Dazi, Ue verso intesa al 15% con Usa. Ma Paesi preparano contromisure e guardano a bazooka

Dopo il Giappone, anche l’Unione europea va verso il 15% nella trattativa con gli Stati Uniti d’America sui dazi commerciali e la partita starebbe per chiudersi. Intanto, a Bruxelles, a quanto si apprende da fonti diplomatiche Ue, la situazione attuale sul tavolo prevede una percentuale base del 15% – inclusa la clausola di Nazione più favorita (Npf) che corrisponde a una media del 4,8% per gli scambi commerciali tra Ue e Usa – con alcune esenzioni ancora da definire. L’Ue potrebbe a sua volta ridurre i suoi dazi a livello di Npf, dunque al 4,8%, o allo 0% per alcuni prodotti nell’ambito dell’accordo. “La decisione finale spetta al presidente Usa, Donald Trump”, spiegano le fonti.

Nel frattempo, rispetto alle contromisure che Bruxelles sta affilando, il portavoce della Commissione europea responsabile per il Commercio, Olof Gill, ha spiegato che l’esecutivo ha deciso di accorpare i due elenchi in uno solo, che resterebbe sospeso fino al 7 agosto: il primo, in risposta ai dazi Usa del 25% (poi saliti al 50%) su acciaio e alluminio, che colpisce 21 miliardi di euro di prodotti Usa e che è in stand-by; il secondo, in risposta alle imposte doganali reciproche, che mira a 72 miliardi di beni a stelle e strisce e che è in fase di definizione. Dunque, un totale di 93 miliardi di euro di prodotti statunitensi che verrebbero colpiti con tariffe fino al 30%, in risposta alla lettera con cui Trump ha annunciato la stessa percentuale sulle merci europee a partire dal primo agosto dazi.

“Sebbene la nostra priorità siano i negoziati, continuiamo parallelamente a prepararci a tutti gli esiti, comprese eventuali contromisure aggiuntive. Per rendere le nostre contromisure più chiare, semplici e più efficaci, uniremo le liste 1 e 2 in una unica che non entrerà in vigore prima del 07 agosto e la sottoporremo agli Stati membri per l’approvazione”, ha annunciato Gill. E proprio giovedì i Ventisette voteranno, nel comitato per le barriere commerciali dell’Ue – un organismo della comitologia Ue che prevede che la Commissione consulti i Paesi prima di adottare un atto di esecuzione – la lista unica di misure Ue da 93 miliardi di euro, “con dazi fino al 30%, in linea con quelli degli Stati Uniti”.

Il portavoce della Commissione ha comunque ribadito che “l’obiettivo principale dell’Ue è raggiungere un risultato negoziato con gli Stati Uniti” e che “sono in corso intensi contatti a livello tecnico e politico”, con il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, che nel pomeriggio di mercoledì ha avuto un confronto con il Segretario Usa al Commercio, Howard Lutnick, e con la Commissione che, in una riunione dei Ventisette ambasciatori dei Paesi membri (Coreper) ha informato gli Stati Ue sullo stato del percorso.

Ma i Paesi guardano anche al futuro e rispetto al possibile impiego dello Strumento Anti-Coercizione (Aci), ribattezzato ‘bazooka’, fonti diplomatiche registrano che “l’umore è cambiato” tra i Paesi membri, dopo la minaccia di Trump di dazi del 30%. Tanto che ora, in caso di mancato accordo, “sembra esserci un ampio voto a maggioranza qualificata per stabilire l’anticoercizione”. Su questo punto, la Commissione ha condiviso una scheda informativa sui passi da intraprendere in preparazione al processo Aci. Mentre, per ora, “solo la Francia ha chiesto l’immediata istituzione” dello strumento che permette di imporre restrizioni all’importazione e all’esportazione di beni e servizi, ma anche di diritti di proprietà intellettuale e investimenti esteri diretti. Inoltre, l’Aci consente l’imposizione di diverse restrizioni all’accesso al mercato dell’Ue, in particolare agli appalti pubblici, nonché all’immissione sul mercato di prodotti soggetti a norme chimiche e sanitarie.

Elena Fois

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