Il ministro degli esteri estone Margus Tsahkna è cautamente ottimista sugli sviluppi di pace per l’Ucraina. “Aspettiamo i dettagli, ma c’è stato un chiaro progresso. Il vecchio piano metteva sotto pressione solo l’Ucraina imponendo limitazioni militari laddove non ne erano previste per l’aggressore russo. Le proposte devono essere condivise. Americani e russi non possono accordarsi su Nato e Unione europea senza che né Kiev né Bruxelles siano coinvolti. Trovo positivo che Ursula von der Leyen e i Volenterosi facciano quadrato intorno alla sovranità degli ucraini, gli unici a poter decidere dei propri territori. L’Ue adesso deve agire anziché limitarsi a commentare, a partire da quella potentissima leva che sono gli asset russi congelati”, dice nel dialogo con La Stampa. E prosegue: “Siamo sulla strada giusta. Qualcosa si muove. Mosca è sotto pressione economica, ci prepariamo al ventesimo pacchetto di aiuti a Kiev: è imperativo a questo punto mettersi d’accordo per utilizzare quegli asset, la nostra carta più importante, tra i 140 e i 160 miliardi che potremo versare all’Ucraina anziché attingere alle casse europee. È un tema centrale nei negoziati. L’aggressore deve pagare. Non mi aspetto aperture da Mosca ma una reazione dura, le bombe sull’Ucraina aumenteranno, è il momento più buio prima dell’alba e bisogna spingere”.
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