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Dieci anni dal terremoto di Amatrice, Mattarella: “Ultimare ricostruzione”. Meloni: “Vinceremo la sfida”

Dieci anni dal 24 agosto 2016 e da quell’orario cerchiato in rosso: 3.36 di notte, quando la terra tremò nel cuore dell’Appennino centrale, lasciando dietro di sé macerie, silenzio e 299 vittime. Nel decennale del dramma che devastò Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, l’Italia intera si stringe nel ricordo, con le massime cariche istituzionali che tirano le somme di una ricostruzione complessa e ancora aperta. Un richiamo alla memoria e alla responsabilità condivisa arriva dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che ha definito quel sisma “una pagina drammatica della storia della Repubblica” e un “monito costante sulla necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento”. Lodando “lo spirito di solidarietà che unisce il popolo italiano” quale argine e resilienza contro le calamità, il Presidente della Repubblica ha ricordato che il risanamento “è un percorso che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile”. “Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016”, ha aggiunto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, oggi in visita nei luoghi colpiti. Ricordando la memoria delle 299 vittime, la premier ha sottolineato come, nonostante i troppi rinvii del passato, “i dati testimoniano che la direzione è cambiata” per vincere definitivamente “la sfida della rinascita dell’Appennino centrale”.

Accanto al Capo dello Stato e alla premier, gran parte della squadra di governo ha fatto sentire la propria voce. Per il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin la ricostruzione resta “un’opera complessa e fondamentale, che non riguarda soltanto la ricostruzione materiale, ma anche la necessità di restituire vitalità al tessuto economico e sociale”. Posizione simile per il titolare della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, secondo cui la memoria “significa custodire il ricordo di chi non c’è più e continuare a lavorare affinché sicurezza, prevenzione e vicinanza dello Stato restino un impegno concreto”. Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile, ha ammonito che “la lezione più importante resta quella della prevenzione”, mentre Marina Calderone del Lavoro ha ricordato che “non c’è vera ricostruzione senza tutela dell’occupazione e sicurezza nei cantieri”. Dalla Farnesina, Antonio Tajani ha esortato a “non fare propaganda o demagogia sulla pelle di chi ha sofferto”. Mentre il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha ricordato come il patrimonio culturale rappresenti “un presidio dell’identità collettiva”, restituire luoghi di culto e monumenti significa “ricomporre legami e rinsaldare il senso di appartenenza” per accompagnare la rinascita delle comunità colpite.

La riflessione si allarga poi ai ritardi e alle sfide ancora aperte. Il commissario straordinario Guido Castelli ha ricordato che “burocrazia, Covid e bonus 110%” hanno frenato la marcia, sebbene oggi la ricostruzione proceda a ritmi diversi. Anche la Chiesa, col cardinale Matteo Zuppi, ha ammonito che servono risposte concrete, quindi “lavoro, non promesse”, sottolineando il dramma strettamente collegato dello spopolamento delle aree interne. Un appello condiviso anche dal sindacato: per la Uil, con Vera Buonomo, la rinascita deve garantire “sicurezza, qualità del lavoro e regole ferree nei cantieri”, affinché i fondi si traducano in futuro e coesione sociale per l’Appennino. Per la prevenzione, l’INGV ha sottolineato che, pur avendo localizzato oltre 150.000 terremoti in un decennio e migliorato le reti di monitoraggio, occorre utilizzare la conoscenza per ridurre la vulnerabilità strutturale. Dal canto loro, Confedilizia e Confcommercio hanno invocato una revisione degli incentivi edilizi per la sicurezza sismica e un’accelerazione per rilanciare economia e turismo. Infine, Uncem e il Cnre hanno sollecitato risposte rapide e modelli di ricostruzione ecologica e innovativa per scongiurare lo spopolamento delle aree interne.

Il decennale ha acceso il confronto anche in Parlamento. Dalle file di Fratelli d’Italia, il questore della Camera Paolo Trancassini ha ribadito che “Amatrice non è solo il ricordo di una tragedia, ma una terra che vuole e deve tornare a guardare avanti”, mentre la deputata Beatriz Colombo ha rivendicato il “cambio di passo decisivo” impresso dal Governo con la legge quadro sulla ricostruzione. Contrarie le opposizioni: per la segretaria del Pd Elly Schlein “la memoria è anche impegno per non lasciare indietro le comunità”, mentre la capogruppo dem Chiara Braga ha avvertito che “non serve la propaganda, ma servono sanità, scuole e trasporti per evitare di ricostruire borghi vuoti”. Dello stesso tenore la deputata M5S Ilaria Fontana, che ha chiesto “risorse e cronoprogrammi certi”.

Elena Fois

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