Schiavon (Caffè Borbone): “Sostenibilità impegno non solo da raccontare, ma da misurare”

“La responsabilità dei torrefattori è importante: come viene prodotto il caffè e che tipo di impatto ha questa produzione, ma anche dettagli più semplici, come quanto concime viene usato, cosa si fa della potatura, quanto viene prodotto per ettaro, le comunità che ci lavorano. Questo è un impegno che in Borbone abbiamo preso, perché queste cose non possono essere solo raccontate, vanno misurate e vanno rendicontate. Bisogna capire che effetto abbiamo, che impatto abbiamo, che cosa riusciamo a fare e darsi sempre degli obiettivi progressivi per poter fare sempre meglio in questa direzione. Questo è un aspetto: l’origine da dove viene il caffè. Poi abbiamo molti altri: i progetti devono essere misurati e auditati, ovvero rendicontati in modo robusto e solido perché l’altra best practice, infatti, è raccontarli nel modo corretto. Se lo vuoi raccontare devi dire cose vere, senza trasformarlo in un meccanismo di promozione della marca, ma in un racconto del nostro impegno”. Così ha raccontato a GEA marco Schiavon, amministratore Delegato di Caffè Borbone, e come esempio dell’impegno dell’azienda in materia di produzione sostenibile ha aggiunto: “Circa la metà dei nostri volumi del monoporzionato sono cialde in carta. Le cialde in carta contengono 7 grammi di caffè e sono composte da due strati di carta. Queste possono essere smaltite nell’umido domestico in Italia; in altri Paesi dove non c’è l’umido, è comunque un prodotto compostabile. Questo è un impegno: per questo aspetto, il prodotto è correttamente riciclabile nella sostanza organica di casa”.

Mescia (Fondazione Banco Alimentare): “Nel 2025 oltre 50mila tonnellate di prodotto da recupero”

“In tutti questi anni abbiamo sviluppato l’attività di recupero in tutta la filiera agroalimentare, quindi a partire dal settore primario fino ad arrivare anche alla ristorazione collettiva con anche progetti particolari come il recupero del cibo cotto dalle navi da crociera, catene di ristoranti come KFC o dai catering o dai banchetti di matrimonio. Tanti anni fa una rivista ci chiamò come l’organizzazione che cerca in tutti i modi di recuperare il cibo ancora buono, in modo tale che non diventi rifiuto, ma che ritorni ad essere risorsa e venga distribuito, per quanto riguarda la nostra attività, a chi poi a questo cibo non ha un accesso quotidiano”. Così ha raccontato a GEA Vittore Mescia, Responsabile Operation di Fondazione Banco Alimentare ETS.

E in merito alla presenza all’evento ha aggiunto: “Molto importante per noi poi la collaborazione con le fiere, in particolare con TuttoFood, in passato anche con Cibus. E che cosa facciamo nelle fiere oltre che a cercare donatori? Siamo presenti con uno stand, abbiamo chiesto e siamo stati coinvolti con grande disponibilità nell’attività di recupero del cibo che viene avanzato all’interno della fiera. Per cui nell’ultimo giorno ci sarà qui a TuttoFood una squadra di oltre 120 persone divise in gruppi che gireranno nei padiglioni delle aziende che hanno aderito a questa iniziativa. Aziende che hanno portato in fiera prodotti per l’evento, che quindi non possono riportare in azienda per vendere, e hanno deciso poi di donarlo a noi; lo raccoglieremo, lo porteremo nel magazzino del Banco Alimentare della Lombardia a Muggiò e poi nei giorni successivi verrà distribuito. Parliamo di tonnellate: l’anno scorso sono state raccolte quasi 20 tonnellate a TuttoFood, che si inseriscono nelle migliaia di tonnellate di cibo che recuperiamo come eccedenza tutto l’anno. Calcolate che nel 2025 solo dal recupero abbiamo superato le 50.000 tonnellate di prodotto”.

Tammaro (Lactalis): “Ecodesign sostenibile per ridurre l’utilizzo di materie prime”

Intervistato ai microfoni di Gea presenti a TuttoFood 2026, Gianmarco Tammaro, Corporate Communication & Sustainability Manager di Lactalis per l’Italia ha raccontato come da anni il Gruppo segua una strategia di sostenibilità coerente con le linee guida mondiali, intervenendo su diversi ambiti. “Con 30 stabilimenti sul territorio nazionale, l’azienda lavora per ridurne l’impatto attraverso interventi di efficienza e l’adozione di fonti energetiche primarie differenti, come il fotovoltaico e l’approvvigionamento elettrico tramite impianti di cogenerazione”.

“Un altro pilastro fondamentale – ha spiegato Tammaro – è il packaging, che rappresenta il punto di contatto con il consumatore e deve garantire sicurezza alimentare e comfort. Oggi gli interventi si focalizzano sull’ecodesign per ridurre l’utilizzo di materie prime, come nel caso delle confezioni richiudibili che hanno permesso di eliminare componenti superflue come i vassoi superiori. Grande attenzione è rivolta anche alla riciclabilità: un esempio recente è la bottiglia UHT di Parmalat realizzata con il 50% di plastica rPET (bianco opaca), che è stata premiata ad Amsterdam ai Plastic Recycling Awards”.

