L’aumento della temperatura farà nascere nuovi virus

La fuga dai loro ambienti a causa del cambiamento climatico verso zone più vivibili, avrà effetti devastanti sugli animali. La convivenza forzata tra diverse specie contribuirà a una maggiore diffusione di virus e, di conseguenza, il diffondersi di nuove malattie potenzialmente trasmissibili all’uomo. L’allarme arriva da uno studio pubblicato su Nature, realizzato dalla Georgetown Washington University e guidato dal biologo Gregory Albery.

Attraverso il controllo incrociato di modelli climatici, i dati sulla distruzione degli habitat naturali e sul modo in cui i virus si trasmettono da una specie all’altra, il lavoro traccia una traiettoria oscura per il futuro del pianeta entro il 2070. E irreversibile, anche limitando il riscaldamento a +2°C, sostengono gli autori.

La loro ricerca – che ha richiesto più di cinque anni di lavoro – ha scoperto un meccanismo per cui, per la prima volta, l’interruzione di un ecosistema e la trasmissione di malattie si intrecciano.

Gli scienziati hanno preso in considerazione 3.139 specie di mammiferi: questa classe di animali è quella che ospita il maggior numero di virus in grado di essere trasmessi all’uomo.

Sempre più specie animali abbandonano il loro habitat naturale, che si sta deteriorando sotto l’effetto dell’aumento delle temperature, della deforestazione, dell’ampliamento delle città e delle aree coltivate. Ma dove vanno? ‘Emigrano’ verso nuovi territori più favorevoli alla loro presenza, dove entrano in contatto con specie indigene o ‘rifugiate’ mai incontrate prima. Gli studiosi stimano che con questa redistribuzione geografica degli ecosistemi, potrebbero verificarsi più di 300mila “primi incontri” tra specie. Mescolandosi, questi mammiferi formeranno nuove comunità, terreno fertile per l’incrocio di infezioni virali.

Lo studio disegna una futura “rete” di virus che passano da specie a specie, diventando più resistenti man mano che il pianeta si riscalda. La previsione è di almeno 15.000 trasmissioni virali tra le specie.

Ruolo centrale è quello svolto dai pipistrelli: questi mammiferi sono infatti vettori di molti virus, che ospitano senza sviluppare la malattia, ma che possono infettare l’uomo. È il caso, ad esempio, dell’Ebola o della Sars. Alati, piccoli e veloci, i pipistrelli sono in grado di muoversi per tutto il pianeta e, quindi, di infettare un grande numero di specie incontrate per la prima volta.

Tante le domande che si sono fatte i ricercatori: quanti di questi virus raggiungeranno l’uomo? E quanti nuovi virus nasceranno? Difficile fare previsioni, ma gli studiosi hanno individuato le aree del pianeta in cui si concentrerà il maggior numero di specie animali: l’Africa tropicale e il Sudest asiatico, cioè dove – nel 2070 – ci sarà la densità di popolazione più alta del mondo. A rischio, soprattutto, saranno il Sahel, l’India, l’Indonesia, le Filippine e la Cina orientale. Il rischio, però, sarà alto anche nell’Europa centrale.

Nadia Bisson

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