“Mi sembra soprattutto un tema di percezione, legato al fatto che siamo più sensibili ad un aumento del prezzo del petrolio, di cuiverifichiamo subito il riverbero alla pompa, e meno alla sua riduzione. Ci può stare un adeguamento più lento, ma non mi sembra di entità tale da qualificare un comportamento opportunistico da parte degli operatori”. Così Simona Benedettini, fondatrice e amministratore della società di consulenza sui temi energetici Race Consulting. La speculazione “c’è, ma senza un connotato negativo o patologico”, spiega a Repubblica. “La speculazione è una caratteristica dei mercati stessi, legata alle fisiologiche aspettative di profitto degli operatori economici. Il prezzo del carburante è fatto per un 40-50% dalla componente industriale, di cui l’80% legato ai costi di approvvigionamento dei prodotti raffinati: quando la loro quotazione sale è normale che si rifletta sui prezzi”.
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