministrazione di Sace. “Il rischio principale del nostro gap? L’essiccazione del capitale umano”, aggiunge nel colloquio con La Stampa. “L’intelligenza artificiale non è una scienza, è una pratica ingegneristica. Non abbiamo ancora una base scientifica consolidata su quello che potrà diventare”, spiega ancora. Pammolli infine assicura: “L’Ai è uno stimolo alla democrazia e alla società aperta. La mia concezione è di “libertà nel lavoro” non “libertà dal lavoro”, non vedo la traiettoria marxiana. È una sfida per gli ordinamenti democratici a valorizzare il meglio dell’essere democrazie. Non credo induca a un controllo orwelliano. Mi auguro progressi sulle basi scientifiche dell’Ai, crescita del capitale umano, opportunità per giovani e imprese. Se continuiamo a vedere l’Ai come un pericolo, entriamo in una strategia difensiva di rattrappimento. È folle. Credo invece sia un’apertura di spazio applicativo che porta a proliferazione di opportunità”.
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