“L’America e gli altri Paesi devono sapere che lo Stretto di Hormuz non verrà aperto se non secondo le disposizioni iraniane”, ha affermato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, aggiungendo che l’Iran rimane “in stato di guerra” e ha comunicato a Pakistan, Oman e Qatar che “in tali circostanze non è possibile rispettare determinati standard normali relativi allo Stretto di Hormuz”.
Il diplomatico, secondo quanto riporta l’agenzia iraniana Fars, ha dichiarato che i recenti scontri hanno reso “inequivocabile” la posizione dell’Iran nei confronti degli Stati Uniti, affermando il “diritto di Teheran di adottare le misure necessarie per garantire la nostra sicurezza nello Stretto di Hormuz, poiché lo Stretto di Hormuz è legato alla nostra sicurezza nazionale”.
La Repubblica Islamica e gli Stati Uniti avevano concordato un periodo di riapertura di 60 giorni nell’ambito di un memorandum d’intesa mediato dal Pakistan a giugno, ma “le violazioni americane hanno costretto Teheran a ripristinare la chiusura”, scrive l’agenzia.
Teheran ha subordinato la riapertura della via navigabile al soddisfacimento di una serie di prerequisiti, tra cui la cessazione dell’ingerenza americana nel traffico marittimo regionale.
Gharibabadi ha inoltre confermato che l’Iran e l’Oman hanno raggiunto un “accordo per avviare negoziati tecnici volti a concordare una rotta alternativa a quella storica precedente nello Stretto di Hormuz”. Ha sottolineato che l’intesa con l’Oman “non significa l’apertura dello Stretto di Hormuz”.
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