“A Trump, in realtà, dell’Ucraina non importa molto. A lui interessa togliersi questa guerra dalla scrivania, anche perché è diventata un imbarazzo, visto che aveva promesso di risolverla in 24 ore. Sceglierà quindi la strada di minore resistenza. Putin sembra essere riuscito a convincere Trump che lui è dalla parte vincente e che quindi la via più facile verso la pace sia mettere pressione su Kiev”. Lo dice Mark Galeotti è uno dei più autorevoli esperti di Russia e del sistema di potere del Cremlino. Storico, politologo e senior associate fellow al Rusi di Londra, da oltre 30 anni studia l’evoluzione della Russia post-sovietica. Nel colloquio con La Stampa spiega: “Se ci sarà una pace, sarà certamente una pace ingiusta. Gli ucraini non riavranno i territori occupati e, se un accordo verrà raggiunto, Mosca otterrà più di quanto otterrà Kiev. Ma non sono affatto certo che si arriverà davvero a una pace. Ci sono temi su cui un accordo è possibile, ma Putin sembra ancora deciso a pretendere che l’Ucraina rinunci a quell’ultimo 15-20 per cento del Donetsk che non ha ancora conquistato. E non sono convinto che Zelensky possa accettarlo, anche se volesse farlo. Questo potrebbe essere lo scoglio su cui l’intero processo si spezzerà”.
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