L’Italia rischia la recessione, se gli scenari peggiori della guerra in Iran diventeranno realtà. Sono le previsioni che fa in una intervista a Repubblica Alfred Kammer, direttore dell’European department dell’Fmi: “La stima meno severa riduce il Pil dello 0,5%, quella peggiore 0,9”, dice. Sono gli effetti della guerra Iran-Usa sull’economia: “Prima della guerra preparavamo un aggiornamento positivo della crescita. La ripresa procedeva come previsto e lo slancio era un po’ più forte. L’impatto sull’area euro è una perdita cumulativa di produzione in due anni pari a 0,5 punti percentuali e l’Italia è in questa media. L’effetto si manifesta attraverso due canali: uno è l’aumento dei prezzi dell’energia, l’altro è la riduzione della domanda esterna. Quanto all’inflazione, prevediamo un aumento di 0,6 punti in media, in tutta l’area euro. Il problema è che siamo ancora in guerra e c’è un’alta incertezza”. Per Kammer “secondo lo scenario più grave, le perdite di produzione nell’area euro sarebbero pari allo 0,9% quest’anno e allo 0,8 il prossimo”. La soluzione dipende “principalmente dalla guerra, ma le cose possono peggiorare se i paesi smettono di coordinarsi e impongono controlli sulle esportazioni. Non si tratta solo di petrolio e gas, ma anche prodotti specialistici e fertilizzanti. L’altro aspetto è la risposta fiscale. Suggeriamo di non distorcere il price signal, concentrando il sostegno sulle componenti più vulnerabili della popolazione e evitando sussidi non mirati. Insistiamo perché lo spazio fiscale in Europa è limitato e avremo ulteriori pressioni sulla spesa entro il 2040 attraverso difesa, invecchiamento, salute e trasformazione delle economie, pari al 5% del Pil”. Poi sulla strategia delle banche centrali: “La notizia positiva è che prima della guerra la Bce era in buona posizione. L’economia europea era nel target, come il divario di produzione e l’inflazione. Quindi la banca centrale può osservare come si sviluppa la guerra e poi vedere in che scenario ci troviamo e cosa fare. Per quest’anno ci aspetteremmo ancora un aumento di 50 punti base del tasso nominale”.
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