A LetExpo 2026 – la fiera del trasporto e della logistica sostenibili – era presente anche Sicom, azienda top di gamma tra i costruttori di container personalizzati e su misura, per presentare, in anteprima mondiale, un nuovo semirimorchio intermodale.
“Sicom è un’azienda storica, che giusto l’anno scorso ha festeggiato 50 anni”, ha raccontato a Gea Daniele Testi, responsabile marketing. “Inoltre siamo partner di Alis, per cui essere qui a LetExpo è una cosa abbastanza scontata. Quest’anno però è di grande interesse perché approfittiamo di questa fiera per un’anteprima mondiale: un nuovo semirimorchio intermodale, presentato nella scia delle nostre competenze, ovvero l’essere un’azienda di manifattura che costruisce da mezzo secolo equipment per il trasporto intermodale, oltre che per il settore dell’energia e della difesa”.
“Il passo dalle casse ai semirimorchi che furono già fatti nel passato – spiega Testi – è stato trovare un prodotto che si affianchi a quella che è oggi un’esigenza: nuovi corridoi verso il Nord Africa, necessità di avere un equipment che duri nel tempo, che possa avere grandi autonomie e che possa ridurre il total cost of ownership. Quindi quello che presenteremo, senza svelare troppo, è un prodotto che ha delle caratteristiche di casse furgonate imbullonate, che possono essere cambiate in caso di danneggiamenti: un prodotto tagliato per una logistica sempre più intermodale, sempre più efficace”.
“Come società che produce manifattura è evidente che le leve sono molteplici: in primis c’è il tema dell’utilizzo di energie rinnovabili. La nostra è già un’azienda che per il 50% dei propri consumi produce già energia attraverso pannelli solari. Ma non solo, la materia prima, in questo caso, l’acciaio, è un acciaio verde, derivato da accordi con produttori italiani, per una filiera il più possibile circolare, invece che lineare”, ha continuato il responsabile.
“Dopodiché – ha concluso Testi – la missione di un’azienda che produce casse intermodali come la nostra è aiutare i propri clienti, i trasportatori e i caricatori, ad avere un minor impatto, portando un po’ meno camion sulle strade, scegliendo invece di utilizzare per le lunghe distanze il treno e la nave. Di per sé, quindi, la propria missione è quella di avere una logistica che abbia un minore impatto in termini di emissioni. In aggiunta dobbiamo anche una logistica più sicura perché poi, alla fine, non dobbiamo dimenticarci che ci relazioniamo con merci ma soprattutto persone, le quali devono guidare questi mezzi, da qui la necessità di avere prodotti sempre più innovativi e sicuri”.
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