Crescita globale in crisi, FMI: “Non dimenticare emergenza climatica”

Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le sue stime sulla crescita dell’economia della zona euro a causa della guerra in Ucraina, alle sue porte: la perdita è di più di un punto di Pil nel 2022. L’FMI si aspetta una crescita del 2,8% nei paesi dell’eurozona, un serio rallentamento dopo il 3,9% che aveva previsto a gennaio e il 4,3% che aveva delineato a ottobre. “Questa è una delle più significative revisioni al ribasso delle nostre aspettative”, ha detto il nuovo capo economista del FMI, Pierre-Olivier Gourinchas, in occasione della pubblicazione delle previsioni economiche di primavera dal titolo ‘La guerra frena la ripresa globale’. “I principali canali attraverso i quali la guerra in Ucraina e le sanzioni economiche imposte alla Russia stanno influenzando l’economia della zona euro sono l’aumento globale dei prezzi dell’energia e la sicurezza energetica”, ha scritto l’istituzione di Washington nel suo rapporto. Senza risparmiare l’Italia, per cui le stime prevedono una crescita del Pil di 2,3% nel 2022 (1,5 punti in meno rispetto alle previsioni di gennaio) e di 1,7% nel 2023 (0,5 punti in meno di gennaio).

INFLAZIONE RECORD

Quasi due mesi dopo l’inizio del conflitto, la guerra in Ucraina mantiene i prezzi alti: il petrolio rimane sopra i 100 dollari al barile dopo aver raggiunto i massimi storici a marzo, un mese in cui gas, grano, alluminio, nichel e altre materie prime sono saliti a livelli record, portando l’inflazione europea a un 7,5% senza precedenti. Non tutti gli stati soffriranno allo stesso modo dello shock economico della guerra, ha avvertito martedì l’FMI. Quelli con “settori manifatturieri relativamente grandi e maggiore dipendenza dall’energia russa” soffriranno di più, guidati da Italia e Germania, a cui Mosca fornisce molto gas. Gli effetti della guerra sull’economia europea potrebbero anche peggiorare, dice Pierre-Olivier Gourinchas, per esempio se le sanzioni economiche occidentali dovessero essere ulteriormente inasprite contro Mosca. “Ci sarebbe allora una riduzione ancora maggiore dell’attività economica nella zona euro, dell’ordine del 3% entro la fine del 2023”, dice.

RISCHIO DISORDINI SOCIALI

Poiché la Russia è uno dei principali fornitori di petrolio, gas e metalli, e, insieme all’Ucraina, di grano e mais, l’attuale e previsto calo dell’offerta di queste materie prime ha già spinto i loro prezzi verso l’alto. Europa, Caucaso e Asia centrale, Medio Oriente Medio Oriente e Nord Africa e Africa sub-sahariana sono i più colpiti. Gli aumenti dei prezzi di cibo e carburante colpiranno le famiglie a basso reddito in tutto il mondo, comprese Americhe e Asia”, afferma Pierre-Olivier Gourinchas. Le carenze di approvvigionamento legate alla guerra, aggiunge, amplificheranno le pressioni sulle economie, “in particolare attraverso l’aumento del prezzo dell’energia, dei metalli e del cibo. Anche se ci si aspetta che i colli di bottiglia alla fine si attenuino con la delocalizzazione della produzione, le carenze di fornitura in alcuni settori dovrebbero durare fino al 2023. Di conseguenza, si prevede che l’inflazione rimanga elevata molto più a lungo che nella nostra precedente previsione” e “in molti Paesi, l’inflazione è diventata una preoccupazione”. Con un problema ancor maggiore all’orizzonte: “Nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo, gli aumenti dei prezzi di cibo e carburante potrebbero aumentare significativamente il rischio di disordini sociali”.

TRANSIZIONE VERDE

Nonostante la situazione critica, secondo l’FMI non si può dimenticare la crisi climatica, perché “l’erosione dello spazio fiscale rende più difficile investire nella transizione climatica, mentre i ritardi nell’affrontare la crisi climatica rendono le economie più vulnerabili agli aumenti di prezzo delle materie prime, il che alimenta l’inflazione e l’instabilità economica”. Per questo motivo “sul fronte del clima è imperativo colmare il divario tra le ambizioni dichiarate e le azioni politiche. Un prezzo minimo internazionale del carbonio differenziato in base ai livelli di reddito dei Paesi e iniziative finanziarie multilaterali saranno necessarie per coordinare gli sforzi nazionali volti a ridurre i rischi di eventi climatici catastrofici”. Ecco che, quindi, pur concentrandosi sull’impatto della guerra e della pandemia, i responsabili politici dovranno mantenere l’attenzione “su obiettivi a più lungo termine. Questo include la riqualificazione dei lavoratori per la trasformazione digitale in corso, mentre si facilita la trasformazione del mercato del lavoro necessaria per raggiungere le emissioni nette zero. Un approccio globale che combina la fissazione del prezzo del carbonio, l’investimento nelle energie rinnovabili e la compensazione per coloro che sono stati colpiti dalla transizione può aiutare ad accelerare la necessaria transizione verde”.

Nadia Bisson

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