“Gli Stati Uniti generano tra il 25 e il 30% del Pil mondiale ma rappresentano oltre il 60% della capitalizzazione del mercato azionario globale. Ora gli investitori cominciano ad interrogarsi su tale sovra-esposizione e, in questo contesto, l’Europa sarebbe il beneficiario naturale di un’eventuale riallocazione di capitale. Ma affinché ciò avvenga sarà importante per l’Europa attuare cambiamenti significativi perché, con una crescita attorno all’1%, non c’è grande attrattività per gli investitori. Servono deregulation in molti ambiti e spinta all’innovazione”. così John Waldron, president e chief operating officer della grande banca Usa Goldman Sachs. In un colloquio con il Sole 24 Ore aggiunge: “Credo che temi come crescita economica, inflazione e tassi d’interesse rimangano il principale punto d’attenzione per i nostri clienti, più della geopolitica. Ne è dimostrazione la reazione dei mercati agli eventi in Iran e Israele, meno marcata di quello che ci si poteva aspettare. C’è ancora molta cautela tra gli investitori riguardo a dove stiamo andando in termini di crescita economica. L’inizio dell’anno era partito con l’impressione che gli Stati Uniti avrebbero registrato una crescita straordinariamente superiore alle medie storiche. Dopo eventi come il Liberation Day ed il successivo periodo, questa visione è stata messa in discussione”.
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