Madeo (Madeo Industria alimentare): “Scarti agricoli e liquami convogliati in un impianto di biodigestione”

Presente a TuttoFood 2026 anche Anna Madeo, Presidente di Madeo Industria alimentare Srl che ai microfoni di Gea ha raccontato come la loro filiera agricola e agroalimentare svolga tutte le attività del processo produttivo nel pieno rispetto dell’ambiente. “I nostri stabilimenti – ha spiegato Madeo – sono ricoperti di impianti fotovoltaici che generano oltre 1 MW di energia pulita. Inoltre, gli scarti della produzione agricola del peperoncino, della lavorazione delle olive e i liquami degli allevamenti suini vengono convogliati in un impianto di biodigestione, con un biogas che produce ulteriori 250 kW di energia. Grazie anche all’agrivoltaico e alla cogenerazione, raggiungiamo quasi 2 MW di energia ‘clean’, garantendo il 35% di autosufficienza della filiera, con l’obiettivo di arrivare al 100%”.

“Siamo anche molto attenti al benessere animale – ha specificato Madeo – tema per il quale la nostra filiera è premiata dal 2015 da diverse organizzazioni. Nei nostri allevamenti, situati in Calabria e in tutto il Sud Italia, i circa 18.000 capi vivono rispettando i ritmi naturali: non pratichiamo mutilazioni, non usiamo antibiotici né OGM nell’alimentazione, e seguiamo un tempo di accrescimento lento di 12-16 mesi”.

Altro fiore all’occhiello di Madeo è l’alta concentrazione di quote rosa: “L’azienda è oggi guidata al 75% da donne e conta 160 collaboratori, di cui il 40% sono giovani sotto i 35 anni. Investiamo molto nelle persone attraverso assicurazioni sanitarie, prevenzione e corsi di formazione (inglese, informatica, team building), perché crediamo che la crescita della comunità aziendale sia fondamentale per far crescere l’impresa verso nuovi traguardi”.

 

Scotti (Riso Scotti): “Sostenibilità è un modo di fare impresa”

“La nostra azienda da molti anni è impegnata nella sostenibilità sotto tutti i punti di vista, e mira nel futuro a raggiungere lo scarto zero. Quest’anno abbiamo fatto il nostro primo esercizio di bilancio di sostenibilità, che sarà ufficiale a partire dal 2027, leggibile dal consumatore ma anche da tutti gli altri stakeholder. Quindi l’impegno si è tradotto in investimenti industriali che hanno portato gli scarti prossimi allo zero”. Così ha spiegato Francesca Scotti, Responsabile Marketing e Comunicazione Digitale di Riso Scotti, parlando con i giornalisti di GEA. E ha aggiunto: “Sostenibilità non è solo una parola con la quale ci si riempie la bocca; è un modo di fare impresa. Ma devo dire che noi come azienda l’abbiamo prima incarnata nella produzione e nelle scelte anche di marketing di prodotto, quindi di realizzazione di prodotti che fossero effettivamente sostenibili, e poi ne abbiamo fatto anche un tema di divulgazione”

 

Tintori (Le Vie Del Tartufo): “Il tartufo viene trasformato nella sua interezza”

“Per noi la sostenibilità è sicuramente un elemento fondamentale, essendo il nostro business il tartufo, che è un prodotto 100% naturale. Una delle azioni più importanti che mettiamo in campo è quello del recupero delle acque superflue per irrigare i nostri 900.000 m² di tartufaie. Oltre a questo, chiaramente, nelle nostre tartufaie non utilizziamo alcun tipo di chimica o fertilizzante perché il tartufo è un prodotto che nasce spontaneo e quindi è assolutamente 100% sostenibile. L’ultimo passaggio è sicuramente nella trasformazione della materia prima, dove non viene sprecato nessun elemento e il prodotto viene trasformato nella sua interezza dalla A alla Z”. Con queste parole Daniele Tintori, Direttore Generale de Le Vie Del Tartufo, ha spiegato in che modo l’azienda da lui rappresentata a TuttoFood 2026 agisce in un’ottica di sostenibilità.

 

Gibbons (AIM): “Investire nelle rinnovabili per la transizione verso la sostenibilità”

“La sostenibilità è al centro di ciò che fanno i marchi. Abbiamo sviluppato e investito in ricerca e sviluppo nelle nostre industrie, nei nostri siti produttivi e nel nostro packaging nel corso dei decenni, e continuiamo a farlo. Siamo il terzo settore manifatturiero in Europa. Ci sono 166.000 aziende di beni di consumo di marca e, con la filiera estesa, si arriva a 300.000. Potete quindi immaginare l’impatto che i nostri investimenti possono avere sulla transizione sostenibile”. Così ha dichiarato a GEA Michelle Gibbons, direttrice AIM – European Brands Association, e ha aggiunto: “Tutte le nostre aziende stanno investendo e continuano a farlo, sia nelle energie rinnovabili — utilizzando l’idrogeno nelle fabbriche o l’energia solare — sia in tutti i diversi tipi di nuove tecnologie; questo processo è in corso da alcuni anni e proseguirà. Questi investimenti sono a lungo termine. Si pianificano questi investimenti con largo anticipo e non cambiano semplicemente con un mutamento di governo politico in un luogo diverso. Essi continuano e continueranno a investire e a crescere nella transizione verso la sostenibilità”.

