“Le imprese ora hanno bisogno di rivedere il proprio business plan, e fare previsioni tenendo conto del conflitto, ma le invitiamo a non ritirarsi perché quelli dei Paesi del Golfo rimangono mercati di diversificazione importanti”. Lo dice a Il Sole 24 Ore Alessandro Terzulli, capo economista Sace. “Per ora l’ipotesi più accreditata è che l’impatto sull’export italiano sia gestibile – prosegue Terzulli – restando in uno scenario ‘di base’ in cui il conflitto rimane circoscritto, senza forti escalation. Per questo Sace continua, con le dovute cautele, a supportare le imprese che per esempio stanno valutando l’approdo in quei mercati”. Ma sul tavolo di Sace ci sono anche valutazioni su scenari moderatamente avversi o estremi. “La variabile principale resta il blocco dello stretto di Hormuz e la sua durata – conclude Terzulli – che incide, oltre che sul prezzo di petrolio e gas, anche sulle catene di fornitura, pensiamo ai fertilizzanti o all’elio. Altra variabile importante: il rischio che vengano compromesse le infrastrutture energetiche”.
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