I negoziati tra l’amministrazione Trump e la Repubblica islamica non “servono certo a far avanzare le richieste della società civile iraniana, che è esclusa da queste trattative”. Ma se si arrivasse a una rimozione delle sanzioni “l’accordo andrebbe sostenuto, perché è l’unico modo per cambiare davvero le cose”. Lo dice Mehdi Mahmoudian, intellettuale, giornalista, co-sceneggiatore del regista Jafar Panahi, con cui ha scritto ‘Un semplice incidente’, candidato agli Oscar, Mahmoudian è una delle voci più autorevoli della dissidenza iraniana e in una intervista a Repubblica aggiunge: “Viviamo in uno stato di profonda incertezza, instabilità, mancanza di sicurezza. I prezzi sono aumentati in maniera vertiginosa, la disoccupazione pure: molti non hanno lavoro e quelli che ce l’hanno non sono sicuri che ce l’avranno ancora domani. È impossibile fare progetti”. E ancora su Donald Trump: “La pretesa di ‘liberare gli iraniani’ attraverso la guerra più che un progetto democratico era lessico che serviva a realizzare un progetto geopolitico americano. L’esperienza del Medio Oriente ha mostrato che l’intervento militare esterno non conduce a una democrazia stabile. Al contrario, rafforza le strutture militari e securitarie e indebolisce la società civile. Molti iraniani sono critici verso la Repubblica islamica e desiderano profondi cambiamenti politici, ma questo non significa che sostengano la guerra perché prima di ogni altra cosa la guerra distrugge la vita delle persone comuni: dall’economia alle infrastrutture fino alla sicurezza psicologica della società. Un cambiamento democratico duraturo è possibile solo quando prende forma attraverso la partecipazione popolare”.
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