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Ex Ilva, termine offerte slitta al 26 settembre. Sindacati: “Urgente tavolo a Palazzo Chigi”

L’uscita di scena di Baku Steel non è un fulmine a ciel sereno, ma un bel problema di sicuro. Il futuro dell’ex Ilva dipende ora dalla prossima gara, cui prenderanno parte Jindal e il fondo americano Bedrock, che avranno a disposizione una decina di giorni in più per mettere insieme la documentazione utile al bando. I commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e Ilva, infatti, “come richiesto dai soggetti proponenti” allargano i termini entro cui presentare le offerte vincolanti per la cessione dei complessi aziendali, passando dal 15 settembre al 26 settembre. “La decisione è stata assunta con l’obiettivo di consentire ai proponenti di completare la documentazione necessaria, nel pieno rispetto dei principi di trasparenza e parità di trattamento tra gli operatori coinvolti”, spiegano.

La decisione è parsa subito l’unica possibile. Anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ne è consapevole, al punto che già giovedì pomeriggio, a margine del question time in Senato, ha praticamente preconizzato quello che è accaduto meno di 24 ore dopo. “Le condizioni che abbiamo posto per la piena decarbonizzazione nel più breve tempo possibile sono stringenti” oltre al fatto che chiunque voglia rilevare lo stabilimento di Taranto deve prendere atto “necessariamente che non ci sarà una nave rigassificatrice a dare il gas necessario, pur realizzando il polo del preridotto a Taranto”.

Nel frattempo, tra i lavoratori, si riaffacciano con forza i pensieri di sventura. Se all’esito della prima gara, quella vinta dagli azeri, la cui offerta era risultata la più attendibile, sembravano potersi aprire spiragli di luce sul futuro degli stabilimenti, dopo l’incendio dell’Altoforno, i sigilli della magistratura e l’Aia che tardava ad arrivare, i primi segnali di insofferenza provenienti da Baku avevano provveduto a ritappare la luce in fondo al tunnel. Adesso, con gli ultimi sviluppi della vicenda e un piano di decarbonizzazione che diventa indispensabile ma sempre più dispendioso, la faccenda si complica ulteriormente. Ragion per cui i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella, hanno chiesto nuovamente al governo un confronto. “Alla luce di un quadro di sempre maggiori criticità ed incertezze relative al piano di salvataggio dell’ex Ilva, alla decarbonizzazione, al continuo rinvio del bando di gara senza alcuna spiegazione valida e preventiva e ai drammatici effetti sociali ed occupazionali” scrivono i leader metalmeccanici, chiedendo “con urgenza la convocazione del tavolo permanente presso la Presidenza del Consiglio”, non al Mimit.

In attesa della risposta di Palazzo Chigi, dall’esecutivo arriva intanto un segnale sulla Cigs. Il ministero del Lavoro, infatti, cambia nuovamente data per la riunione con i sindacati sulla Cassa integrazione straordinaria dei lavoratori di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, anticipata dal 30 al 18 settembre, alle ore 15.30. Se a via Giulia si trovasse un accordo sarebbe una boccata di ossigeno importante in uno scenario che torna a essere dominato dall’incertezza.

Elena Fois

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