“È tempo di una nuova Biennale del Dissenso, come quella del 1977, che diede voce agli artisti ribelli di Urss e Paesi dell’Est. Bisogna ripensare o definire meglio cosa la Mostra d’arte vuole rappresentare, se una vetrina dei governi statali, o una piattaforma libera di espressione: per essere quest’ultima cosa, deve sfilarsi dai governi. Lo dice a La Stampa Katia Margolis, artista russa cresciuta negli anni del totalitarismo sovietico. Oggi è in prima fila contro la presenza della Russia alla prossima mostra, la sessantunesima, che inaugurerà il 6 maggio. Ha organizzato la raccolta firme internazionale contro la decisione di Buttafuoco e del cda della Fondazione, rimasti inamovibili, nonostante l’Ue abbia formalizzato il blocco di 2 miliardi di finanziamenti, e la contrarietà del ministro Giuli e della premier Meloni. Margolis, la protesta contro la riapertura del Padiglione russo “è un dovere morale verso l’Ucraina e verso l’arte, perché la cultura non è fuori dalla politica: dire che lo è, significa sposare la tesi che la propaganda russa ha sempre utilizzato per normalizzare e mascherare i suoi crimini”.
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