 

Avigni (Casalasco): “Non si può guardare al futuro senza guardare alla terra”

“La nostra azienda nasce per la lavorazione e la trasformazione del pomodoro. Noi siamo i più grandi in Italia, da questo punto di vista, per la filiera integrata che abbiamo. Per noi è estremamente importante guardare al futuro e non si può pensare al futuro senza guardare alla terra dove tutto accade. Da questo punto di vista noi abbiamo iniziato molti anni fa con diversi interventi, partecipando alla SAI Platform e occupandoci fin da subito di certificazioni riguardanti la base agricola. Stiamo sempre più guardando a un detto riferito al maiale del quale  ‘non si butta via niente’: l’idea è di utilizzare tutto e quindi di non disperdere valore. Quindi, sia nella parte di lavorazione, facendo per esempio le polpe, le passate e quindi utilizzando il più possibile tutte le parti del pomodoro, sia in quelle che vengono poi scartate, perché per selezionare la polpa e fare un prodotto di qualità si devono scartare le bucce insieme ai semi del pomodoro. Ad oggi gli scarti li utilizziamo per l’alimentazione animale o  per la produzione di biogas. È proprio la valorizzazione di qualcosa che fa parte del nostro lavoro quotidiano”. Così Linda Avigni, Head of Innovation di Casalasco, ha spiegato ai giornalisti di GEA in che modo l’azienda pensa al futuro, nel rispetto dell’ambiente.

 

Berni (Consorzio Tutela Grana Padano): “Reflui trasformati in energia e sostenibilità per il territorio”

Era presente anche Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Tutela Grana Padano, all’evento TuttoFood 2026. Ai microfoni di Gea ha dichiarato: “Il Consorzio Grana Padano ha partecipato a quattro progetti del PNRR dove la sostenibilità era il focus principale: sostenibilità per quanto riguarda le emissioni, sostenibilità per quanto riguarda l’utilizzo dei reflui e delle deiezioni trasformati in energia e sostenibilità per quanto riguarda la gestione del territorio. In questo caso infatti le deiezioni, utilizzate in modo energetico, non vengono più disperse sul territorio. Quindi Grana Padano è certamente fiore all’occhiello per la sostenibilità, che è uno degli elementi fondamentali del nostro territorio e non potrebbe essere altrimenti, perché è il territorio in cui avviene tutto: si allevano le mucche, si allevano i foraggi, si trasforma il latte in Grana Padano, si stagiona il Grana Padano fino ai 20-24 mesi. Avviene tutto lì, quindi grandissimo rispetto del territorio che ci vede vivere, soggiornare e, quando Dio lo decide, anche cessare”.

 

Radicci (Caseificio Pugliese): “Attenzione a materia prima, benessere animale e sostenibilità”

“La nostra azienda Casa Radicci è sempre stata molto attenta alla sostenibilità.  In questo ambito non possiamo che partire dalla materia prima: utilizziamo solo latte piemontese. Noi abbiamo uno special agreement con i nostri conferenti e da sempre, appunto, utilizziamo solo latte locale. Questo che cosa ci garantisce? Sicuramente un controllo asseverato e certificato sulla filiera, una materia prima eccellente e che si riverbera ovviamente anche sul prodotto finito, e la possibilità anche di avere un controllo diretto sulla filiera a livello di chilometro zero, nel senso che nell’arco di 60-70 km raccogliamo tutto il latte e questo è sicuramente l’elemento fondamentale. Da sempre collaboriamo con i nostri conferenti anche in tema di benessere dell’animale: come viene nutrito, come viene allevato, come viene curato, per noi sono sempre stati elementi fondamentali”. Con queste parole Simona Radicci, Export and Corporate Communication Manager di Caseificio Pugliese ha spiegato a GEA l’attività dell’azienda.

In merito alla sostenibilità e all’accessibilità ha poi aggiunto che l’impresa si impegna nel “risparmio delle risorse idriche, o quantomeno nella razionalizzazione delle risorse anche attraverso nuovi impianti di ultima generazione di filtraggio e microfiltraggio, l’utilizzo di pannelli solari, nell’utilizzo di recupero anche di gas, razionalizzando bene le quantità e la qualità”.

“Abbiamo collaborato con l’Associazione Italiana degli Ipovedenti e siamo stati una delle primissime aziende in Italia con scrittura Braille sulle confezioni. Ci teniamo ad avere un’anima più sostenibile e più sensibile alle problematiche comuni e sempre attuali”, ha concluso Simona Radicci.