Kim Won-soo, ex sottosegretario generale Onu, dieci anni al fianco di Ban Ki-moon e come alto rappresentante per il disarmo, oggi Rettore dell’Accademia globale per le civilizzazioni future alla Kyung Hee University a Seul sostiene che “Stati Uniti e Cina sono sempre più in concorrenza strategica, ma non c’è alternativa al dialogo per poterla gestire, altrimenti il rischio è quello di un conflitto globale catastrofico per tutti”. In un colloquio con il Corriere della Sera aggiunge: “Al centro del dialogo c’è la questione Taiwan con tutte le sue sfaccettature. Per la Cina riunirsi con Taiwan è un obiettivo geopolitico prima ancora che economico o storico. Avere Taiwan, consentirebbe alla Cina di rompere la cosiddetta ‘First Island Chain’ (catena delle prime isole) che si estende dal Giappone, passando per Okinawa, Taiwan, fino alle Filippine con altre isole in mezzo che impediscono alla flotta navale cinese di avere un agevole accesso aperto al Pacifico. Avere Taiwan, significherebbe rompere la catena ed avere una postazione avanzata aperta direttamente sul Pacifico. Questo cambierebbe il contesto di sicurezza ad esempio per il Giappone, che potrebbe sentirsi improvvisamente più vulnerabile sui confini esterni. Per questo si cerca di mantenere lo status quo”.
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