Vite in pericolo: in Somalia la carestia bussa alla porta

La Somalia è sull’orlo della peggiore carestia del decennio. Lo denuncia il capo dell’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite, in quello che definisce un “ultimo avvertimento” prima della catastrofe nel Paese del Corno d’Africa, afflitto da una storica siccità. “La carestia bussa alla porta. Questo è un ultimo avvertimento“, le parole di Martin Griffiths, capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), nel corso di una conferenza stampa a Mogadiscio. Gli ultimi dati, osserva, “mostrano indicazioni concrete che una carestia si verificherà tra ottobre e dicembre di quest’anno” in due distretti del sud del Paese, Baidoa e Buurhakaba. Arrivato in Somalia giovedì, si dice “profondamente scioccato dal livello di dolore e sofferenza che tanti somali stanno sopportando“, raccontando di aver visto “bambini così malnutriti da riuscire a malapena a parlare” durante una visita a Baidoa, l'”epicentro” dell’imminente disastro.

Queste condizioni estreme “probabilmente dureranno almeno fino a marzo 2023“, prevede. In tutto il Paese, un totale di 7,8 milioni di persone, ovvero quasi la metà della popolazione, sono colpite da una siccità storica, 213mila sono a grave rischio di fame, secondo i dati delle Nazioni Unite. La fame e la sete hanno gettato in strada un milione di persone dal 2021.

Scosso dalla violenta insurrezione degli islamisti radicali Shebab, il Paese sta vivendo la terza siccità in un decennio, ma quella attuale “ha superato le terribili siccità del 2010-2011 e del 2016-2017 in termini di durata e gravità“, ha stimato Ocha a luglio. Questa siccità è il risultato di una sequenza di quattro stagioni piovose consecutive scarse, mai viste da almeno 40 anni, a partire dalla fine del 2020. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), l’agenzia meteorologica delle Nazioni Unite, ha avvertito a fine agosto che anche la prossima stagione, prevista per ottobre e novembre, rischia di fallire.

La siccità ha decimato le mandrie, essenziali per la sopravvivenza della popolazione, così come i raccolti, già devastati da un’invasione di locuste che ha attraversato il Corno d’Africa tra la fine del 2019 e il 2021. E le conseguenze della pandemia di coronavirus hanno reso la vita di molti somali ancora più precaria. Negli ultimi mesi, poi, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha avuto ripercussioni drammatiche sulla Somalia, il cui approvvigionamento di grano dipendeva per il 90% da questi due Paesi. La consegna degli aiuti è impossibile anche in vaste aree rurali sotto il controllo degli Shebab, islamisti radicali affiliati ad Al-Qaeda che combattono il governo federale da 15 anni. “I mezzi a disposizione della popolazione per produrre cibo e guadagnare un reddito sono esauriti oltre ogni limite e un intervento su larga scala è urgentemente necessario per salvare vite umane ed evitare la carestia“, ha dichiarato l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).

Nel 2011-2012 la Somalia è stata colpita da una carestia che, secondo le stime, ha ucciso circa 260mila persone, metà delle quali erano bambini sotto i cinque anni. Tra luglio 2011 e febbraio 2012 è stato dichiarato lo stato di carestia in diverse aree del sud e del centro del Paese. Nel 2017 è stato evitato un nuovo disastro grazie alla tempestiva mobilitazione della comunità internazionale. Ma quest’anno, di fronte alla molteplicità delle emergenze umanitarie (Yemen, Afghanistan, Ucraina…), i numerosi appelli lanciati dalle ONG umanitarie e dalle agenzie ONU per evitare una tragedia – non solo in Somalia, ma in tutto il Corno d’Africa (Etiopia, Kenya) – hanno avuto scarsa eco. Alla fine di giugno, l’ONG Save The Children ha avvertito la comunità internazionale che in Somalia si stava “barcollando verso una carestia catastrofica”.

(photo credits: EDUARDO SOTERAS / AFP)

Nadia Bisson

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