Prezzi alimentari ai massimi da 3 anni: grano, olio e zucchero riaccendono inflazione

I prezzi mondiali delle principali materie prime alimentari tornano a salire e raggiungono il livello più alto da oltre tre anni. A luglio l’indice Fao dei prezzi alimentari si è attestato a 131,1 punti, in aumento dello 0,6% rispetto a giugno e al primo rialzo dopo tre mesi consecutivi di calo. Il dato resta ancora lontano dai massimi della crisi alimentare del 2022, ma segnala un nuovo aumento delle pressioni sui mercati internazionali, sostenuto soprattutto da cereali, oli vegetali e zucchero. Su base annua l’indice risulta superiore dell’1%, ma è ancora inferiore di 29,1 punti, pari al 18,2%, rispetto al picco raggiunto nel marzo 2022.

La distanza dai livelli record evita di parlare di una nuova emergenza alimentare, ma la dinamica delle singole componenti mostra un ritorno dei fattori di rischio che negli ultimi anni avevano alimentato la volatilità dei prezzi: clima, tensioni geopolitiche, energia e difficoltà logistiche.

A guidare il rialzo sono soprattutto i cereali. L’indice Fao relativo al comparto è salito a 113,8 punti, con un incremento del 3,4% su base mensile e del 6,9% rispetto a luglio 2025. Il mercato del grano è stato il principale motore della crescita, con quotazioni internazionali aumentate del 5,8% in un solo mese e ormai superiori del 9,9% rispetto a un anno fa. A pesare sono le preoccupazioni sulla continuità delle esportazioni dal Mar Nero, ancora condizionate dalle tensioni geopolitiche e dai danni alle infrastrutture di esportazione.

A questo si aggiungono gli effetti delle ondate di calore che hanno colpito diversi Paesi produttori, aumentando i timori sulle rese agricole. In rialzo anche il mais, cresciuto del 3,6% rispetto a giugno. Le quotazioni hanno risentito delle condizioni climatiche nella Corn Belt statunitense, dove caldo e siccità hanno alimentato dubbi sulle prospettive produttive. Anche l’aumento dei prezzi energetici ha contribuito a sostenere il mercato, attraverso il legame tra costi agricoli, carburanti e domanda di biocarburanti.

Il comparto più sensibile per i mercati resta però quello degli oli vegetali. L’indice Fao è salito a 195,7 punti, il livello più elevato dal giugno 2022, con una crescita del 2% mensile. Il rialzo è stato trainato soprattutto dall’olio di palma e dall’olio di soia. Nel primo caso ha inciso la forte domanda del settore biodiesel in Indonesia, insieme al recupero del petrolio; per la soia hanno pesato gli acquisti internazionali e la maggiore competitività sui mercati globali. Proprio il legame tra oli vegetali ed energia rappresenta uno dei nodi più rilevanti per le prospettive future. L’aumento dell’utilizzo di alcune materie prime agricole per la produzione di biocarburanti crea infatti una competizione crescente tra domanda alimentare e domanda energetica, rendendo i prezzi più esposti anche alle oscillazioni del mercato petrolifero.

Anche lo zucchero ha registrato un forte recupero, con un aumento del 5,6% rispetto a giugno, sebbene le quotazioni restino inferiori dell’8% su base annua. A sostenere il mercato sono i timori legati al caldo e alla siccità nell’Unione europea e in Asia, oltre alle aspettative su una maggiore domanda di etanolo in Brasile, che potrebbe ridurre la disponibilità di canna da zucchero destinata alla produzione alimentare.

Di segno opposto carne e lattiero-caseari. L’indice Fao della carne è sceso del 2,8% a luglio, segnando la prima flessione mensile dell’anno, frenato dall’aumento dell’offerta di pollame e carne suina e dalla debolezza della domanda asiatica per la carne bovina. In controtendenza solo la carne ovina, che ha raggiunto nuovi massimi per la scarsità dell’offerta esportabile dall’Oceania. Continua inoltre la correzione dei prodotti lattiero-caseari, con l’indice in calo dello 0,7% e ai minimi da ottobre 2023. A trascinare verso il basso il comparto sono stati soprattutto burro e latte in polvere, mentre i formaggi hanno registrato un primo recupero dopo mesi di debolezza.

Elena Fois

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