I membri della Convenzione per la diversità biologica (CBD) dell’Onu sono riuniti a Ginevra per la stesura di un testo congiunto volto a proteggere la natura – con un limite temporale fissato al 2050 (tappa intermedia al 2030) – che sarà adottato dalla Cop15 per la biodiversità entro quest’anno.
Nel 2010 i circa 200 Stati che compongono la Convenzione avevano ideato il Piano strategico per la biodiversità 2011-2020, composto da 20 obiettivi (chiamati anche Aichi Targets, dal nome del luogo in cui si era svolto il summit); a 12 anni di distanza, però, i risultati raggiunti non sono soddisfacenti. Questo fallimento si spiega principalmente con “una mancanza di volontà politica, a cui i membri (della Convenzione) non hanno dato priorità”, spiega ad AFP Anna Heslop, dell’ONG ClientEarth, che segue i negoziati a Ginevra. Gli obiettivi di Aichi, afferma, “non erano il problema”, ma lo è stato la mancanza “della loro attuazione. Non possiamo permetterci di essere dove siamo tra 10 anni”, avverte, perché la biodiversità sta scomparendo a un ritmo vertiginoso a causa della pressione dell’uomo.
“Ciò di cui abbiamo bisogno è un quadro migliore per incoraggiare i membri” della Convenzione “a pianificare, riferire (ciò che fanno) e una comunità internazionale che agisca. Mantenere uniti questi tre elementi è una sfida”, commenta un negoziatore di un Paese del nord. Attualmente, ogni Stato elabora il proprio piano nazionale per la biodiversità su basi diverse, rendendo difficili i confronti. Un altro elemento che rende complicato tenere il punto della situazione è che le relazioni che danno conto dei progressi compiuti vengono talvolta pubblicate in ritardo. A Ginevra, le delegazioni stanno lavorando allo sviluppo di indicatori comuni. “È utile armonizzare i formati di rendicontazione e gli NBSAP (National Biodiversity Strategies and Action Plans), per valutare più facilmente dove siamo a livello globale”, spiega Anna Heslop.
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