“Non sono abituato a sentire il presidente degli Stati Uniti che usa parolacce pesanti”. Lo dice Ian Bremmer, il fondatore di Eurasia, in un dialogo con Repubblica. “È arrabbiato perché la guerra va male, però non ha nessuno da incolpare se non se stesso. Vede il conflitto in termini personali, non nazionali, e ciò offusca le sue capacità decisionali”, sottolinea. Quanto al messaggio su Allah, evidenzia: “Dimostra che Trump è arrabbiato e frustrato per quanto male sta andando la guerra. Credeva davvero che tutto si sarebbe risolto nel giro di pochi giorni con una grande vittoria. Gli iraniani avrebbero capitolato dopo che lui, insieme agli israeliani, ne aveva decapitato la leadership. Invece non solo si sono rifiutati di arrendersi incondizionatamente, come lui aveva preannunciato al G7 sostenendo che lo avrebbero fatto da un momento all’altro, ma hanno anche dimostrato grande resilienza, una forte volontà di continuare a combattere e una notevole capacità di creare disagi nello Stretto. E Trump, in realtà, non può fare nulla al riguardo. Perciò è davvero furioso. Ciò lo porta a continuare a fare la voce grossa e lanciare tutte queste minacce che, finora, si sono rivelate del tutto inutili. Credo di non aver mai visto Trump così personalmente frustrato e arrabbiato per una politica che è stata creata proprio da lui. Parte del problema è che non ha nessuno a cui addossare la colpa. Lui vorrebbe, ma la responsabilità è solo sua”.
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