Rapporto cambiamenti climatici-sindromi dissenteriche: Italia come case history

La dissenteria è, a livello globale, la seconda causa di morte per i bambini sotto i 5 anni. Con più di 500.000 decessi tra i più piccoli, solo la polmonite uccide di più ogni anno. E il cambiamento climatico, con l’aumento delle inondazioni e della siccità, minaccia i fragili progressi compiuti negli ultimi decenni per ridurre il peso di queste malattie. Insieme all’Amsterdam Institute of Global Health and Development, l’UMC di Amsterdam è alla guida di un consorzio globale, chiamato Springs, che sta studiando interventi mirati e che prevede il coinvolgimento anche dell’Italia, in modo particolare di Napoli.

L’IMPATTO DEL CLIMA. “Ci rendiamo conto che l’impatto dei cambiamenti climatici sulla trasmissione delle malattie dipende dall’interazione in costante cambiamento tra gli eventi climatici stessi, le vulnerabilità locali e l’esposizione ai microrganismi che causano le malattie”, afferma Vanessa Harris, assistente alla cattedra di salute globale presso l’UMC di Amsterdam. “Ad esempio, piogge improvvise e abbondanti possono far traboccare le fognature e contaminare le riserve d’acqua o l’aumento delle temperature può far sì che alcuni agenti patogeni vivano più a lungo al di fuori del corpo”, spiega l’esperta.

MAPPA DELLE AREE A RISCHIO. Per facilitare risposte politiche efficaci nei Paesi più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico, sono necessarie maggiori conoscenze. Per il consorzio di Harris, l’obiettivo iniziale è capire come l’impatto del cambiamento climatico sulle forniture idriche e sull’ambiente influirà sulla diffusione di agenti patogeni chiave e, quindi, sul rischio di contrarre malattie diarroiche. “Colmando questo divario di conoscenze, potremo mappare quali aree sono più a rischio e perché, consentendo alle comunità e ai responsabili politici di prepararsi e adattarsi a livello locale”, dice. “Lo faremo riunendo un’ampia gamma di scienziati – da esperti di clima e ingegneri ad antropologi, economisti sanitari ed esperti di salute pubblica – per poi utilizzare modelli su larga scala e casi di studio basati sulle comunità per descrivere le conseguenze dei cambiamenti climatici sull’incidenza delle malattie dissenteriche e identificare quali interventi locali saranno più efficaci in futuro”.

FOCUS SUL GHANA. Dzidzo Yirenya-Tawiah e Adelina Mensah, entrambi scienziati ambientali presso l’Università del Ghana, hanno condotto diversi studi a livello di comunità e hanno visto in prima persona gli effetti del cambiamento climatico sulla salute. “Molte delle nostre comunità di pescatori – dicono – sono esposte a frequenti inondazioni dovute all’innalzamento del livello del mare, alle mareggiate e alle precipitazioni irregolari, che a volte si verificano tutte nello stesso momento e hanno conseguenze devastanti sulle infrastrutture e sull’approvvigionamento idrico. La qualità delle acque superficiali e sotterranee è particolarmente compromessa a causa di vie sconosciute di trasmissione delle malattie. Con risorse alternative limitate, i rischi per la salute aumentano esponenzialmente”.

ITALIA COME CASO DI STUDIO. Il Ghana non è l’unico Paese in cui si svolgeranno gli studi di caso: il consorzio condurrà ricerche anche in Tanzania, Romania e Italia. In tutti e quattro i Paesi, i siti di studio sono stati scelti per la loro suscettibilità alle inondazioni e alla siccità. Tuttavia, ci sono anche caratteristiche individuali che forniranno al consorzio approfondimenti unici. Ad esempio, a Napoli, la vicinanza all’agricoltura e all’allevamento, unita all’invecchiamento delle infrastrutture idriche urbane, rappresenta un rischio aggiuntivo. Haydom, in Tanzania, è un ambiente estremamente rurale con alti tassi di malnutrizione e povertà e una maggiore esposizione all’insicurezza alimentare.

6,5 MILIONI DA PROGETTO HORIZON. Grazie a una sovvenzione Horizon del valore di 6,5 milioni di euro, il progetto elaborerà politiche concrete pronte per essere attuate. Il consorzio Springs è composto dall’UMC di Amsterdam, dall’AIGHD, dall’Istituto meteorologico norvegese, dall’Università della Virginia, dall’Università del Ghana, dalla London School of Health and Tropical Medicine, da Three o’Clock, dall’Università di Aarhus, dall’Istituto IHE di Delft per l’educazione all’acqua, dal Centro internazionale Abdus Salam per la fisica teorica, dalla Vrije Universiteit di Amsterdam, dall’Università di Napoli, dall’Haydom Lutheran Hospital, da AQUATIM, dall’Università di Bucarest e dall’Istituto nazionale olandese per la salute pubblica e l’ambiente (RIVM).

Elena Fois

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